Giovani e smartphone, quando il Giga detta legge

Condividi questo articoloShare on Facebook
Facebook
Tweet about this on Twitter
Twitter
Share on LinkedIn
Linkedin

I giovani sembrano non volersi mai accontentare, e sono pronti anche a tradire ripetutamente… l’operatore telefonico. Nel rapporto con il proprio smartphone, e in particolare, con i piani tariffari, i ragazzi sono sempre alla ricerca dell’offerta più conveniente e del numero di Giga più alto. E cambiano operatore di frequente, per poter sfruttare meglio Instagram e WhatsApp. A farlo emergere è una ricerca di Skuola.net, realizzata per TIM, su 15000 ragazzi tra gli 11 e i 25 anni, per capire quali sono le abitudini delle nuove generazioni con i propri dispositivi mobili.

Più traffico o più Rete?

Alla domanda “meglio chiamate illimitate o dati pressoché infiniti?” quasi 8 giovani su 10 (79%) puntano tutto sui secondi. Più di 1 su 2 affronta decisamente male la fine del monte dati, e se il 46% attende con ansia il rinnovo dell’offerta l’8% acquista immediatamente traffico supplementare. Oltre 7 su 10 barattano però volentieri un po’ di Giga con una Rete più veloce e affidabile. Quando, ad esempio, lo smartphone naviga a singhiozzo il 20% di loro ammette di andare su tutte le furie, mentre quando il telefono non aggancia proprio la rete dati, è il 17% ad andare nel panico.

Il 53% cambia operatore nell’arco di 24 mesi

Tanti giovani cedono quindi alle lusinghe dei gestori telefonici, che a suon di rilanci tentano di attrarre nuovi clienti. Fissando un intervallo temporale di 24 mesi il 53% degli intervistati dichiara di aver cambiato operatore. In dettaglio, il 33% una sola volta, il 12% due, l’8% tre o più, mentre solamente il 47% è rimasto fedele al vecchio gestore. Sono pochi (21%), invece, i pentiti che dopo un po’ ci ripensano e tornano all’operatore di partenza, riferisce Italpress. Il motivo principale è la quantità maggiore di Giga di navigazione, o minuti di conversazione (49%). Ma c’è anche chi si lascia convincere soprattutto dal prezzo inferiore dell’offerta (30%) o dalla copertura migliore della Rete (21%).

Come vengono consumati i Giga?

Quasi 2 ragazzi su 3 (63%) hanno a disposizione più di dieci Gigabyte, il 20% più di trenta, il 18% tra 20 e 30, il 15% tra 10 e 20, e il 10% sostiene di averli illimitati. Ciò non è sufficiente a evitare che il 7% li finisca nei primi giorni successivi al rinnovo dell’offerta. Ma come vengono consumati tutti questi Giga? Circa 1 su 4 indica i social network (24%), soprattutto Instagram (62%). Subito dietro i social ci sono le chat (20%), con WhatsApp scelta come app di riferimento dai tre quarti del campione (76%). Terzo gradino del podio, le app di musica (19%), che però sono un terreno impervio. A 1 ragazzo su 10 prosciugano quasi tutti i Giga, al 7% più della metà, e al 18% quasi la metà. Il 37%, forse per paura, le usa pochissimo, e il 28% evita di usarle.

Condividi questo articoloShare on Facebook
Facebook
Tweet about this on Twitter
Twitter
Share on LinkedIn
Linkedin

Studio di mediazione immobiliare Franco Guerrieri

Condividi questo articoloShare on Facebook
Facebook
Tweet about this on Twitter
Twitter
Share on LinkedIn
Linkedin

Acquistare un immobile di lusso, o comunque di un certo prestigio, è particolarmente complicato per quanti non sono del settore e non ne conoscono a pieno le dinamiche. Quello del lusso è infatti un mercato particolare per il quale diventa ancora più importante il riuscire ad avvalersi di una risorsa che possa curare i propri interessi e gestire tutte le pratiche necessarie in maniera ineccepibile. L’immobiliare Monza Franco Guerrieri è impegnata da anni nel settore e rappresenta una valida risorsa per quanti desiderano acquistare o vendere un immobile di prestigio a Monza o in Brianza, mettendo a disposizione dei clienti tutta l’esperienza maturata nel tempo e le capacità di uno staff appassionato e qualificato. I servizi che questa prestigiosa agenzia di mediazione immobiliare offre, riguardano già la stima e la valutazione approfondita di un determinato immobile, anche per quel che riguarda le sue potenzialità.

