Arredi e complementi artigianali

Bau Design è specializzata nella produzione di arredi luxury e creativi, e propone una ampia gamma di arredi e complementi in grado di valorizzare con eleganza e ricercatezza ogni ambiente di casa.

Artigianato creativo e moderno

Parliamo dunque di autentici prodotti d’artigianato come ad esempio splendidi tavoli,  mobili quadro,  specchiere,  sedute e lampade. Il risultato è un assortimento veramente vasto di splendidi oggetti che si adattano perfettamente al tipo di contesto nel quale vengono inseriti,  valorizzandolo al meglio ed esaltando anche gli arredi presenti nelle vicinanze.

Gli artigiani di Bau Design sono sempre lieti di ascoltare i clienti e le loro necessità di arredo,  fieri del fatto che i propri arredi diventino spesso delle vere e proprie opere artigianali in grado di catturare gli sguardi dei visitatori e stupirli piacevolmente.

Se stai pensando dunque di impreziosire un ambiente di casa con un arredo luxury o complemento realmente in grado di testimoniare tutta l’artigianalità e la manualità di chi lo ha creato,  gli arredi Bau Design fanno al caso tuo.

Una soluzione per ogni ambiente di casa

Sia che tu abbia bisogno di un complemento per valorizzare la zona living  (è questo il caso delle bellissime specchiere o sedute ad esempio),  sia che tu abbia bisogno di un complemento particolare da inserire nella zona notte o in cucina,  qui potrai trovare ciò di cui hai bisogno e stupire i visitatori con degli arredi di lusso finemente decorati e destinati per questo a durare nel tempo.

Chiunque osserverà questi bellissimi oggetti in casa tua avrà immediatamente la percezione di trovarsi principalmente davanti un’opera d’arte, più che di un elemento d’arredo. L’aspetto relativo al prestigio è dunque non in secondo piano rispetto a quello prettamente funzionale, ma viaggiano insieme e si intrecciano perfettamente per dare vita a delle creazioni apprezzate ed esportate in tutto il mondo.

Creare l’atmosfera nel tuo giardino

Esistono diverse cose che puoi fare per rendere il tuo giardino uno spazio ancora più bello da vivere, giorno dopo giorno. Molte di queste sono realizzabili in poco tempo e non richiedono particolari competenze da parte tua. Vediamone insieme qualcuna.

L’illuminazione

Potresti non averci mai pensato, ma avere una illuminazione adeguata in giardino ti consentirebbe di poter trascorrere più tempo in questo ambiente così bello anche di sera, soprattutto in estate. Esistono tantissimi modelli di luci (anche a led) che possono aiutarti ad illuminare a dovere il tuo giardino mantenendo bassi i consumi.

Un giardino infatti, non va goduto solo durante le ore in cui c’è la luce naturale del sole, ma anche nel momento in cui giunge la sera. Ecco perché è necessaria un’adeguata illuminazione, chiaramente evitando spese inutili. Nulla infatti è più bello di una cena in giardino in estate, dato che qui la temperatura è sicuramente più fresca rispetto il resto della casa.

Considera che non avrai bisogno di una unica fonte principale di luce ma anche di illuminazione accessoria per evitare che possano formarsi dei punti ciechi. Quello dell’illuminazione è uno dei più importanti aspetti nell’ambito della progettazione giardini, in quanto è bene portare i punti luce laddove servono per tempo.

Il sistema di irrigazione

Così come per la luce, anche il sistema di irrigazione va definito in anticipo: bisogna installare l’impianto (meglio se automatizzato) che sia commisurato alle esigenze del prato o delle specie che avrai deciso di piantumare. Esistono sistemi di irrigazione a goccia o a pioggia, e dunque perfettamente in grado di adattarsi ad ogni tipo di necessità, e soluzioni funzionali per ogni giardino o spazio verde.

Le personalizzazioni

Per rendere il tuo giardino una vera espressione della tua personalità e del modo in cui intendi vivere questo spazio, non possono mancare alcuni elementi che ti consentono di personalizzarlo. Dai complementi d’arredo ai giochi d’acqua, passando per le casette, la scelta è davvero ampia e basta dare spazio alla fantasia per individuare quelle soluzioni in grado di stupire gli amici.

Più controllo e sicurezza in azienda grazie ai badge

Oggi sono sempre più le aziende che decidono di adottare delle soluzioni adeguate per riuscire a controllare l’ingresso e l’uscita dei lavoratori dalla sede aziendale. Le ragioni sono da ricercare nella salvaguardia del patrimonio aziendale da eventuali intrusioni inopportune, volte a danneggiare o sottrarre dispositivi e apparecchiature che hanno un certo costo, ma anche nell’ottica di fornire maggiore sicurezza ai dipendenti stessi.

Una soluzione che garantisce controllo e sicurezza

Grazie ai rilevatori di presente infatti, e in particolar modo grazie ai moderni badge timbratura, non solo è possibile impedire l’accesso all’interno dei locali aziendali a tutti coloro i quali non sono autorizzati, ma è anche possibile sapere in ogni momento quanti lavoratori sono presenti all’interno della sede aziendale ed in quale area si trovano esattamente.

Ciò è particolarmente di rilievo in occasioni quali calamità o emergenze che necessitano una immediata evacuazione dalla struttura: pensiamo ad esempio ad un incendio in corso, momento in cui diventa fondamentale sapere quante persone esattamente si trovano ancora all’interno dell’edificio così da poter facilitare anche il lavoro dei soccorritori.

