Moda: nel 2022 cresce l’export per Milano, Monza Brianza Lodi

Nei primi sei mesi del 2022 l’export della moda italiana raggiunge oltre 31 miliardi, con una crescita del 21,6% rispetto all’anno precedente. Nello stesso periodo, nell’area di Milano, Monza Brianza Lodi il settore moda ha generato esportazioni per un valore di 5,3 miliardi di euro (+31,3%), pesando per il 63% sul totale delle esportazioni lombarde del comparto. I principali partner commerciali per le esportazioni di abbigliamento, accessori in pelle e prodotti tessili di Milano Monza Brianza Lodi sono gli Stati Uniti, verso cui esportiamo prodotti per un valore di oltre 863 milioni di euro (+71,6%), la Cina, con oltre 565 milioni di euro (+28,4%) e la Corea del Sud, con 434 milioni di euro.

A Milano la moda vale il 3,2% di tutti i settori

Sono alcuni dati elaborati dall’Ufficio Studi della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati Istat aggiornati al 1° semestre 2022 e confrontati con il primo semestre 2021.
Il peso percentuale del settore moda di Milano sul totale complessivo delle imprese di tutti i settori è del 3,2%.  Secondo i numeri aggiornati al 30 giugno 2022, elaborati dall’Ufficio Studi della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati del Registro Imprese, in totale in Italia le imprese attive nel settore moda sono 185.983, di cui 110.327 imprese operano nell’ambito del commercio e 75.656 nell’ambito del manifatturiero.

A Milano, Monza Brianza e Lodi 12.048 imprese attive nel fashion

Tra Milano Monza Brianza e Lodi il settore moda conta 12.048 imprese attive. Per la sola Milano, si tratta di 10.015 imprese, mentre l’area di Monza e Brianza ne conta 1744, e Lodi 289.
Il 39,7%% del totale del comparto moda di Milano, Monza Brianza e Lodi è rappresentato da imprese manifatturiere, con circa 4.784 imprese attive in termini assoluti. A queste si aggiungono 7.264 attività del commercio al dettaglio e all’ingrosso. 

Aumenta il volume degli scambi commerciali: +71,6%

Nei primi sei mesi del 2022 l’export del settore moda dei territori di Milano Monza Brianza Lodi rappresenta circa il 63% delle esportazioni lombarde di questi prodotti e vale oltre 5,3 miliardi di euro. Di questi, 2,6 miliardi hanno origine dalle esportazioni di articoli di abbigliamento, compresi gli articoli in pelle e pelliccia, e oltre 2 miliardi dall’export di articoli in pelle (accessori, scarpe, eccetera) escluso l’abbigliamento. Stati Uniti, Cina, Corea del Sud, Francia e Svizzera sono i primi 5 Paesi di destinazione. Il volume degli scambi evidenzia un aumento rispetto al 2021 del +71,6% con gli Stati Uniti, +28,4% con la Cina, +56,2% con la Corea del Sud, +13,5% con la Francia, e +59,2% con la Svizzera.

L’Italia migliora in “benessere digitale”: sale di 8 posizioni nel Digital Quality of Life Index

Più otto posizioni rispetto l’anno scorso: ora l’Italia si colloca alla 19a posizione del Digital Quality of Life Index, la classifica periodica realizzata da Surfshark, società di protezione dei dati sul Web, che analizza lo stato globale della qualità di Internet e del benessere digitale. Elaborata utilizzando i dati open source delle Nazioni Unite, della Banca Mondiale, di Freedom House, dell’Unione Internazionale delle Comunicazioni e di altre fonti internazionali, questa singolare hit ha coinvolto ben 117 paesi, che insieme rappresentano il 92% della popolazione mondiale. I macro parametri per stilare la classifica sono cinque – poi suddivisi in  ulteriori 14 indicatori -:  qualità di Internet, e-government, e-infrastrutture, accessibilità a Internet e e-security. 

Obiettivo: scoprire la qualità della vita digitale

Scopo del rapporto è scoprire la “qualità della vita digitale per vedere come le diverse nazioni riescono a fornire le necessità digitali di base ai loro cittadini. Soprattutto, la nostra ricerca cerca di mostrare il quadro completo del divario digitale globale di cui soffrono milioni di persone” come spiega  Gabriele Racaityte-Krasauske, responsabile PR di Surfshark. In questo contesto, come si posiziona l’Italia? Il nostro paese può decisamente fare meglio per quanto concerne la qualità di Internet (valore per cui siamo al 42 posto), mentre sono ottimi i risultati in termini di accessibilità alla rete, che portano la penisola al 12° posto nel mondo in questa categoria. Altri dati significativi che riguardano l’Italia sono la 17a posizione in merito alla sicurezza per la navigazione, la 23a per la qualità dell’infrastruttura e il 26° posto in classifica in Governance digitale. Rispetto all’anno passato, il nostro paese ha fatto passi avanti sulla velocità della navigazione: più 18,4% sulle reti mobili (8,7 Mbps) e più 19,3% sulle reti fisse a banda larga (17,6 Mbps), posizionandosi così al 39° posto per la velocità della rete.

