Attrezzature per Area Giochi e Gonfiabili

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Go Leisure è una azienda che da oltre 20 anni si occupa della produzione di giochi e attrezzature per allestire spazi ludici, sia interni che esterni. La qualità dei materiali e la cura impiegata durante ogni fase di lavorazione, fanno si che i gonfiabili Go Leisure e tutti gli altri prodotti commercializzati da questa importante realtà rispondano perfettamente a tutti gli standard di sicurezza da adottare, considerando che i fruitori delle attrezzature saranno bambini. In particolare parliamo di giochi gonfiabili di qualsiasi tipologia e adatti a qualsiasi tipo di utilizzo: dai divertentissimi e coloratissimi saltarini ai classici scivoli d’acqua, dalle piramidi da “scalare” al calcio balilla umano, dalla nave dei pirati ai percorsi gonfiabili tutti da giocare. Questi sono soltanto alcuni esempi delle bellissime attrezzature prodotte da Go Leisure, che vi consentiranno di rendere il vostro parco giochi o area ludica uno spazio assolutamente diverso da ciò che si vede solitamente in giro, decisamente più attraente per i bambini e al tempo stesso molto più sicuro. Soluzioni innovative dunque, dal design accattivante e assolutamente sicure per i piccoli fruitori, questo mix è alla base del successo di questa importante azienda. Lo staff sarà inoltre lieto di aiutarti ad individuare la soluzione più adatta a soddisfare le tue esigenze, sulla base della superficie a disposizione. Ti sarà possibile inviare la piantina degli spazi che ospiteranno i prodotti per il gioco e Go Leisure si occuperà di mettere direttamente a punto il progetto perfetto per valorizzare l’area di cui disponi, fase alla quale seguirà un sopralluogo che precede l’inizio effettivo della realizzazione dell’attrezzatura da te prescelta. Anche le fasi di messa in opera saranno gestite direttamente da Go Leisure, che per mezzo dei suoi tecnici specializzati ti consegnerà il prodotto già posizionato e pronto all’utilizzo, per la gioia dei bimbi. Contatta Go Leisure per qualsiasi richiesta o informazione al numero +390392497489.

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Studio di mediazione immobiliare Franco Guerrieri

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Acquistare un immobile di lusso, o comunque di un certo prestigio, è particolarmente complicato per quanti non sono del settore e non ne conoscono a pieno le dinamiche. Quello del lusso è infatti un mercato particolare per il quale diventa ancora più importante il riuscire ad avvalersi di una risorsa che possa curare i propri interessi e gestire tutte le pratiche necessarie in maniera ineccepibile. L’immobiliare Monza Franco Guerrieri è impegnata da anni nel settore e rappresenta una valida risorsa per quanti desiderano acquistare o vendere un immobile di prestigio a Monza o in Brianza, mettendo a disposizione dei clienti tutta l’esperienza maturata nel tempo e le capacità di uno staff appassionato e qualificato. I servizi che questa prestigiosa agenzia di mediazione immobiliare offre, riguardano già la stima e la valutazione approfondita di un determinato immobile, anche per quel che riguarda le sue potenzialità.

Il cliente viene inoltre seguito anche dal punto di vista legale e dunque durante la stesura del compromesso, nonché al momento del rogito, oltre ad un affiancamento mirato al fine di riuscire ad ottenere in maniera più semplice il finanziamento presso gli istituti bancari che sono convenzionati. L’agenzia offre inoltre ai propri clienti consulenza tecnica per tutto ciò che riguarda eventuali interventi di progettazione o ristrutturazione degli immobili,nonchè organizzazione di sopralluoghi. Lo studio di mediazione immobiliare Franco Guerrieri assiste dunque i propri clienti a 360 gradi, sia nel caso essi desiderino acquistare che vendere un immobile, offrendo loro sempre il massimo della trasparenza e garantendo il massimo della privacy. La grande esperienza maturata nel tempo, unita alla trasparenza nelle operazioni e alla discrezione nelle trattative, rendono lo Studio Franco Guerrieri una risorsa in grado di offrire sempre un servizio d’alto profilo, con particolare riferimento a soluzioni abitative che si distinguono per importanti caratteristiche architettoniche, storiche e paesaggistiche.