Parliamo dunque di una tecnologia che è in grado sia di preservare quello che è il patrimonio aziendale, ma anche di tutelare l’incolumità dei dipendenti e facilitare le operazioni di soccorso in caso di emergenza. I timbracartellini commercializzati da Cotini srl rappresentano l’avanguardia del settore, e consentono di innalzare notevolmente il livello di sicurezza di ogni tipo di edificio andando così a soddisfare anche diverse norme inerenti la sicurezza sul lavoro.

Ampia possibilità di personalizzazione

È possibile scegliere tra badge magnetici e di prossimità in base alle proprie esigenze, ed è sempre possibile personalizzare i badge mediante un numero progressivo stampato sul badge stesso, o direttamente apporvi il logo aziendale, la ragione sociale nonché la foto di ciascun dipendente. È possibile infine associare i badge a dei pratici portabadge che consentono di averlo sempre a portata di mano ed evitare di perderlo, poggiandolo distrattamente o al tempo stesso evitare di dimenticarlo a casa o in auto.

Attrezzature per Area Giochi e Gonfiabili

Go Leisure è una azienda che da oltre 20 anni si occupa della produzione di giochi e attrezzature per allestire spazi ludici, sia interni che esterni. La qualità dei materiali e la cura impiegata durante ogni fase di lavorazione, fanno si che i gonfiabili Go Leisure e tutti gli altri prodotti commercializzati da questa importante realtà rispondano perfettamente a tutti gli standard di sicurezza da adottare, considerando che i fruitori delle attrezzature saranno bambini. In particolare parliamo di giochi gonfiabili di qualsiasi tipologia e adatti a qualsiasi tipo di utilizzo: dai divertentissimi e coloratissimi saltarini ai classici scivoli d’acqua, dalle piramidi da “scalare” al calcio balilla umano, dalla nave dei pirati ai percorsi gonfiabili tutti da giocare. Questi sono soltanto alcuni esempi delle bellissime attrezzature prodotte da Go Leisure, che vi consentiranno di rendere il vostro parco giochi o area ludica uno spazio assolutamente diverso da ciò che si vede solitamente in giro, decisamente più attraente per i bambini e al tempo stesso molto più sicuro. Soluzioni innovative dunque, dal design accattivante e assolutamente sicure per i piccoli fruitori, questo mix è alla base del successo di questa importante azienda. Lo staff sarà inoltre lieto di aiutarti ad individuare la soluzione più adatta a soddisfare le tue esigenze, sulla base della superficie a disposizione. Ti sarà possibile inviare la piantina degli spazi che ospiteranno i prodotti per il gioco e Go Leisure si occuperà di mettere direttamente a punto il progetto perfetto per valorizzare l’area di cui disponi, fase alla quale seguirà un sopralluogo che precede l’inizio effettivo della realizzazione dell’attrezzatura da te prescelta. Anche le fasi di messa in opera saranno gestite direttamente da Go Leisure, che per mezzo dei suoi tecnici specializzati ti consegnerà il prodotto già posizionato e pronto all’utilizzo, per la gioia dei bimbi. Contatta Go Leisure per qualsiasi richiesta o informazione al numero +390392497489.

Acqua pura e personalizzata grazie ai dispenser ufficio IWM

Offrire a tutti la possibilità di potersi dissetare durante l’orario di lavoro, così come al termine di una seduta di palestra o magari all’interno di una sala d’attesa mentre si attende di essere ricevuti, è molto importante ed è una grande testimonianza di attenzione nei confronti dei dipendenti o della propria utenza. Ecco perchè sono sempre di più le aziende che decidono di provvedere ad offrire questo servizio e migliorare così le condizioni dei lavoratori o comunque rendere più piacevole la permanenza di clienti ed utenti all’interno della propria struttura. Se fino a qualche anno fa si ricorreva ai classici boccioni d’acqua, oggi si preferisce puntare sui dispenser d’acqua per l’ufficio, come i vari modelli proposti da IWM i quali trattano l’acqua di rubinetto rendendola ancora più pura migliorandone anche il sapore. Le ragioni che spingono le aziende ad adottare questa soluzione sono da ricercare sia nella qualità dell’acqua che nel costo di approvvigionamento, due argomenti sicuramente interessanti e che meritano grande attenzione per ovvi motivi.

L’acqua del rubinetto infatti, è già salutare di suo in quanto controllata dalle società locali che si occupano della gestione dell’acqua. Grazie ai dispenser ad osmosi inversa IWM, è possibile trattare l’acqua del rubinetto e renderla ancora più cristallina, con la certezza di bere un’acqua decisamente più salutare rispetto quella dei boccioni. Inoltre il costo al litro dell’acqua di rubinetto è decisamente più basso rispetto qualsiasi altra fonte di approvvigionamento, ma i vantaggi non sono finiti qua. Si perché i dispenser acqua IWM per l’ufficio consentono di avere acqua fredda e calda in base alle proprie necessità, ma anche la possibilità di avere dell’acqua gasata o del ghiaccio a piacimento. Non solo un’acqua sicura e bilanciata dunque, ma soprattutto un’acqua personalizzata in base al gusto e alle abitudini di ciascuno.