Il cliente viene inoltre seguito anche dal punto di vista legale e dunque durante la stesura del compromesso, nonché al momento del rogito, oltre ad un affiancamento mirato al fine di riuscire ad ottenere in maniera più semplice il finanziamento presso gli istituti bancari che sono convenzionati. L’agenzia offre inoltre ai propri clienti consulenza tecnica per tutto ciò che riguarda eventuali interventi di progettazione o ristrutturazione degli immobili,nonchè organizzazione di sopralluoghi. Lo studio di mediazione immobiliare Franco Guerrieri assiste dunque i propri clienti a 360 gradi, sia nel caso essi desiderino acquistare che vendere un immobile, offrendo loro sempre il massimo della trasparenza e garantendo il massimo della privacy. La grande esperienza maturata nel tempo, unita alla trasparenza nelle operazioni e alla discrezione nelle trattative, rendono lo Studio Franco Guerrieri una risorsa in grado di offrire sempre un servizio d’alto profilo, con particolare riferimento a soluzioni abitative che si distinguono per importanti caratteristiche architettoniche, storiche e paesaggistiche.

Condividi questo articoloShare on Facebook
Facebook
Tweet about this on Twitter
Twitter
Share on LinkedIn
Linkedin

Case vacanza, un business da oltre 105 milioni di euro

Condividi questo articoloShare on Facebook
Facebook
Tweet about this on Twitter
Twitter
Share on LinkedIn
Linkedin

Per il comparto delle case vacanza il 2018 si è chiuso con un bilancio positivo: durante l’anno scorso il giro di affari degli affitti brevi è stato di oltre 105 milioni di euro, +5% rispetto al 2017. Secondo sito di settore CaseVacanza.it si tratta di un risultato soddisfacente, che si inserisce all’interno di un quadro di stabilizzazione tra domanda e offerta. Dopo le crescite a doppia cifra degli anni scorsi ora domanda e offerta si attestano infatti su un aumento rispettivamente dell’1% e del 2%.

“Ora che domanda e offerta si sono normalizzate la vera sfida si gioca sulla qualità degli alloggi e la loro promozione online”, commenta Francesco Lorenzani, amministratore delegato di Feries, società che fa capo a CaseVacanza.it.

Prezzo medio stabile a 890 euro per 8 giorni

“Gli ultimi 5 anni hanno segnato la fortuna delle case vacanza che sempre di più si sono affermate da un lato come scelta preferenziale di tanti viaggiatori italiani e stranieri, e dall’altra un’occasione di business per moltissimi proprietari del Bel Paese”, aggiunge Lorenzani.

Secondo gli analisti del sito il prezzo medio dei soggiorni della durata di circa 8 giorni in una casa vacanze per quattro persone resta stabile a 890 euro. E per questa formula non si arresta il gradimento degli stranieri. “Basti pensare che in appena un anno la percentuale di visitatori stranieri che hanno prenotato in case vacanza del nostro Paese risulta in crescita del 30%” afferma il manager.

Il 30% del mercato è composto da proprietari under 30

Sale inoltre il numero di quote rosa che si occupano del business degli affitti brevi, con un 47% che quasi pareggia la percentuale dei proprietari di sesso maschile. Inoltre, il settore delle case vacanza rimane un ambito molto gradito dalle giovani generazioni: se l’età media dei gestori è di appena 42 anni il 30% è infatti composto da proprietari under 30. Anche nel 2018 poi la maggior parte dei proprietari ha preferito gestire da sé la propria casa vacanza, e solo il 10% delle strutture viene amministrato dalle agenzie.

Puglia, Toscana e Sicilia le regioni più richieste

Sul piano dell’offerta sono la Sicilia, la Puglia e la Toscana le regioni che catalizzano la maggior parte delle case vacanza, e che insieme ospitano il 47% degli annunci sul portale. Le province che offrono un maggior numero di proposte sono Lecce e Trapani, ma anche Roma, che scalza Grosseto rispetto alla classifica del 2017. Per quanto riguarda le regioni con maggiore richiesta da parte dei viaggiatori, riporta Adnkronos, Puglia, Toscana e Sicilia restano nella top 3, con la Puglia che in questo caso conquista la prima posizione nei desiderata dei viaggiatori. Mentre Lecce, Livorno e Olbia-Tempio sono le province con più domanda sul portale.