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Acqua pura e personalizzata grazie ai dispenser ufficio IWM

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Offrire a tutti la possibilità di potersi dissetare durante l’orario di lavoro, così come al termine di una seduta di palestra o magari all’interno di una sala d’attesa mentre si attende di essere ricevuti, è molto importante ed è una grande testimonianza di attenzione nei confronti dei dipendenti o della propria utenza. Ecco perchè sono sempre di più le aziende che decidono di provvedere ad offrire questo servizio e migliorare così le condizioni dei lavoratori o comunque rendere più piacevole la permanenza di clienti ed utenti all’interno della propria struttura. Se fino a qualche anno fa si ricorreva ai classici boccioni d’acqua, oggi si preferisce puntare sui dispenser d’acqua per l’ufficio, come i vari modelli proposti da IWM i quali trattano l’acqua di rubinetto rendendola ancora più pura migliorandone anche il sapore. Le ragioni che spingono le aziende ad adottare questa soluzione sono da ricercare sia nella qualità dell’acqua che nel costo di approvvigionamento, due argomenti sicuramente interessanti e che meritano grande attenzione per ovvi motivi.

L’acqua del rubinetto infatti, è già salutare di suo in quanto controllata dalle società locali che si occupano della gestione dell’acqua. Grazie ai dispenser ad osmosi inversa IWM, è possibile trattare l’acqua del rubinetto e renderla ancora più cristallina, con la certezza di bere un’acqua decisamente più salutare rispetto quella dei boccioni. Inoltre il costo al litro dell’acqua di rubinetto è decisamente più basso rispetto qualsiasi altra fonte di approvvigionamento, ma i vantaggi non sono finiti qua. Si perché i dispenser acqua IWM per l’ufficio consentono di avere acqua fredda e calda in base alle proprie necessità, ma anche la possibilità di avere dell’acqua gasata o del ghiaccio a piacimento. Non solo un’acqua sicura e bilanciata dunque, ma soprattutto un’acqua personalizzata in base al gusto e alle abitudini di ciascuno.

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Medico del lavoro e tutela dei dipendenti

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La tutela della salute dei lavoratori è una necessità ed obbligo morale che deve essere in cima ai doveri di qualsiasi azienda. Qualsiasi datore di lavoro deve necessariamente accertarsi che le mansioni cui i propri dipendenti sono chiamati non siano logoranti per il fisico o in qualche modo pericolose per la salute. Alla stessa maniera, alcuni dipendenti possono manifestare determinate sintomatologie (o patologie a tutti gli effetti) tali da rendere incompatibile la salute del lavoratore e le mansioni assegnategli. Proprio per questo motivo la legge prevede che all’interno di ogni azienda vi sia un medico del lavoro a sincerarsi e a farsi carico di tutti questi aspetti. Un medico del lavoro deve infatti visitare uno per uno i dipendenti di una determinata azienda, e preparare per ciascuno una cartella sanitaria che evidenzi le eventuali patologie riscontrate. Non è raro infatti, che un lavoratore venga chiamato a svolgere un incarico che va invece ad aggravare una patologia già esistente, ed è compito del medico del lavoro porre fine a questa inutile esposizione al rischio.

Nel caso in cui non vengano rilevati problemi di alcun tipo nella salute del lavoratore, e nella mansione che questi è chiamato a svolgere, il medico del lavoro andrà ad assegnare l’idoneità lavorativa. È per forza di cose un ruolo molto delicato ed è bene cercare di capire rapidamente se la propria azienda sia o meno chiamata a servirsi di un medico del lavoro. Area 81 è un’azienda con grande esperienza circa la consulenza sulla sicurezza sul lavoro e fornisce medici del lavoro che possono effettuare visite mediche ai lavoratori di qualsiasi azienda, e che si occupano anche di partecipare nelle operazioni di valutazione dei rischi presenti nella sede in cui viene svolta l’attività lavorativa. È la soluzione di cui hai bisogno per metterti perfettamente in linea con quanto previsto dalla normativa vigente e prenderti finalmente cura della salute dei tuoi dipendenti.