Pedrazzini Arreda | Cucine a Milano

La cucina è uno degli ambienti più importanti di casa: a tavola ci si confronta, si sperimentano piatti nuovi, si fanno accomodare gli ospiti e si studiano nuove ricette. È probabilmente la zona della casa in cui trascorriamo la maggior parte del nostro tempo ed è per questo che teniamo così tanto al suo design, alla perfezione delle forme, dei colori nell’insieme ma soprattutto alla sua funzionalità. Rinnovare la cucina è un must per chi si rende conto di averne una non in grado di comunicare qualcosa di noi a chi viene a farci visita, magari anche poco pratica e ormai poco fruibile. La soluzione più adatta per una cucina bella da vivere e assolutamente personalizzabile è Pedrazzini Arreda, azienda che da 60 anni si occupa della vendita cucine Milano  ed è esclusivista di zona dei marchi Veneta Cucine e Arredo 3. Questa importante realtà del territorio offre una vasta selezione di modelli tra i quali poter scegliere, sia moderni che classici, e da visionare personalmente nello showroom recentemente rinnovato.

Tutte le cucine Pedrazzini Arreda sono personalizzabili a piacimento, in base al proprio gusto o abitudini. Sia i piani di lavoro dunque, così come le ante e gli elettrodomestici possono essere scelti sulla base delle preferenze individuali, per una cucina che sarà veramente personalizzata e quindi in grado di raccontare agli ospiti qualcosa di noi. Gli interior designer saranno in grado di mostrarvi una fedele anteprima della vostra nuova cucina, così come sarà all’interno di casa vostra, grazie ai più moderni programmi di progettazione tridimensionale. Sarete seguiti infine durante l’arco dell’intero processo realizzativo della vostra nuova cucina: dalle fasi di progetto a quella di assistenza alle imprese che si occuperanno di eventuali ristrutturazioni dei locali, dal trasporto al montaggio che sarà operato da montatori e falegnami con grande esperienza nel settore. Non ti rimane che visitare il nostro showroom sito in Via Leone Tolstoi 81 a San Giuliano Milanese , Milano.

Produzione industriale lombarda: +2,5% nel terzo trimestre

Dall’indagine congiunturale di Unioncamere Lombardia relativa al terzo trimestre 2021 emerge che la produzione industriale lombarda cresce del +2,5% congiunturale, e l’indice Unioncamere Lombardia raggiunge un nuovo punto di massimo storico (118,2). Questo, grazie all’incremento sullo stesso periodo del 2020 (+12,0%) e sullo stesso trimestre 2019 (+6,2%). Al recupero produttivo fanno da traino gli ordini domestici (+3,0% congiunturale) e quelli esteri (+1,3%), che rimangono sopra i livelli pre-crisi, ma agganciano la ripresa anche le aziende artigiane manifatturiere, con un incremento congiunturale della produzione del +4,7%, e una crescita tendenziale del +9,4%. Il comparto artigiano riesce così a finalmente a recuperare i livelli pre-crisi, registrando un +3,6% rispetto allo stesso trimestre 2019.

Le dinamiche per i settori dell’industria
A eccezione dell’abbigliamento e del tessile tutti i settori nell’industria registrano incrementi significativi sul terzo trimestre 2020 e riescono superare anche livelli del terzo trimestre 2019.
Ottima performance di Gomma-plastica (+10,4%), Meccanica (+9,1%), Minerali non metalliferi (+9,0%), industria varie (+8,8%) e Chimica (+8,7%). Oltre i livelli pre-crisi anche Siderurgia (+7,8%), Alimentare (+6,3%) e Legno-mobilio (+4,7%). Per Mezzi trasporto (+2,4%), Carta-stampa (+1,7%) e Pelli-calzature (+1,3%) la ripresa sembra avviata a ritmi più lenti, e sono ancora in affanno il Tessile (-6,0%) e l’Abbigliamento (-22,1%). Più negativo il quadro dell’artigianato, con quattro settori ancora sotto i livelli del terzo trimestre 2019: manifatturiere Varie (-2,2%), Carta-stampa (-2,4%), Abbigliamento (-6,6%) e Pelli-calzature (-21,78%). Il Tessile (+0,1%) raggiunge i livelli 2019, ma non riesce a spingersi molto oltre.

Crescono fatturato e ordinativi
Il fatturato a prezzi correnti dell’industria cresce dell’1,9% congiunturale, e il confronto con lo stesso trimestre 2019 registra un +12,3%, legato anche all’incremento dei prezzi in atto. Per le imprese artigiane il fatturato cresce del +4,3% congiunturale, sufficiente a superare i livelli pre-crisi (+4,1% sul terzo trimestre 2019). Inoltre, la quota del fatturato estero sul totale rimane elevata per le imprese industriali (38,7%) e resta poco rilevante, ma in crescita, per le imprese artigiane (8,2%). Gli ordinativi dell’industria crescono invece del +1,3% congiunturale dall’estero e del +3,0% dall’interno, e si mantengono ben oltre i livelli dello stesso trimestre del 2019 (+12,4% gli ordini interni e +14,7% quelli esteri). Risultati più contenuti per l’artigianato, che rispetto al 2019 registra un incremento del 2,1% per il mercato estero e un segno negativo per l’interno (-1,3%). Il dato congiunturale per quest’ultimo però è positivo (+5,4%).

Saldo positivo per l’occupazione
L’occupazione per l’industria presenta un saldo positivo (+0,3%) e una diminuzione del ricorso alla CIG. Le aziende che dichiarano di aver utilizzato ore di Cassa Integrazione scende infatti al 9,7%, e la quota sul monte ore allo 0,8%. Per l’artigianato il saldo occupazionale è negativo (-0,1%), ma con ricorso alla CIG in diminuzione. Le aziende che dichiarano di aver utilizzato la Cassa Integrazione sono il 12,4%, e la quota sul monte ore scende al 1,1%.