Condividi questo articoloShare on Facebook
Facebook
Tweet about this on Twitter
Twitter
Share on LinkedIn
Linkedin

Rivoluzione Facebook: “integrerà Instagram, WhatsApp e Messenger”

Condividi questo articoloShare on Facebook
Facebook
Tweet about this on Twitter
Twitter
Share on LinkedIn
Linkedin

Sarà davvero così? I rumors si sprecano, dopo l’articolo del New York Times che ha affermato che Mark Zuckerberg, amministratore delegato di Facebook, vorrebbe integrare i servizi dei social network – WhatsApp, Instagram e Facebook Messenger. I tre i servizi di messaggistica continueranno a funzionare separatamente, ma la loro infrastruttura di messaggistica sottostante sarà unificata. Lo avrebbero rivelato al quotidiano Usa quattro persone coinvolte nel progetto. Facebook è ancora nelle prime fasi del lavoro e prevede di completarlo entro la fine di quest’anno o all’inizio del 2020, spiega ancora il quotidiano. Questa operazione, se si farà, riunirà tre delle più grandi reti di messaggistica del mondo, che complessivamente contano più di 2,6 miliardi di utenti.

Operatività entro il 2020?

A quanto scrive il New York Times, il progetto – che è ancora nelle fasi iniziali, con l’obiettivo di concludersi entro la fine di quest’anno o all’inizio del 2020 – richiede a migliaia di dipendenti di Facebook di riconfigurare il funzionamento di WhatsApp, Instagram e Facebook Messenger fin dai livelli più elementari. Ovviamente, si sono subito alzate polemiche e paure in merito a diverse questioni, dall’Antitrust alla privacy fino alla sicurezza dei dati degli utenti: sostanzialmente, Facebook avrebbe accesso a un’infinità di informazioni, con una posizione decisamente dominante.

Le rassicurazioni di Facebook

Stando a quanto hanno riportato al quotidiano americanoi quattro informatori, che vogliono mantenere il loro anonimato, Zuckerberg avrebbe anche ordinato a tutte le applicazioni di incorporare la crittografia end-to-end, che protegge i messaggi da occhi indiscreti tranne i partecipanti alla conversazione. Dopo l’entrata in vigore delle modifiche, un utente di Facebook potrebbe inviare un messaggio crittografato a qualcuno che ha solo un account WhatsApp, per esempio. Attualmente, questo non è ancora possibile perché le applicazioni sono separate.

Commentando le indiscrezioni di stampa, un portavoce di Facebook ha spiegato, come ha ribattuto l’Ansa: “Vogliamo costruire le migliori esperienze di messaggistica possibili; la gente vuole scambiarsi messaggi in modo veloce, semplice, affidabile e privato”. “Stiamo lavorando – ha aggiunto – per portare la crittografia end-to-end ad altri nostri servizi di messaggistica e stiamo valutando come rendere più facile raggiungere amici e familiari attraverso i diversi network”. “Chiaramente, in una fase come questa in cui stiamo iniziando a definire tutti i dettagli per capire come rendere tutto questo possibile, sono ancora molte le discussioni e i confronti in atto” ha concluso il portavoce di Facebook.

Condividi questo articoloShare on Facebook
Facebook
Tweet about this on Twitter
Twitter
Share on LinkedIn
Linkedin

Criptovalute: cosa succederà nel 2019?

Condividi questo articoloShare on Facebook
Facebook
Tweet about this on Twitter
Twitter
Share on LinkedIn
Linkedin

Quali sono stati i momenti chiave del 2018 e quali potranno essere i trend del 2019 nell’ancora nebuloso mercato delle criptovalute? Per fare un po’ di luce su questo mondo, gli esperti di Kaspersky Lab hanno tracciato alcune previsioni proprio per questo ambito.