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Pedrazzini Arreda | Cucine a Milano

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La cucina è uno degli ambienti più importanti di casa: a tavola ci si confronta, si sperimentano piatti nuovi, si fanno accomodare gli ospiti e si studiano nuove ricette. È probabilmente la zona della casa in cui trascorriamo la maggior parte del nostro tempo ed è per questo che teniamo così tanto al suo design, alla perfezione delle forme, dei colori nell’insieme ma soprattutto alla sua funzionalità. Rinnovare la cucina è un must per chi si rende conto di averne una non in grado di comunicare qualcosa di noi a chi viene a farci visita, magari anche poco pratica e ormai poco fruibile. La soluzione più adatta per una cucina bella da vivere e assolutamente personalizzabile è Pedrazzini Arreda, azienda che da 60 anni si occupa della vendita cucine Milano  ed è esclusivista di zona dei marchi Veneta Cucine e Arredo 3. Questa importante realtà del territorio offre una vasta selezione di modelli tra i quali poter scegliere, sia moderni che classici, e da visionare personalmente nello showroom recentemente rinnovato.

Tutte le cucine Pedrazzini Arreda sono personalizzabili a piacimento, in base al proprio gusto o abitudini. Sia i piani di lavoro dunque, così come le ante e gli elettrodomestici possono essere scelti sulla base delle preferenze individuali, per una cucina che sarà veramente personalizzata e quindi in grado di raccontare agli ospiti qualcosa di noi. Gli interior designer saranno in grado di mostrarvi una fedele anteprima della vostra nuova cucina, così come sarà all’interno di casa vostra, grazie ai più moderni programmi di progettazione tridimensionale. Sarete seguiti infine durante l’arco dell’intero processo realizzativo della vostra nuova cucina: dalle fasi di progetto a quella di assistenza alle imprese che si occuperanno di eventuali ristrutturazioni dei locali, dal trasporto al montaggio che sarà operato da montatori e falegnami con grande esperienza nel settore. Non ti rimane che visitare il nostro showroom sito in Via Leone Tolstoi 81 a San Giuliano Milanese , Milano.

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Vivere da vincenti, il segreto dei Millennials che credono in se stessi

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Se solo 4 Millennials su 10 si sentono dei vincenti, 8 su 10 non smettono di credere in se stessi, celebrando piccole vittorie quotidiane. Per più di un millennial su 2 (54%), la carriera è l’obiettivo numero 1, ma solo il 25% si sente pienamente realizzato. In amore è invece soddisfatto il 39%, dove è soprattutto la donna a volere come obiettivo a lungo termine mettere su famiglia (68%).

Lo ha scoperto uno studio condotto su più di 800 italiani dai 20 ai 35 anni da Grey Goose, brand premium di vodka, insieme all’istituto di ricerca Trade Lab.

Apprezzare le piccole cose della vita celebrandole con positività

Secondo lo studio, l’universo femminile dei Millennials riconosce che dovrebbe essere più sicuro e determinato (58%), mentre il 50% degli uomini ritiene che per vincere bisogna essere più coraggiosi e ottimisti. Per quasi 3 su 10 poi l’esempio da seguire sono i genitori, ma non mancano i modelli di coloro che ce l’hanno fatta, tra tutti Bebe Vio (24%), Alex Zanardi (19%) e Nelson Mandela (13%). In generale i Millennials adottano una filosofia di vita che prende il nome di Live Victoriously, ovvero vivere da vincente, per cui la ricetta dell’affermazione personale è apprezzare le piccole e grandi cose della vita celebrandole con la giusta positività, riporta Ansa.

Coltivare un’attitudine che trasmetta energia positiva

“Essere vincenti è prima di tutto uno stato mentale – commenta Michele Cucchi, psichiatra e Direttore sanitario del Centro Medico Santagostino – e non significa necessariamente essere ricchi, belli e in forma. È importante innanzitutto convincersi che a decidere se si è vincenti o meno non sono gli altri, ma solo se stessi”.  Il segreto consiste nel focalizzarsi sui piccoli passi da seguire, “ogni giorno faremo qualcosa di piccolo ma speciale – aggiunge l’esperto -. Questa attitudine trasmette energia positiva e permette di vivere come opportunità errori e difficoltà”.

“Concedersi la giusta ricompensa in termini di celebrazione dei traguardi raggiunti”

Seguire questo approccio porta dei sicuri vantaggi anche a livello di benessere psicofisico, fa sentire più vivi, tonici, meno stanchi, e soprattutto dà leggerezza. Alimentando il sistema ortosimpatico, cioè quello che determina funzioni di attacco o di fuga, si è più concentrati e lucidi. “Ma a fare la differenza è soprattutto un approccio mentale che preveda concedersi la giusta ricompensa in termini di celebrazione dei traguardi raggiunti di volta in volta – sottolinea Cucchi -. Concedersi uno stacco aiuta a ricaricarsi e a vivere con il giusto equilibrio, tra senso di responsabilità e leggerezza, ogni passaggio importante o sfida quotidiana. Una ricompensa che aiuta lo spirito e permette di uscirne rafforzati per tagliare nuovi traguardi”.