L’importo dei mutui registra il valore più alto degli ultimi 10 anni

Da quanto emerge dall’analisi delle richieste di mutuo per l’acquisto di un’abitazione, registrate sul Sistema di Informazioni Creditizie di CRIF, nel mese di ottobre 2021 si conferma una crescita ulteriore dell’importo medio (+6,8%), che con 142.345 euro tocca il valore più elevato degli ultimi 10 anni. La dinamica del comparto fa però segnare una flessione del -16% rispetto a ottobre 2020, un dato in linea con il trend del trimestre precedente. Questo, nonostante la costante crescita  delle istruttorie presentate dagli under 35 (+2,6%), che arrivano a piegare una quota record del 30% del totale.

Le richieste tra 100.000 e 150.000 euro sono la soluzione preferita dagli italiani

Nel complesso, le richieste tra 100.000 e 150.000 euro rappresentano la soluzione preferita dagli italiani (circa 30% del totale), un dato in linea con il corrispondente periodo del 2020. Al secondo posto (25,6%) permane la classe di importo tra 150.000 e 300.000 euro, mentre valori al di sotto dei 100.000 euro caratterizzano 4 richieste su 10. A ottobre si registra però una flessione generalizzata delle richieste da parte di tutte le fasce di richiedenti, a eccezione degli under 35, che registrano il dato più alto degli ultimi 10 anni. In particolare, la classe tra i 18 e i 24 anni è invece arrivata al 2,7% rispetto al 2,2% di un anno fa, e quella tra i 25 e i 24 anni al 27,3% (vs 25,2% di ottobre 2020). La classe di età che rappresenta la quota maggioritaria delle richieste di mutuo rimane comunque quella compresa tra i 35 e i 44 anni, con il 32,7%% del totale.

Maggiori richieste per una durata tra i 26 e i 30 anni

Dall’analisi della distribuzione delle richieste per durata si conferma il trend degli scorsi mesi, che vede la classe compresa tra i 26 e i 30 anni sempre più in cima alle preferenze delle famiglie, con il 27,6% del totale (+4,4%). Cresce anche la classe tra i 20 e i 25 anni (+1,1% vs 2020), che assorbe il 24,1% delle richieste totali. In generale, quasi 8 richieste su 10 presentano piani di rimborso superiori ai 15 anni, a conferma dell’atteggiamento tradizionalmente prudente delle famiglie italiane, che tendono a spalmare la restituzione del finanziamento su un orizzonte temporale sufficientemente lungo per ridurre quanto possibile il peso delle rate sul bilancio familiare.

Aumentano sia i prezzi degli immobili sia le compravendite

 “La ripresa delle compravendite e la crescita dei prezzi degli immobili testimoniano il ritrovato interesse da parte degli italiani per il progetto di investimento sulla casa – commenta Simone Capecchi, Executive Director di CRIF -. Questo si riflette, coerentemente, su un importo dei mutui richiesti in costante aumento, al punto da aver toccato a ottobre il valore più elevato degli ultimi 10 anni. Possiamo leggere questo dato come una positiva indicazione del livello di fiducia delle famiglie, che in questa fase di ripartenza dell’economia si sentono di poter prendere impegni di lungo termine con la certezza di riuscire a sostenere gli oneri finanziari senza eccessivi affanni”.

Se da casa si lavora di più allora non è smart working

Il lavoro agile non è solo un modo per ridurre le possibilità di contagio, né una ‘scappatoia’ per evitare il green pass. È un metodo di lavoro che può portare vantaggi ad aziende e dipendenti, pensato non come risposta all’emergenza sanitaria, quanto a una modalità lavorativa per una quotidiana normalità.
“Il fatto che il lavoro agile assicuri dei vantaggi alle aziende come ai dipendenti è dimostrato dal fatto che tantissime aziende che hanno adottato lo smart working come risposta all’emergenza Covid-19 hanno dichiarato di voler continuare a usare questo metodo anche in futuro – spiega Carola Adami, co-fondatrice Adami & Associati -. A patto però di organizzare il lavoro a distanza in modo migliore rispetto a quanto fatto a marzo 2020”.

I difetti dello smart working di natura emergenziale

E in effetti di punti negativi, il cosiddetto smart working di natura emergenziale, ne ha avuti diversi. Non tanti da rinnegare l’utilità del lavoro a distanza in una situazione in cui l’alternativa era la chiusura di tante aziende, ma il metodo messo in campo durante la pandemia non è stato il migliore.
“Nella maggior parte dei casi – ribadisce Adami – non si è trattato veramente di smart working, quanto invece di lavoro da casa, senza quindi l’agilità che definisce il lavoro agile. Ci sono state aziende – aggiunge Adami – che hanno mostrato un livello di fiducia molto basso nei confronti dei dipendenti che lavoravano a distanza, nonché dipendenti che a loro volta hanno avuto difficoltà a mantenere le proprie performance lavorando nei propri spazi domestici”.

