Dalla chirurgia ai filtri nei selfie il nostro volto va verso l’omologazione

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Dalle possibilità della chirurgia estetica per appianare rughe, tirare su il mento, rimpolpare zigomi e labbra a quelle digitali applicate ai social, con i filtri sulle foto che correggono le imperfezioni e ci fanno più belli. Ma del nostro viso cosa resta? Se l’immagine è quella di volti perfetti, che correggono artificialmente i contorni reali, dove risiede la nostra autenticità? Siamo immersi in una cultura della perfezione, ma in un mondo di diversità. E i canoni di bellezza contemporanei, fortemente segnati dal conformismo, ci spingono verso l’omologazione dei tratti.

Una faccia artificiale per fermare lo scorrere del tempo

Nel presente delle relazioni digitali deviare da questi canoni comporta l’esclusione dai trend sociali. Fotoritocco massiccio sui social network e in pubblicità, influencer digitali indistinguibili da quelli reali, androidi dai tratti sempre più antropomorfi e potenziati da un’intelligenza artificiale sempre più raffinata. Fenomeni che hanno portato nella vita privata e sociale un incontro quotidiano e costante con facce artificiali. Facce molto diverse tra loro, ma accomunate da un obiettivo irraggiungibile, quello di fermare lo scorrere del tempo, riporta Ansa. Ma cosa comportano le trasformazioni in atto per le relazioni interpersonali e la società? Quale ricaduta hanno sulle nostre vite? La scomparsa del “vecchio” volto sarà senza conseguenze per la collettività?

La rimozione del vecchio, la robotica e l’autopercezione di sé

La rimozione del vecchio, sia come concetto sia come manifestazione concreta, e le conseguenti manipolazioni per far apparire eterno il presente, fa entrare in gioco anche l’antico sogno di creare nostri simili, esseri dotati di intelligenza, coscienza ed emozioni. Videografica, robotica, chirurgia, e fotoritocco dilagano. Ma cosa significano queste presenze artificiali per le relazioni interpersonali e per l’auto-percezione di sé? Quale ricaduta ha sulle nostre vite la manipolazione del volto, ciò che ci rende unici e che fa di noi delle persone? L’esperienza perturbante dell’Uncanny Valley, come provato dagli studi di robotica in Giappone, produce inquietudine in chi si trova di fronte a volti molto simili agli umani, ma che umani non sono, come androidi e creazioni della videografica.

Avviare una riflessione urgente sul tema dell’unicità del volto

In questione non c’è la libera scelta individuale, “ma il fatto che esperienze così complesse avvengano senza una consapevolezza diffusa – spiega Lorella Zanardo autrice del documentario Il Corpo delle donne -. Non si tratta pertanto di emettere giudizi, ma di avviare una riflessione urgente perché il volto umano è il luogo dove il senso di esistere si manifesta. Prenderne coscienza è quanto mai necessario”.

Per questo motivo, insieme a Cesare Cantù e in collaborazione con la Fondazione Il Lazzaretto, Lorella Zanardo è impegnata nel progetto Volto Manifesto, un progetto che si pone come obiettivo “stimolare una riflessione aperta sulla trasformazione del volto nell’era digitale – aggiunge l’esperta – invitando a un dialogo collettivo e condiviso sul tema dell’unicità del volto”, e del ruolo che riassume nelle relazioni umane e nella società. 

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