Colloquio di lavoro: ecco i segnali per capire se è andato bene o no

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Il colloquio di lavoro è un momento clou della vita professionale, specie per i giovani che in pochi minuti si giocano un’occasione fondamentale. E, tutte le volte che se ne sostiene uno, dopo la chiacchierata sorge spontanea la domanda: “Come sarà andata?? Avrò fatto buona impressione o meno?”. Eppure, anche se a livello inconsapevole, ognuno di noi sa già la risposta perché il cervello non mente. Già, le neuroscienze possono dimostrare che la nostra mente sa molte più riposte di quanto crediamo. Questo meccanismo è illustrato da Lorenzo Dornetti, esperto in neuroscienze, che ha spiegato all’agenzia di stampa AdnKronos quali siano i  tre indicatori da osservare in particolare durante il colloquio di lavoro: posizione del corpo del selezionatore, i segnali che manda il nostro interlocutore e il ruolo del curriculum vitae. Un insieme di azioni che permettono al nostro cervello di darsi le risposte giuste.

Direzione del corpo

Quando un candidato ha fatto buona impressione, il corpo di chi seleziona si rivolge verso la persona. La punta del piede punta verso il viso. Se al contrario non si è colpito positivamente, il recruiter tende a mettersi di lato, con il piede che indica l’uscita della stanza. Le aree limbiche che governano le relazioni e i comportamenti istintivi sfuggono al controllo volontario della corteccia.>

Segnali di attrazione

Se una persona fa buona impressione, il cervello rilascia ossitocina, l’ormone delle relazioni. Questo determina una maggiore sensibilità nelle aree maggiormente innervate come mani e labbra. Quindi un selezionatore che si accarezza le mani o si tocca le labbra, denota un’indicazione positiva.

Il curriculum vitae

Quando si fa buona impressione, chi seleziona tende a mettere al centro della scrivania o in un posto visibile il curriculum. Lo fissa con attenzione, lo mette al centro del tavolo, lo tratta con riguardo, lo rilegge per un ultimo approfondimento. Questi segnali indicano che il recruiter è stato impressionato favorevolmente. Se tratta il cv distrattamente e lo archivia con superficialità, probabilmente non è così.

Il principio di transitorietà

Per il cervello le cose di una persona sono la persona stessa. Si chiama ‘principio di transitorietà’. Se non si è fatta buona impressione, è utile cercare di recuperare. Gli studi sulla memoria dimostrano che, durante un colloquio di lavoro, chi seleziona ricorda nitidamente l’ultima immagine e le ultime dieci parole. Il parere del selezionatore può cambiare sul finale con una frase tipo: “Spero di aver fatto buona impressione in questo colloquio, ci tenevo molto”.

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