Nel 2020 si ha lavorato di più senza aumentare la produttività

“Lo spirito dello smart working è quello di lavorare con maggiore libertà a livello di orari e di luoghi, garantendo performance uguali o perfino migliori, laddove invece nel telelavoro adottato nel 2020 si è teso talvolta a lavorare di più, senza peraltro un parallelo aumento della produttività – evidenzia Adami -. Lo spettro di perdere il proprio lavoro nel bel mezzo di una crisi sanitaria, economica e sociale non piace ovviamente a nessuno, e da qui la disponibilità a lavorare qualche ora in più tutte le sere, da casa”.
A confermare questa tendenza è Bloomberg, il quale riporta che nei due anni di pandemia i dipendenti da casa hanno lavorato mediamente 2,5 ore in più rispetto a quanto fatto in precedenza.

Le cose devono cambiare

Se molte aziende continueranno ad adottare lo smart working sarà necessario organizzare alla perfezione questo ‘ibrido’ tra lavoro in sede e lavoro a distanza.
“Non ci sono dubbi – conferma Adami – le imprese devono organizzarsi per trasmettere fiducia ai dipendenti, per ridurre al minimo lo stress, e per creare momenti di condivisione. Diventa fondamentale fissare delle regole chiare, sottolineando l’importanza della disconnessione, e abbandonando una volta per tutte la cultura del cartellino: deve essere chiaro che a guidare lo smart working non è l’orario fisso, quanto invece la produttività dei lavoratori”.

Over 60, più digitali dopo la pandemia

Gli ultrasessantenni italiani sono più digitali dopo la pandemia, e la maggioranza di loro ammette di utilizzare più agevolmente i dispositivi e le app rispetto all’inizio dell’emergenza sanitaria. Inoltre, i ‘nostri’ ultrasessantenni sono in testa a livello mondiale per quanto riguarda la digitalizzazione delle abitudini. I servizi più popolari? In questa fascia d’età sono videochiamate, shopping e streaming di film. Si tratta di alcune evidenze emerse dall’indagine internazionale condotta da Readly, il servizio di abbonamento digitale che consente l’accesso illimitato a circa 5000 riviste italiane e internazionali tramite un’unica app, in collaborazione con YouGov. L’indagine ha esplorato come sono cambiate le abitudini digitali degli over 60 nell’ultimo anno e mezzo, e cosa si aspettano gli ultrasessantenni quando la pandemia sarà finita.

Videochiamate, shopping online e visione di film in streaming

Insomma, il 60% degli italiani di oltre 60 anni di età conferma che il proprio stile di vita è diventato più digitale nei mesi di lockdown. Più in particolare, nell’ultimo anno e mezzo i ‘nostri’ ultrasessantenni si sono dedicati maggiormente a videochiamate (34%), allo shopping online (28%), alla visione di film in streaming (21%), e alla lettura di libri, riviste e quotidiani in digitale (19%).

Ultrasessantenni italiani al primo posto per digitalizzazione 

In questa fascia d’età, poi, il 63% degli intervistati ritiene che il proprio stile di vita continuerà a essere sempre più digitale anche dopo il Covid.
Se paragonate alle risposte degli intervistati in altri Paesi in cui si è svolta l’indagine, gli ultrasessantenni italiani sono di gran lunga coloro che nel corso della pandemia hanno maggiormente ‘digitalizzato’ le proprie abitudini, contro il 48% degli svedesi, il 44% dei britannici, il 40% degli olandesi, il 38% degli australiani, il 39% degli americani, e il 25% dei tedeschi.

E dopo la pandemia? Tornare a viaggiare, andare a cena fuori e ai concerti

“La pandemia ha portato con sé curiosità e conoscenza su come il mondo digitale può avvicinarci gli uni agli altri, ottimizzare il nostro benessere e facilitare la quotidianità – ha spiegato Marie Sophie Von BIbra, head of growth di Readly per l’Italia -. È molto bello vedere che anche chi è più avanti con l’età scopre le app di lettura come Readly, sia per l’intrattenimento sia per informarsi”. Ma cosa desiderano maggiormente gli Over 60 quando la pandemia sarà finita? Soprattutto uscire e viaggiare, riporta Ansa. La maggior parte degli italiani con più di 60 anni, il 43%, nel post-Covid si aspetta di poter tornare a viaggiare liberamente. Nelle preferenze seguono le cene con famiglia e amici (20%), la partecipazione a eventi, come concerti e manifestazioni sportive (14%), e poter incontrare parenti più anziani (4%).

Community, social, news e intrattenimento: il menù digitale degli italiani

Gli italiani amano il web, si sa. E il numero dei nostri connazionali che si collega alla rete è in continuo aumento, anche tra le fasce meno tecnologiche della popolazione, come gli over. Fatto sta che il “consumo” on line è cresciuto esponenzialmente nel nostro Paese: ma cosa fanno gli italiani quando navigano? A cosa si appassionano e quali siti frequentano? Lo rivela il report trimestrale dell’Osservatorio SevenData-ShinyStat, progetto nato con l’obiettivo di analizzare l’andamento degli interessi degli italiani sul web. Dai dati, si scopre che i nostri connazionali amano le community online, i social network e l’informazione. Ma non solo: a discapito di quanto si possa credere, chi frequenta il web non è certo un nerd: pur essendo più individualista dal punto di vista fisico rispetto a chi non frequenta la rete, gli utenti di Internet amano l’umorismo (+15% tra maggio e agosto), gli animali (+5%) e la natura (+44%).