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Idratarsi fa dimagrire. I consigli dell’esperta

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Idratarsi fa dimagrire. I consigli dell’esperta

Se l’obiettivo è perdere i chili accumulati durante l’inverno tutti sanno che è necessario assumere meno calorie. Che si aumenti l’attività fisica o si riducano le calorie affidandosi  a una dieta, l’importante è non lasciarsi andare a regimi alimentari squilibrati, che possono avere effetti negativi sul benessere. Ma soprattutto, ricordarsi di bere ogni giorno la giusta quantità di acqua. La dieta da sola infatti non basta, ed è destinata a fallire se non si beve abbastanza acqua. Una corretta idratazione è infatti una valida alleata per regolare il senso della fame, eliminare le tossine in eccesso e accelerare gli effetti di una dieta ipocalorica attraverso il meccanismo della termogenesi.

L’ipoidratazione è correlata all’aumento del peso corporeo

“Alcune diete sono molto complicate, altre escludono interi gruppi di alimenti, o apportano pochi carboidrati o pochi grassi, altre ancora sono personalizzate rispetto al gruppo sanguigno – spiega Elisabetta Bernardi, Biologa specialista in Scienza dell’Alimentazione e membro dell’Osservatorio Sanpellegrino -. Tuttavia, tutte queste diete, indipendentemente dalla loro complessità e dai rischi o benefici che apportano, sono destinate sicuramente a fallire se non si beve abbastanza acqua”.

“Si è osservato – continua la dottoressa Bernardi – che all’aumento dell’assunzione di acqua è associata la perdita di peso corporeo, perché bere più acqua aiuta a intensificare il senso di sazietà e a stimolare il consumo delle calorie per la produzione di energia. Allo stesso modo l’ipoidratazione, ovvero non bere a sufficienza, è correlata all’aumento del peso corporeo e alle sue conseguenze”.

Bere costantemente lungo l’intero arco della giornata

Una buona abitudine è quella di non aspettare lo stimolo della sete, che arriva “troppo tardi”, ovvero quando la perdita di acqua supera lo 0,5% del peso del corpo. Al contrario, si deve bere costantemente lungo l’intero arco della giornata. Attenzione anche a non confondere lo stimolo della sete con quello della fame: le due sensazioni sono collegate, e possono essere interpretate erroneamente. A volte quello di cui abbiamo bisogno è un bicchiere d’acqua.

Inoltre, bere durante i pasti non è dannoso, anzi, aiuta a saziare prima e ad abbuffarsi di meno. “Uno studio – continua la dottoressa – ha rilevato che le persone che bevono acqua immediatamente prima di un pasto hanno mostrato un calo di 2 Kg maggiore (44%) nella perdita di peso rispetto alle persone che non lo fanno”.

Almeno otto bicchieri d’acqua al giorno

Oltre a una corretta idratazione, riporta Askanews, un altro elemento spesso trascurato durante le diete è il consumo di fibre. Contenute in particolar modo in alimenti che hanno un’origine vegetale, come la frutta, la verdura, i cereali integrali e i legumi, aumentano il senso di sazietà, perché riempiono lo stomaco e stimolano i ricettori che segnalano al cervello quando è il momento di smettere di mangiare. “Quando si consumano alimenti ricchi di fibre, però, è necessario introdurre la giusta quantità di acqua – aggiunge Bernardi -, almeno otto bicchieri distribuiti durante tutto l’arco della giornata, per aiutare l’apparato digerente ad assimilarle”.

 

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Arriva il Censimento Istat delle imprese

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Il 20 maggio l’Istat ha dato avvio alla prima edizione del Censimento permanente delle imprese, la radiografia del mondo imprenditoriale italiano che da decennale diventa triennale. Il Censimento ha coinvolto circa 280.000 imprese con 3 o più addetti, ed è avvenuto tramite un questionario online riservato alle realtà selezionate nel campione. A differenza dei censimenti tradizionali alla base del nuovo Censimento permanente c’è infatti una rilevazione di tipo campionario, mentre la diffusione dei dati è di tipo censuario, integrando le informazioni ottenute con quelle contenute nei registri statistici e nelle indagini economiche correnti. Il ché consentirà di aggiornare annualmente i principali indicatori strutturali a livello nazionale e territoriale. Il Censimento si chiuderà il 16 settembre, mentre i dati preliminari saranno disponibili già entro la fine del 2019.