La parola chiave sembra essere ridimensionamento

Nel 2018 il settore delle criptovalute ha interessato molte persone, compresi i cybercriminali, ma nella seconda parte dell’anno si è assistito ad un ridimensionamento dell’attività delle crypto-community e dei trader e, di conseguenza, dell’azione di risposta dei criminali informatici. Per l’anno nuovo, si prevede il ridimensionamento delle grandi aspettative sull’uso della blockchain in campi diversi da quelli delle criptovalute, il declino dei pagamenti in moneta digitale e l’assestamento dei tassi di cambio, dopo i valori stratosferici registrati nel 2017. Nella seconda metà del 2018, il mondo contraddistinto da blockchain e monete digitali ha affrontato grandi cambiamenti, primo fra tutti, la discesa dei prezzi delle criptovalute. Questo ha determinato un calo dell’interesse delle persone, dell’attività delle crypto-community e dei trader e, di conseguenza, nella risposta dei criminali informatici al fenomeno. Nel 2018 è diminuita l’azione degli encryptor ed è cresciuto il fenomeno del mining malevolo per la creazione di criptovalute. È stato appurato che, per i cyberciminali, è più sicuro fare mining in modo discreto su dispositivi infetti piuttosto che chiedere un riscatto tramite un ransomware, attirando così l’attenzione. L’impiego del crypto-mining malevolo ha continuato a crescere nel primo trimestre del 2018, con un picco a marzo, ma nei mesi successivi c’è stata un’involuzione, determinata anche dalla discesa dei tassi di cambio delle monete digitali.

Le previsioni per il mondo delle criptovalute

Lo studio stima tre grandi cambiamenti in questo settore. In primis, il ridimensionamento delle aspettative riguardo l’uso della blockchain in campi diversi da quelli delle criptovalute. Questo trend sarà determinato non tanto dalle evoluzioni tecnologiche, ma dalla consapevolezza delle persone e delle aziende di quanto possa essere effettivamente ristretto il raggio d’azione della blockchain e il suo possibile impiego. Un uso efficiente della blockchain, in ambiti diversi da quelli che riguardano le valute digitali, è stato già esplorato e sperimentato negli ultimi anni, con pochi risultati comprovati. In seconda battuta, ci sarà una diminuzione dei pagamenti in valute digitali, a causa soprattutto delle alte commissioni , dei trasferimenti lenti, del prezzo alto per quanto riguarda l’integrazione e, cosa ancora più importante, dello scarso numero di clienti. Infine, il report di Kaspersky Lab ritiene impossibile tornare ai tassi di cambio stratosferici registrati nel 2017.

Condividi questo articoloShare on Facebook
Facebook
Tweet about this on Twitter
Twitter
Share on LinkedIn
Linkedin

Brand del lusso, attenzione a non deludere le aspettative di sostenibilità

Condividi questo articoloShare on Facebook
Facebook
Tweet about this on Twitter
Twitter
Share on LinkedIn
Linkedin

La sostenibilità è un valore essenziale anche per i consumatori dei brand del lusso. E chi non terrà conto di questo aspetto corre il rischio di veder sensibilmente ridotte le proprie entrate. È il quadro che emerge dal nuovo Libro Bianco, “La Sostenibilità nel Packaging del Settore Lusso”, redatto da App, Asia Pulp & Paper, sulla base di uno studio commissionato all’Istituto di Ricerca Smithers Pira che ha studiato le opinioni sul packaging dei prodotti di lusso di britannici, francesi e italiani.

Sì al sovrapprezzo in cambio di sostenibilità del packaging

La ricerca di App rivela che il 78% dei consumatori è disposto a pagare un sovrapprezzo per un prodotto di lusso il cui packaging è prodotto in modo sostenibile. Ma il 26% dei consumatori ammette che prima dell’acquisto di un prodotto di lusso non controlla se il brand è sostenibile. Consumatori pigri, quindi? No, semplicemente non saprebbero come scoprirlo.

Comunicazione, l’anello debole

La ricerca evidenzia che la maggioranza dei consumatori (71%) si aspetta che i brand del lusso siano sostenibili e che utilizzino degli imballaggi in linea con questi criteri. E, anche se molti marchi del lusso hanno ormai messo punto un sistema di approvvigionamento responsabile lungo tutta filiera,  questo impegno non viene comunicato in modo chiaro ed efficace ai consumatori.

Guai in vista, però, per i brand che non saranno in grado di soddisfare queste aspettative, visto che il 24%  dei potenziali clienti dichiara la propensione a non acquistare un prodotto se il marchio che lo produce non è in grado di provare la propria sostenibilità.

La valutazione del packaging al momento dell’acquisto

Nella decisione d’acquisto, il 21% degli intervistati ammette di confrontare i packaging tra i vari prodotti di lusso, e sempre il 21% ha deciso di non comprare un prodotto perché eccessivamente imballato. La ricerca rivela, inoltre, che carta e cartone sono considerati ecocompatibili rispettivamente dal 62% e dal 63% degli intervistati. Invece, la plastica e il metallo sono i materiali ritenuti meno sostenibili.