Il lavoro non è una priorità

Sembra una stranezza, eppure rispetto al passato il web non è più così strettamente collegato al mondo professionale. Nel vissuto degli italiani in rete, risulta infatti che la rilevanza del mondo del lavoro, intesa come propensione a programmare piani di carriera, nell’ultima osservazione non era sentita come fattore prioritario (-9%). Ciò è soprattutto osservabile nel settore delle Banche e della Finanza (rispettivamente -23% e -20%), nell’Advertising & Marketing (-14%), Accounting & Auditing (-12% ), Business Services (-9%) e nell’Investing (-6%) come, d’altra parte, nel mondo del Legal (-21%), che fa registrare un trend in picchiata. I dati annunciano un trend positivo da settembre a novembre sui temi business. Segnali di una pausa dal mondo del lavoro sono quelli della scarsa attenzione rivolta alle associazioni dei lavoratori (-25%), al mondo delle piccole imprese (-23%) e, in generale, al settore tecnologico collegato all’uso professionale del web, che risulta complessivamente in discesa.

Voglia di svago

 “Dall’analisi del mood dei navigatori in Rete restituita dalla quarta wave dell’Osservatorio – dichiara Fabrizio Vigo, co-founder e ceo di SevenData – emerge la figura di un italiano con grande voglia di svago, meno preoccupato del fronte occupazionale e più orientato alla valorizzazione dell’ambiente (natura e animali) senza fare venire meno l’attrazione per tutto ciò che è web, online communities comprese. Siamo dell’idea, d’altra parte, che i dati rilevati fotografino una maggiore leggerezza degli italiani, seppur con trend non ancora del tutto assestati. In altre parole, l’uscita dalla pandemia deve essere ancora metabolizzata per diventare del tutto consapevolezza strutturale di un nuovo inizio, ma i segnali sono fortemente incoraggianti. Riteniamo quindi che anche le prossime edizioni dell’Osservatorio risentiranno probabilmente di un’instabilità dell’atteggiamento degli italiani che può essere considerata fisiologica in base a una situazione socio-economica attualmente ancora in fase di consolidamento”. 

Nuovo digitale terrestre: ecco gli step della rivoluzione della tv

Siamo pronti al nuovo passaggio? No, non si parla di cambiamenti politici, sociali o temporali, bensì dell’introduzione del nuovo digitale terrestre. Che comunque, nel suo piccolo, qualche scombussolamento lo porterà. Ecco perché è meglio sapere quello che accadrà e giocare d’anticipo per non farsi trovare impreparati o, peggio, con il telecomando della cara, vecchia Tv che non fa più vedere i canali preferiti. Proprio così: il passaggio definitivo al sistema DBV-T2 comporterà, per le Tv non omologate, l’impossibilità di accedere a diversi canali.

Prima data clou: il 15 ottobre

Dal 15 ottobre 2021 le emittenti hanno la facoltà (ma non ancora l’obbligo, che arriverà a fine anno) di introdurre la codifica MPEG-4 per la distribuzione dei canali Tv. La Rai per esempio dovrebbe cominciare con i canali tematici, per poi passare a inizio 2022 a quelli generalisti. Successivamente comincerà la road map per la dismissione della codifica MPEG-2: il passaggio, riporta Italpress, consentirà di avere su una stessa frequenza più canali con una qualità migliore.

Switch off per aree

Il passaggio, però, non sarà in contemporanea in tutta Italia, ma per aree in base a date successive. Eccole: 15 novembre-18 dicembre lo switch off comincia in area 1A cioè la Sardegna; 3 gennaio-15 marzo 2022 si passa in area 2 per il nuovo digitale terrestre. Le Regioni: Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia tranne la provincia di Mantova, provincia di Piacenza, provincia di Trento, provincia di Bolzano. Coinvolta anche anche l’area 3 con Veneto, provincia di Mantova, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna tranne la provincia di Piacenza; 1 marzo-15 maggio parte l’area 4 con Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata, Abruzzo, Molise, Marche; 1 maggio- 30 giugno 2022 chiude con l’area 1B: Liguria, Toscana, Umbria, Lazio, Campania. Il passaggio definitivo al DBV-T2 avverà il 1° gennaio 2023.

Cosa succede per i canali Rai e Mediaset

Per la Rai, ad essere interessati dal cambiamento verso la qualità HD, saranno i nove canali “tematici” – Rai 4, Rai 5, Rai Movie, Rai Yoyo, Rai Sport+ HD, Rai Storia, Rai Gulp, Rai Premium e Rai Scuola – mentre resteranno “contemporaneamente” visibili (sia in alta che in bassa risoluzione) a tutti gli utenti, le tre reti ammiraglie Rai1, Rai2 e Rai3, e la rete di informazione Rainews24. Per Mediaset invece, a fare da apripista per l’alta definizione saranno i canali specifici TGCOM24, Mediaset Italia 2, Boing Plus, Radio 105, R101 TV e Virgin Radio TV; mentre rimarranno contemporaneamente visibili tutti gli altri canali. In questa prima fase, quindi, potranno continuare a ricevere tutti i canali RAI e Mediaset sopra citati solo gli utenti che siano in possesso di TV o decoder che supportano il nuovo sistema di codifica MPEG-4.

Adolescenti e percezione del proprio corpo: la “tempesta” dei social

Lo sappiamo tutti, i social puntano tantissimo sulle immagini, Instagram in particolare. Mostrare e mostrarsi è infatti la peculiarità della piattaforma, sempre più popolata di vip, influencer (o sedicenti tali) e tantissimi giovanissimi che, tra filtri e pubblicità, non necessariamente hanno tutti gli strumenti per capire cosa sia reale oppure no. 