Quesiti su digitalizzazione, responsabilità verso ambiente, territorio e collettività

Il questionario online si articola in nove sezioni. Tra i nuovi quesiti alcuni sono utili a comprendere quante imprese commercializzano i prodotti sulle piattaforme digitali e quante fanno uso dei servizi cloud, mentre altri servono a rilevare l’accesso al credito, l’utilizzo di strumenti finanziari, e la responsabilità delle imprese verso ambiente, territorio e collettività. Saranno quindi raccolte informazioni sulle azioni intraprese per ridurre l’impatto ambientale delle proprie attività e migliorare il benessere lavorativo, le pari opportunità e la genitorialità, oppure a favore del tessuto produttivo del territorio in cui operano le imprese. Altri quesiti sono invece funzionali a comprendere le nuove traiettorie di sviluppo per le imprese in nuovi settori e con nuovi modelli organizzativi, riporta Adnkronos.

“Un’opportunità di conoscenza delle caratteristiche della transizione in atto”

“Il nostro sistema produttivo sta sperimentando complessi e profondi cambiamenti strutturali che riguardano sia aspetti tecnologici, organizzativi, di mercato e di impiego di capitale umano  sia sfide su responsabilità ambientale, sociale e per lo sviluppo locale”, commenta il Presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo. Il Censimento, oltre a offrire informazioni aggiornate per misurare i fenomeni di trasformazioni, rappresenta quindi anche “un’opportunità di conoscenza delle caratteristiche della transizione in atto e dei punti di forza e di debolezza del nostro sistema produttivo di grande impatto potenziale sulle politiche per la crescita”, aggiunge Blangiardo.

“Consolidare e capire la direzione di marcia che deve prendere il Paese”

Secondo il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, “questo studio ci permetterà di consolidare e capire ancora di più la direzione di marcia che deve prendere il Paese e quindi l’analisi di politica economica che dobbiamo organizzare. Le informazioni aggregate macroeconomiche diventano elementi essenziali per le scelte sia in chiave aziendalistica, dentro le nostre imprese, sia in chiave di politica economica, per valorizzare le aziende eccellenti ed accompagnare le aziende in fase di transizione per essere eccellenti in ogni funzione aziendale”.

 

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Nel 2018 le famiglie riprendono a risparmiare, ma frenano i consumi

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Nel 2018 le famiglie hanno risparmiato l’8,1% del loro reddito disponibile, una quota leggermente più alta dell’anno precedente, quando si attestava al 7,8%. Dopo quattro anni di calo, nel 2018 la propensione al risparmio delle famiglie sale, ma la spesa per consumi, se in termini correnti aumenta dell’1,6%, appare in decisa decelerazione rispetto al 2017, quando si attestava al +2,7%, e con una dinamica inferiore a quella del reddito disponibile (+1,9%).

Secondo dati Istat, a favorire la crescita di quest’ultimo sono state le retribuzioni, cresciute del +2,9% rispetto al 2017, e le prestazioni sociali ricevute, circa 7,9 miliardi in più dell’anno precedente.

Fra il 2009 e il 2012 la propensione al risparmio delle famiglie crollata al 7,1%

Nel periodo compreso fra le crisi del 2009 e del 2012 la propensione al risparmio delle famiglie era crollata dall’11,2% al 7,1%, accelerando una discesa già presente a partire dal 2005. E se dal 2005 al 2009 la sua riduzione era stata sospinta da un aumento della spesa per i consumi finali (+1,9% in media sul periodo) più intensa rispetto all’incremento del reddito disponibile (+1,5% in media), nel periodo 2009-2012 si è assistito nel complesso a una crescita moderata dei consumi (+1,4% in media sul periodo), a fronte di una sostanziale stabilità del reddito disponibile (-0,1% in media).