Quali sono le motivazioni che spingono all’acquisto di un bene di lusso? Innanzitutto la qualità (ha risposto così il 93% degli intervistati), poi la presenza di caratteristiche in grado di riflettere la propria personalità (80%) e quindi il packaging sostenibile, in grado di influenzare per il sì o no all’acquisto il 72% dei consumatori.

In Europa, i consumatori italiani sono tra i più attenti. Il 37% dei nostri connazionali è infatti propenso a controllare le etichette di un prodotto per verificarne la sostenibilità , contro il 26% del Regno Unito e il 22% della Francia.

Condividi questo articoloShare on Facebook
Facebook
Tweet about this on Twitter
Twitter
Share on LinkedIn
Linkedin

Smart city: Milano è prima in Italia, e 45a nel mondo

Condividi questo articoloShare on Facebook
Facebook
Tweet about this on Twitter
Twitter
Share on LinkedIn
Linkedin

Nella classifica delle città più smart d’Italia Milano continua a mantenere il suo primato, e anche nel 2018 si conferma in prima posizione per il quinto anno consecutivo. E a livello internazionale è al 45° posto. Al secondo posto della classifica italiana si piazza Firenze, e al terzo Bologna, entrambe al top della graduatoria stilata da Fpa nel rapporto annuale ICity Rate 2018. Completano la classifica delle prime 10 smart city italiane Trento, Bergamo, Torino, Venezia, Parma, Pisa e Reggio Emilia. La coda è occupata dalle città del Mezzogiorno, con Agrigento all’ultimo posto.

“Il ruolo del capitale umano è cruciale”

Fpa ha individuato e analizzato 15 dimensioni urbane, in ambito nazionale e internazionale, e 107 indicatori. Tra i quali occupazione, innovazione, trasformazione digitale, inclusione sociale, istruzione, rifiuti, sicurezza, mobilità sostenibile e verde urbano, riporta Ansa.

“Dal rapporto ICity Rate 2018 emerge quanto sia cruciale il ruolo del capitale umano nel determinare il posizionamento complessivo delle città”, afferma Gianni Dominici, direttore generale di Fpa. La sostenibilità, però, è un obiettivo ancora lontano, “anche per quelle più avanzate nello sviluppo della smart city – continua Dominici – che appaiono in difficoltà nella gestione e conservazione della qualità dell’aria e dell’acqua, dei rifiuti e del territorio”.

Milano tra le prime 50 nella classifica internazionale

A livello mondiale New York (1°), Londra (2°) e Parigi (3°) restano le top smart city del mondo. E Milano, che in due anni ha scalato ben 13 posizioni, è al 45° posto. Ma non è l’unica città italiana in classifica. Al 66° posto c’è Roma, al 98° Firenze, poi Torino (106°) e Napoli (119°). Secondo la 5a edizione dello IESE Cities in Motion Index (CIMI), realizzato dal Center for Globalization and Strategy, il capoluogo lombardo spicca soprattutto nell’area mobilità e trasporti (16°), ma ottiene valutazioni positive anche per la coesione sociale, nell’area dell’economia (35°) e sul fronte del respiro internazionale (46°). Da migliorare invece l’aspetto del capitale umano e della governance.

Per essere smart le dimensioni non contano

Da quanto emerge dall’indagine CIMI non è semplice per una città trovare il giusto bilanciamento delle componenti in gioco per diventare smart. Difficile, per esempio, combinare mobilità e ambiente. O potere economico e coesione sociale. Per questo, anche se la nuova edizione dell’indice sembra confermare la predominanza delle metropoli, gli autori indicano come modello le città di medie dimensioni (Amsterdam, Melbourne, Copenaghen). O città anche più piccole (Reykjavik, Wellington), per sottolineare che la grandezza non è condizione essenziale per ottenere buoni risultati.