I rapporti “segreti” di Instagram

Si inserisce proprio in questa tematica una ricerca interna condotta dal social e svelata – non si sa come vi sia arrivata – sulle pagine del Wall Street Journal. Secondo quanto scritto sul rapporto, l’app social ha peggiorato i problemi di immagine corporea per una ragazza su tre. Non solo: in base ai dati raccolti sugli adolescenti del Regno Unito e degli Stati Uniti, oltre il 40% degli utenti di Instagram ha affermato di aver cominciato a sentirsi “poco attraente” durante l’utilizzo dell’app.  “Il 32% delle adolescenti hanno dichiarato che nel momento in cui si sentivano insicure riguardo al loro corpo, Instagram le faceva sentire peggio” e ancora “Abbiamo peggiorato l’immagine di sé di una ragazza su tre” recitano i documenti a uso interno.

Sono le immagini le più insidiose per i giovanissimi

La ricerca condotta all’interno del gruppo di Mark Zuckerberg sull’app di condivisione di foto ha anche messo in luce che Instagram ha avuto un effetto più profondo sulle ragazze adolescenti perché si concentra maggiormente sul corpo e sullo stile di vita, mentre TikTok punta di più sulle performance artistiche o goliardiche espresse durante i video mentre Snapchat è utilizzata per i filtri divertenti. “Il confronto sociale è peggiore su Instagram”, ha affermato lo studio. La ricerca, inoltre, spiega che la pagina Esplora dell’app, dove un algoritmo adatta le foto e i video che un utente vede, può creare una spirale di contenuti dannosi poichè vengono replicate le stesse tipologie di messaggi.

Nuovi argomenti e nuove modalità di fruizione

“Stiamo esplorando dei modi per invogliare gli utenti a esplorare diversi argomenti, proponendo contenuti che siano di ispirazione e conforto, e siamo ottimisti che questo possa aiutare a modificare quella parte della cultura di Instagram troppo focalizzata sull’esteriorità” ha detto Karina Newton, a capo dei rapporti con il pubblico di Instagram, spiegando in un post che sono allo studio nuovi sistemi per spingere gli utenti a non cadere in fissazioni malsane. Non resta che vedere quali saranno le evoluzioni: resta comunque il fatto che mentre si discuteva su questi aspetti, il gruppo Facebook stava studiando in contemporanea la proposta di attivare una versione rivolta ai minori di 13 anni.

Fallimenti sotto i valori pre-Covid nei primi sei mesi del 2021

Nei primi sei mesi del 2021 sono state ‘solo’ 4.667 le imprese che hanno avviato una procedura fallimentare, contro le 5.380 del corrispondente periodo del 2019, ovvero, prima dell’irrompere dell’emergenza Covid.
Il numero delle imprese costrette a portare i libri in tribunale per chiudere l’attività nel primo semestre dell’anno in corso resta quindi contenuto, ed è inferiore rispetto ai valori del periodo precedente la pandemia.
Lo attestano i dati elaborati da Unioncamere – InfoCamere, tratti dal Registro delle Imprese delle Camere di Commercio. 

Le imprese italiane segnalano un tasso di fallimento dello 0,76%

Secondo quanto risulta dall’indagine condotta da Unioncamere e InfoCamere, a partire dai dati del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio sulle aperture di procedure fallimentari nei primi sei mesi degli ultimi tre anni, ‘nel mezzo’ si colloca il dato delle 2.924 dichiarazioni di fallimento presentate dei primi sei mesi del 2020. Questo dato tuttavia è caratterizzato dall’imposizione del lockdown e dal prolungato stop alle attività dei tribunali. Il tasso di fallimento delle imprese italiane, emerso dal numero di procedure fallimentari aperte ogni mille imprese registrate, si attesta dunque al valore di 0,76. 

Valori in diminuzione per quasi tutte le regioni, escluse le più piccole

Prendendo come riferimento il primo semestre del 2019, ovvero l’ultimo non affetto dalle conseguenze legate all’emergenza sanitaria, il bilancio della prima metà del 2021 mostra per quasi tutte le regioni valori in diminuzione, per una media nazionale che si attesta al -13,3%. Fanno eccezione alcune tra le regioni più piccole, come la Basilicata (+53,6%) e il Molise (+41,7%), dove però bastano pochi casi in più per determinare forti variazioni relative. Tra le regioni più grandi, a far segnare un incremento rispetto a due anni fa si segnala la sola Sicilia (+1,4%).

Una dinamica attenuata anche per i diversi settori di attività

L’unica regione, che pur in forte riduzione rispetto ai primi sei mesi del 2019 (-16,1%), si colloca sopra la soglia dell’uno per mille nel tasso di fallimento è la Lombardia. La dinamica attenuata dei fallimenti si distribuisce inoltre in modo diffuso anche tra i settori di attività delle imprese. A mostrare un’accelerazione rispetto al primo semestre 2019 sono la fornitura di energia (+60%), il settore della sanità e assistenza (+21,6%), il trasporto e magazzinaggio (+19%), l’istruzione (+13.3%) e le attività assicurative e finanziarie (+3,2%).