Nel 2013 e nel 2014 tendenza al rialzo

La lenta uscita dalla crisi è stata caratterizzata da un andamento incerto della propensione al risparmio, che secondo l’Istat ha mostrato una tendenza al rialzo nel 2013 e nel 2014, a fronte di una lieve dinamica positiva del reddito disponibile, per poi discendere fino al 2017, a seguito della risalita della spesa per i consumi.

I redditi da capitale netti sono sostanzialmente stabili

Nelle società non finanziarie il valore aggiunto cresce del 2,5% (+3,0% l’anno precedente) mentre continua a diminuire il tasso di profitto (41,7%). Sale al 21,2% il tasso di investimento (20,6% nel 2017). Il valore aggiunto cresce poco per le piccole imprese, definite “famiglie produttrici” (+0,2%) e scende per le imprese finanziarie (-4,2% da 2,6%). I redditi da capitale netti sono invece sostanzialmente stabili, confermando l’andamento poco vivace degli ultimi anni. In particolare, la quota di reddito generata dall’attività di produzione per il mercato svolta dalle famiglie (reddito misto), che gli imprenditori scelgono di destinare alle proprie necessità di consumo e di risparmio, aumenta solo dello 0,4%, in conseguenza del rallentamento della loro attività produttiva.

 

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Giovani e smartphone, quando il Giga detta legge

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I giovani sembrano non volersi mai accontentare, e sono pronti anche a tradire ripetutamente… l’operatore telefonico. Nel rapporto con il proprio smartphone, e in particolare, con i piani tariffari, i ragazzi sono sempre alla ricerca dell’offerta più conveniente e del numero di Giga più alto. E cambiano operatore di frequente, per poter sfruttare meglio Instagram e WhatsApp. A farlo emergere è una ricerca di Skuola.net, realizzata per TIM, su 15000 ragazzi tra gli 11 e i 25 anni, per capire quali sono le abitudini delle nuove generazioni con i propri dispositivi mobili.

Più traffico o più Rete?

Alla domanda “meglio chiamate illimitate o dati pressoché infiniti?” quasi 8 giovani su 10 (79%) puntano tutto sui secondi. Più di 1 su 2 affronta decisamente male la fine del monte dati, e se il 46% attende con ansia il rinnovo dell’offerta l’8% acquista immediatamente traffico supplementare. Oltre 7 su 10 barattano però volentieri un po’ di Giga con una Rete più veloce e affidabile. Quando, ad esempio, lo smartphone naviga a singhiozzo il 20% di loro ammette di andare su tutte le furie, mentre quando il telefono non aggancia proprio la rete dati, è il 17% ad andare nel panico.

Il 53% cambia operatore nell’arco di 24 mesi

Tanti giovani cedono quindi alle lusinghe dei gestori telefonici, che a suon di rilanci tentano di attrarre nuovi clienti. Fissando un intervallo temporale di 24 mesi il 53% degli intervistati dichiara di aver cambiato operatore. In dettaglio, il 33% una sola volta, il 12% due, l’8% tre o più, mentre solamente il 47% è rimasto fedele al vecchio gestore. Sono pochi (21%), invece, i pentiti che dopo un po’ ci ripensano e tornano all’operatore di partenza, riferisce Italpress. Il motivo principale è la quantità maggiore di Giga di navigazione, o minuti di conversazione (49%). Ma c’è anche chi si lascia convincere soprattutto dal prezzo inferiore dell’offerta (30%) o dalla copertura migliore della Rete (21%).

Come vengono consumati i Giga?

Quasi 2 ragazzi su 3 (63%) hanno a disposizione più di dieci Gigabyte, il 20% più di trenta, il 18% tra 20 e 30, il 15% tra 10 e 20, e il 10% sostiene di averli illimitati. Ciò non è sufficiente a evitare che il 7% li finisca nei primi giorni successivi al rinnovo dell’offerta. Ma come vengono consumati tutti questi Giga? Circa 1 su 4 indica i social network (24%), soprattutto Instagram (62%). Subito dietro i social ci sono le chat (20%), con WhatsApp scelta come app di riferimento dai tre quarti del campione (76%). Terzo gradino del podio, le app di musica (19%), che però sono un terreno impervio. A 1 ragazzo su 10 prosciugano quasi tutti i Giga, al 7% più della metà, e al 18% quasi la metà. Il 37%, forse per paura, le usa pochissimo, e il 28% evita di usarle.