 

Condividi questo articoloShare on Facebook
Facebook
Tweet about this on Twitter
Twitter
Share on LinkedIn
Linkedin

Le Pmi entrano in Borsa, arriva il bonus da 80 milioni di euro

Condividi questo articoloShare on Facebook
Facebook
Tweet about this on Twitter
Twitter
Share on LinkedIn
Linkedin

Un bonus da 80 milioni di euro per le Pmi quotate in Borsa. L’iniziativa mira a favorire l’accesso al mercato azionario per contrastare la sottocapitalizzazione delle aziende italiane, poco solide sul fronte delle garanzie patrimoniali. Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n.139 del 18/06/18 diviene quindi operativo il credito d’imposta per la quotazione in Borsa delle Pmi. Lo stanziamento per gli anni 2019-2021 ammonta a 80 milioni di euro, ma il contributo, che copre un ampio spettro di costi, può arrivare fino a 500 mila euro. In un rapporto del 2016 BankItalia presentava le imprese italiane come meno stabili sul fronte dell’equity rispetto a quelle dei paesi trainanti dell’eurozona. E una bassa capitalizzazione significa maggior volatilità, maggiore esposizione al rischio, e maggiore difficoltà di accesso al credito e di investimento.

I requisiti per accedere al mercato azionario

Ma quali sono i soggetti ammessi al Bonus per l’accesso al mercato azionario? Le Pmi italiane con un numero di Ula (Unità lavorative-anno) compreso tra 10 e 250, un fatturato annuo compreso tra 2 e 50 milioni, o totale annuo di bilancio compreso tra 2 e 43 milioni di euro. Nel calcolo occorre però tener conto di eventuali rapporti di controllo o collegamento societario. Inoltre, le imprese devono essere costituite e regolarmente iscritte al registro delle imprese alla data di presentazione della domanda, e operare nei settori economici ammessi dal Regolamento di Esenzione (UE) N. 651/2014, compreso il settore della produzione di prodotti agricoli.

Le spese ammissibili

Sono ammessi i costi di consulenza sostenuti dal 1° gennaio 2018 al fine di ottenere l’ammissione alla quotazione entro il 31 dicembre 2020. I costi devono riguardare le attività di ammissione alla quotazione e al collocamento delle azioni, nonché le attività professionali per questioni legali, fiscali, contrattualistiche e di due diligence. In particolare, le attività sostenute in vista dell’inizio del processo di quotazione e a esso finalizzate (assistenza dell’impresa nella redazione del piano industriale, supporto nelle fasi del percorso funzionale alla quotazione nel mercato di riferimento), e le attività fornite durante la fase di ammissione alla quotazione, e finalizzate ad attestare l’idoneità della società all’ammissione stessa.

Come ottenere le agevolazioni 

L’effettività del sostenimento dei costi e l’ammissibilità degli stessi dovrà risultare da apposita attestazione rilasciata dal presidente del collegio sindacale, da un revisore legale, o da un professionista iscritto nell’albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili.

Per ottenere il credito d’imposta (importo massimo 500 mila euro, nella misura massima del 50% dei costi sostenuti per le attività finanziabili), si dovrà inoltrare apposita istanza in via telematica, tra il 1° ottobre dell’anno in cui è stata ottenuta la quotazione e il 31 marzo dell’anno successivo.

Il credito, utilizzabile solo in compensazione a decorrere dal decimo giorno lavorativo del mese successivo a quello in cui è stata comunicata la concessione, non è imponibile né ai fini Ires né Irap.

Condividi questo articoloShare on Facebook
Facebook
Tweet about this on Twitter
Twitter
Share on LinkedIn
Linkedin

Acqua pura e personalizzata grazie ai dispenser ufficio IWM

Condividi questo articoloShare on Facebook
Facebook
Tweet about this on Twitter
Twitter
Share on LinkedIn
Linkedin

Offrire a tutti la possibilità di potersi dissetare durante l’orario di lavoro, così come al termine di una seduta di palestra o magari all’interno di una sala d’attesa mentre si attende di essere ricevuti, è molto importante ed è una grande testimonianza di attenzione nei confronti dei dipendenti o della propria utenza. Ecco perchè sono sempre di più le aziende che decidono di provvedere ad offrire questo servizio e migliorare così le condizioni dei lavoratori o comunque rendere più piacevole la permanenza di clienti ed utenti all’interno della propria struttura. Se fino a qualche anno fa si ricorreva ai classici boccioni d’acqua, oggi si preferisce puntare sui dispenser d’acqua per l’ufficio, come i vari modelli proposti da IWM i quali trattano l’acqua di rubinetto rendendola ancora più pura migliorandone anche il sapore. Le ragioni che spingono le aziende ad adottare questa soluzione sono da ricercare sia nella qualità dell’acqua che nel costo di approvvigionamento, due argomenti sicuramente interessanti e che meritano grande attenzione per ovvi motivi.