Manifatturiero, la ripresa è guidata dalle piccole imprese

Le piccole e medie imprese sono il vero patrimonio del tessuto economico italiano. E sono anche le realtà che hanno dimostrato in periodi difficili la loro capacità di resilienza, tanto che sono proprio loro a spronare la ripresa del post-Covid. Lo ribadisce Marco Fortis, direttore della Fondazione Edison, disaggregando i dati Istat sull’andamento del prodotto interno lordo. “Uno sprone alla ripresa dopo che il sistema manifatturiero ha retto bene perfino alla crisi innescata dalla pandemia. Preservando significative quote di mercato. E confermandosi per il nostro Paese una ricchezza da tutelare. Imprese che hanno contribuito in maniera preminente, quindi, a resistere alla crisi socio-economica scaturita dall’emergenza sanitaria. Ragion per cui diventa inderogabile tarare le future misure di politica industriale, spesso invece pensate “a taglia unica” su misura delle grandi” ha detto Fortis. A testimoniare il ruolo delle piccole imprese italiane nel sistema produttivo una indagine del Centro studi CNA, dalla quale scaturisce che, sulla base dei più recenti dati economici omogenei a disposizione, l’Italia rimane la seconda economia manifatturiera d’Europa, dopo la Germania. 

In tutti gli ambiti produttivi 

La presenza di piccole e piccolissime imprese è preponderante in tutti gli ambiti produttivi del comparto: dai campi più tradizionali, a spiccata vocazione artigiana, a quelli caratterizzati dai processi produttivi maggiormente complessi. In Italia, su quasi 380mila imprese attive nei comparti manifatturieri il 92,3% sono micro (82% del totale) o piccole (10,3% del totale), organizzate giuridicamente come imprese artigiane nel 63,8% dei casi. Tra le grandi economie dei 27 Paesi membri dell’Unione europea, l’Italia presenta la struttura produttiva più estesa e diffusa. Solo limitatamente al segmento delle grandi imprese (oltre 250 addetti) il nostro Paese ne conta un numero più basso o uguale rispetto alla Germania e alla Francia. Dal punto di vista occupazionale, invece, le grandi imprese assorbono il 60,5% degli addetti in Germania, il 60% circa in Francia e il 27,2% nel nostro Paese. Il secondo posto europeo dell’Italia per fatturato manifatturiero dimostra come un sistema produttivo frammentato, quale l’italiano, non rappresenti necessariamente un ostacolo per competere con successo a livello internazionale. 

Il valore aggiunto italiano ha superato quello francese

Nel 2018 il valore aggiunto italiano, pari a 246,9 miliardi, ha superato quello francese, di poco superiore ai 241 miliardi. Un risultato raggiunto grazie alle piccole imprese. In Francia circa 1300 grandi imprese (lo 0,6% complessivo) hanno creato il 70,9% del valore aggiunto totale, in Italia un numero di grandi imprese di poco inferiore ha contribuito alla creazione solo del 39,4% del valore aggiunto complessivo. Viceversa, il valore aggiunto creato dalle imprese italiane fino a 50 addetti ha più che doppiato quello realizzato in Francia dalle imprese con la stessa dimensione occupazionale. 

Il Green Pass? Attenzione a quelli falsi

Fa leva sull’esigenza più sentita del momento la nuova truffa che viaggia attraverso WhatsApp, l’app di messaggistica più diffusa al mondo. Nel nostro paese, infatti, stanno arrivando messaggi falsi che assicurano la possibilità di scaricare immediatamente il Green Pass. Ma non è così, anzi si rischiano guai grossi. A lanciare l’allarme è il Codacons, che insieme alla Polizia Postale avvisa tutti gli utenti che in queste settimane sta girando un messaggio che recita un: “In questo link puoi scaricare il certificato verde Green Pass Covid-19 che permette di muoversi liberamente in tutto il territorio nazionale senza mascherina”. La truffa è stata ideata per acquisire dati personali e coordinate bancarie. Infatti, cliccando sul link l’ignaro utente viene catapultato su una finta pagina istituzionale con numerosi loghi simili agli originali. Proseguendo nella navigazione sul sito, all’utente viene chiesto di inserire i propri dati bancari/personali con l’obiettivo di usarli fraudolentemente. “Neanche il tempo di cominciare a familiarizzare con la nuova certificazione digitale che già sono cominciate le truffe-commenta il Presidente del Codacons Marco Donzelli”. Ecco perché è sempre opportuno non cliccare mai su collegamenti ricevuti tramite WhatsApp che arrivano da sconosciuti. Nel caso si sia vittime di una simile truffa, conviene rivolgersi alla Polizia Postale per avere assistenza.

Certificati contraffatti in vendita sul web

Oltre alla truffa su WhatsApp, che promette un certificato che non esiste ma ruba i dati sensibili, in questi giorni sono comparsi sul web i venditori di Green Pass falsi. Ad esempio su Telearma si possono acquistare documenti contraffatti a un prezzo che va dai 100 ai 200 euro. Comprarli è ovviamente un’azione illegale, e per di più rischiosa: la veridicità del Green Pass può essere infatti controllata attraverso il QR Code non solo dalle Forse dell’Ordine, ma anche dai proprietari e dai gestori di locali pubblici attraverso l’apposita app di verifica nazionale.

I canali ufficiali 

Per avere legittimamente il Green Pass, occorre perciò aver fatto almeno una dose di vaccino, o un tampone con esito negativo o ancora essere guariti dal Covid-19 /la validità in questo caso è di sei mesi). In tutti i casi, si riceverà un messaggio dal ministero che collegherà il download del QR Code ad uno di questi 4 codici: CUN o NFRE (per chi ha fatto il tampone), NUCG per i guariti o Authcode in caso di vaccinazione. A questo punto, si potrà scaricare il certificato unicamente tramite i canali ufficiali predisposti dal Governo.