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Case vacanza, un business da oltre 105 milioni di euro

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Per il comparto delle case vacanza il 2018 si è chiuso con un bilancio positivo: durante l’anno scorso il giro di affari degli affitti brevi è stato di oltre 105 milioni di euro, +5% rispetto al 2017. Secondo sito di settore CaseVacanza.it si tratta di un risultato soddisfacente, che si inserisce all’interno di un quadro di stabilizzazione tra domanda e offerta. Dopo le crescite a doppia cifra degli anni scorsi ora domanda e offerta si attestano infatti su un aumento rispettivamente dell’1% e del 2%.

“Ora che domanda e offerta si sono normalizzate la vera sfida si gioca sulla qualità degli alloggi e la loro promozione online”, commenta Francesco Lorenzani, amministratore delegato di Feries, società che fa capo a CaseVacanza.it.

Prezzo medio stabile a 890 euro per 8 giorni

“Gli ultimi 5 anni hanno segnato la fortuna delle case vacanza che sempre di più si sono affermate da un lato come scelta preferenziale di tanti viaggiatori italiani e stranieri, e dall’altra un’occasione di business per moltissimi proprietari del Bel Paese”, aggiunge Lorenzani.

Secondo gli analisti del sito il prezzo medio dei soggiorni della durata di circa 8 giorni in una casa vacanze per quattro persone resta stabile a 890 euro. E per questa formula non si arresta il gradimento degli stranieri. “Basti pensare che in appena un anno la percentuale di visitatori stranieri che hanno prenotato in case vacanza del nostro Paese risulta in crescita del 30%” afferma il manager.

Il 30% del mercato è composto da proprietari under 30

Sale inoltre il numero di quote rosa che si occupano del business degli affitti brevi, con un 47% che quasi pareggia la percentuale dei proprietari di sesso maschile. Inoltre, il settore delle case vacanza rimane un ambito molto gradito dalle giovani generazioni: se l’età media dei gestori è di appena 42 anni il 30% è infatti composto da proprietari under 30. Anche nel 2018 poi la maggior parte dei proprietari ha preferito gestire da sé la propria casa vacanza, e solo il 10% delle strutture viene amministrato dalle agenzie.

Puglia, Toscana e Sicilia le regioni più richieste

Sul piano dell’offerta sono la Sicilia, la Puglia e la Toscana le regioni che catalizzano la maggior parte delle case vacanza, e che insieme ospitano il 47% degli annunci sul portale. Le province che offrono un maggior numero di proposte sono Lecce e Trapani, ma anche Roma, che scalza Grosseto rispetto alla classifica del 2017. Per quanto riguarda le regioni con maggiore richiesta da parte dei viaggiatori, riporta Adnkronos, Puglia, Toscana e Sicilia restano nella top 3, con la Puglia che in questo caso conquista la prima posizione nei desiderata dei viaggiatori. Mentre Lecce, Livorno e Olbia-Tempio sono le province con più domanda sul portale.

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Rivoluzione Facebook: “integrerà Instagram, WhatsApp e Messenger”

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Sarà davvero così? I rumors si sprecano, dopo l’articolo del New York Times che ha affermato che Mark Zuckerberg, amministratore delegato di Facebook, vorrebbe integrare i servizi dei social network – WhatsApp, Instagram e Facebook Messenger. I tre i servizi di messaggistica continueranno a funzionare separatamente, ma la loro infrastruttura di messaggistica sottostante sarà unificata. Lo avrebbero rivelato al quotidiano Usa quattro persone coinvolte nel progetto. Facebook è ancora nelle prime fasi del lavoro e prevede di completarlo entro la fine di quest’anno o all’inizio del 2020, spiega ancora il quotidiano. Questa operazione, se si farà, riunirà tre delle più grandi reti di messaggistica del mondo, che complessivamente contano più di 2,6 miliardi di utenti.

Operatività entro il 2020?

A quanto scrive il New York Times, il progetto – che è ancora nelle fasi iniziali, con l’obiettivo di concludersi entro la fine di quest’anno o all’inizio del 2020 – richiede a migliaia di dipendenti di Facebook di riconfigurare il funzionamento di WhatsApp, Instagram e Facebook Messenger fin dai livelli più elementari. Ovviamente, si sono subito alzate polemiche e paure in merito a diverse questioni, dall’Antitrust alla privacy fino alla sicurezza dei dati degli utenti: sostanzialmente, Facebook avrebbe accesso a un’infinità di informazioni, con una posizione decisamente dominante.