L’acqua del rubinetto infatti, è già salutare di suo in quanto controllata dalle società locali che si occupano della gestione dell’acqua. Grazie ai dispenser ad osmosi inversa IWM, è possibile trattare l’acqua del rubinetto e renderla ancora più cristallina, con la certezza di bere un’acqua decisamente più salutare rispetto quella dei boccioni. Inoltre il costo al litro dell’acqua di rubinetto è decisamente più basso rispetto qualsiasi altra fonte di approvvigionamento, ma i vantaggi non sono finiti qua. Si perché i dispenser acqua IWM per l’ufficio consentono di avere acqua fredda e calda in base alle proprie necessità, ma anche la possibilità di avere dell’acqua gasata o del ghiaccio a piacimento. Non solo un’acqua sicura e bilanciata dunque, ma soprattutto un’acqua personalizzata in base al gusto e alle abitudini di ciascuno.

Condividi questo articoloShare on Facebook
Facebook
Tweet about this on Twitter
Twitter
Share on LinkedIn
Linkedin

Realtà virtuale, uno strumento per combattere le dipendenze

Condividi questo articoloShare on Facebook
Facebook
Tweet about this on Twitter
Twitter
Share on LinkedIn
Linkedin

Non solo videogame: ora la realtà virtuale può curare le dipendenze. Non è più solo un passatempo, quindi, e non riguarda solo i videogiochi, ma può essere utilizzata come un vero e proprio strumento per combattere ogni tipo di dipendenza, che sia da sostanze stupefacenti, dall’alcool o dal gioco d’azzardo.

Per diagnosticare e trattare le persone che soffrono di disturbi compulsivi il Monash Institute di Melbourne ha messo a punto il progetto BrainPark, una struttura in cui vengono combinate le neuroscienze con la realtà virtuale e l’esercizio ad alta intensità. Ovviamente senza ricorrere a farmaci.

La realtà virtuale mette insieme medico, paziente e cattive abitudini

“La realtà virtuale terapeutica rappresenta un punto di svolta per le malattie mentali”, ha dichiarato alla radio nazionale Abc la direttrice del BrainPark Rebecca Seagrave.

Al momento sembra che BrainPark stia dando ottimi risultati. La realtà virtuale infatti può mettere insieme il medico, il paziente e le sue cattive abitudini. Come? Ricreando una “zona calda” realistica della dipendenza che viene affrontata congiuntamente. In questo modo “è possibile rieducare il soggetto – spiega Seagrav – a sviluppare nuove risposte a cannabis, alcool, anfetamine o gioco d’azzardo”.

I disturbi ossessivi-compulsivi e le situazioni di innesco

I casi di dipendenza possono essere trattati attraverso una serie di situazioni di innesco problematico, “a cui è veramente difficile accedere nel mondo reale – continua l’esperta – e che si possono facilmente ricreare virtualmente in uno studio medico”.

Attraverso la realtà virtuale, ad esempio, un paziente con un disturbo ossessivo-compulsivo legato alla pulizia può essere messo alla prova affrontando particolari situazioni di innesco, come la creazione di sporcizia e disordine in cucina o nel bagno, riporta Ansa.

Sfruttare i benefici della tecnologia per non ricorrere ai farmaci

I dipendenti dal gioco d’azzardo, o affetti da ludopatia, possono invece essere testati con una replica virtuale di una sala slot da poker. “Possiamo misurare la risposta cerebrale fisiologica delle persone – continua Seagrave – verso differenti aspetti del gioco d’azzardo in un ambiente virtuale. Ed esaminare quali aspetti sono più legati al comportamento da dipendenza”.

Tradizionalmente le dipendenze sono trattate a seconda della tipologia. L’assistenza psicologica, ad esempio, viene utilizzata per la ludopatia, i farmaci nelle crisi di astinenza o l’ansia. “Ma questo non funziona per tutti – sostiene la direttrice di BrainPark -. Noi vogliamo offrire un nuovo approccio per diagnosticare e trattare i disturbi compulsivi sfruttando i benefici offerti dalla tecnologia”.

Condividi questo articoloShare on Facebook
Facebook
Tweet about this on Twitter
Twitter
Share on LinkedIn
Linkedin