Le rassicurazioni di Facebook

Stando a quanto hanno riportato al quotidiano americanoi quattro informatori, che vogliono mantenere il loro anonimato, Zuckerberg avrebbe anche ordinato a tutte le applicazioni di incorporare la crittografia end-to-end, che protegge i messaggi da occhi indiscreti tranne i partecipanti alla conversazione. Dopo l’entrata in vigore delle modifiche, un utente di Facebook potrebbe inviare un messaggio crittografato a qualcuno che ha solo un account WhatsApp, per esempio. Attualmente, questo non è ancora possibile perché le applicazioni sono separate.

Commentando le indiscrezioni di stampa, un portavoce di Facebook ha spiegato, come ha ribattuto l’Ansa: “Vogliamo costruire le migliori esperienze di messaggistica possibili; la gente vuole scambiarsi messaggi in modo veloce, semplice, affidabile e privato”. “Stiamo lavorando – ha aggiunto – per portare la crittografia end-to-end ad altri nostri servizi di messaggistica e stiamo valutando come rendere più facile raggiungere amici e familiari attraverso i diversi network”. “Chiaramente, in una fase come questa in cui stiamo iniziando a definire tutti i dettagli per capire come rendere tutto questo possibile, sono ancora molte le discussioni e i confronti in atto” ha concluso il portavoce di Facebook.

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Criptovalute: cosa succederà nel 2019?

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Quali sono stati i momenti chiave del 2018 e quali potranno essere i trend del 2019 nell’ancora nebuloso mercato delle criptovalute? Per fare un po’ di luce su questo mondo, gli esperti di Kaspersky Lab hanno tracciato alcune previsioni proprio per questo ambito.

La parola chiave sembra essere ridimensionamento

Nel 2018 il settore delle criptovalute ha interessato molte persone, compresi i cybercriminali, ma nella seconda parte dell’anno si è assistito ad un ridimensionamento dell’attività delle crypto-community e dei trader e, di conseguenza, dell’azione di risposta dei criminali informatici. Per l’anno nuovo, si prevede il ridimensionamento delle grandi aspettative sull’uso della blockchain in campi diversi da quelli delle criptovalute, il declino dei pagamenti in moneta digitale e l’assestamento dei tassi di cambio, dopo i valori stratosferici registrati nel 2017. Nella seconda metà del 2018, il mondo contraddistinto da blockchain e monete digitali ha affrontato grandi cambiamenti, primo fra tutti, la discesa dei prezzi delle criptovalute. Questo ha determinato un calo dell’interesse delle persone, dell’attività delle crypto-community e dei trader e, di conseguenza, nella risposta dei criminali informatici al fenomeno. Nel 2018 è diminuita l’azione degli encryptor ed è cresciuto il fenomeno del mining malevolo per la creazione di criptovalute. È stato appurato che, per i cyberciminali, è più sicuro fare mining in modo discreto su dispositivi infetti piuttosto che chiedere un riscatto tramite un ransomware, attirando così l’attenzione. L’impiego del crypto-mining malevolo ha continuato a crescere nel primo trimestre del 2018, con un picco a marzo, ma nei mesi successivi c’è stata un’involuzione, determinata anche dalla discesa dei tassi di cambio delle monete digitali.

Le previsioni per il mondo delle criptovalute

Lo studio stima tre grandi cambiamenti in questo settore. In primis, il ridimensionamento delle aspettative riguardo l’uso della blockchain in campi diversi da quelli delle criptovalute. Questo trend sarà determinato non tanto dalle evoluzioni tecnologiche, ma dalla consapevolezza delle persone e delle aziende di quanto possa essere effettivamente ristretto il raggio d’azione della blockchain e il suo possibile impiego. Un uso efficiente della blockchain, in ambiti diversi da quelli che riguardano le valute digitali, è stato già esplorato e sperimentato negli ultimi anni, con pochi risultati comprovati. In seconda battuta, ci sarà una diminuzione dei pagamenti in valute digitali, a causa soprattutto delle alte commissioni , dei trasferimenti lenti, del prezzo alto per quanto riguarda l’integrazione e, cosa ancora più importante, dello scarso numero di clienti. Infine, il report di Kaspersky Lab ritiene impossibile tornare ai tassi di cambio stratosferici registrati nel 2017.

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