L’accessibilità è il fiore all’occhiello dell’Italia

In questa singolare classifica appare quale sia il vero plus dell’Italia digitale: l’accessibilità (ovvero la convenienza) di Internet, tanto che siamo al 12° posto della classifica mondiale. Nel nostro paese, infatti, basta l’equivalente economico di 20 secondi di lavoro mensili per acquistare 1 GB di Internet su reti mobili. Numeri lontanissimi dalla situazione che si riscontra in fondo alla classifica, con paesi come Uganda e Costa d’Avorio dove 1 GB di Internet vale 2 settimane di lavoro. Non sorprende perciò che la classifica generale sia dominata da paesi europei. Sette dei primi dieci paesi si trovano nel Vecchio Continente. La vetta del podio è occupata da Israele, seguito da Danimarca, Germania, Francia, Svezia.

Tecnologia di consumo: ancora in crescita ma il rallentamento è all’orizzonte

La prima parte del 2022 è leggermente positiva per il mercato della Tecnologia di consumo. Secondo i dati GfK, il fatturato è cresciuto del +0,7%, raggiungendo i 6,4 miliardi di euro. A trainare la crescita è il comparto dell’Audio/Video, che cresce del +30,9%. Dopo un 2021 record per il settore della Tecnologia di consumo, il mercato continua quindi a registrare un trend positivo, ma si intravedono i primi segnali di rallentamento. Secondo le rilevazioni GfK, le vendite sono cresciute e il valore complessivo del mercato ha raggiunto infatti 6,4 miliardi di euro nei primi cinque mesi dell’anno. Se si confronta il dato con il periodo pre-pandemico si può comunque constatare una crescita molto forte, pari al +18,7% rispetto allo stesso periodo del 2019.

L’Elettronica di Consumo guida la crescita

A guidare la crescita del mercato è la performance molto positiva del comparto Elettronica di Consumo, cresciuto del +30,9%, che include al proprio interno i Decoder (+248%) e soprattutto le TV (+31,6%). Queste ultime, favorite dalla domanda legata allo switch-off, arrivano a generare il 13,7% del valore complessivo del mercato italiano, e sono il prodotto che più sostiene la crescita del mercato. Se si dovessero escludere dall’analisi, il mercato mostrerebbe un trend negativo rispetto allo scorso anno del -2,9%.

Nel 2022 l’Information Technology/Office è il settore più “negativo”

Analizzando gli altri settori GfK registra trend leggermente negativi per il Grande Elettrodomestico (-0,5%) e il Piccolo Elettrodomestico (-0,8%), mentre la Telefonia mostra una leggera crescita (+0,7%) e si conferma il settore più importante per fatturato, con un peso sul totale pari al 34%.
L’Information Technology/Office invece è il settore più negativo (-14,5%), ma occorre ricordare che nel 2020 e nel 2021 aveva fatto registrare vendite record per le necessità legate a Smart Working e DAD.

In forte crescita l’Home Comfort: +25,6%

Al contrario, buona la prestazione del settore Photo (+3,4%), che negli ultimi anni aveva sofferto, mentre è in forte crescita l’Home Comfort (+25,6%), favorito dalle alte temperature registrate a maggio, che hanno contribuito alla vendita di Condizionatori (+34,6%) e fanno ben sperare per i successivi mesi estivi. In generale, le vendite online hanno evidenziato una performance migliore rispetto alle vendite nei negozi fisici (+5,2% rispetto a -0,8%) e continuano a crescere in termini di peso, raggiungendo il 25,7% del totale fatturato generato, contro il 24,6% del periodo gennaio-maggio 2021, e il 24,2% del totale registrato nell’anno 2021.

Come aprire un piccolo business in Italia? Ricerche a +400% 

Se tra inflazione, aumenti energetici e problemi nel reperimento di alcune materie prime gli imprenditori italiani sembrano essere scoraggiati dal contesto economico, c’è chi dall’estero guarda con interesse il nostro paese. Secondo i dati Istat, nel primo trimestre 2022 si evidenzia infatti un calo delle nuove attività registrate (-8,6%), ma secondo i dati di Semrush, piattaforma di Saas per la gestione della visibilità online, la query ‘starting a business in Italy as an american’ ha registrato un incremento di digitazioni del 400%. In forte aumento anche la più generica ricerca ‘starting a small business in Italy’ (+350%), e quella che interroga il web in modo più diretto (‘how to start a small business in Italy’, +100%), per capire i passi da compiere per avviare un’attività nel nostro Paese.

Gli e-commerce registrano la crescita maggiore

Le attività che suscitano maggiore interesse sono i bed and breakfast, in calo invece palestre e gelaterie, ma sono gli e-commerce a registrare la crescita maggiore. L’aumento della digitalizzazione nel nostro Paese ha portato inoltre i consumatori ad acquisire una maggior confidenza con gli acquisti online. Secondo i dati degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, in Italia si è registrata una crescita del 23% nel 2021, e si stima un ulteriore aumento del 14% nel corso di questo anno.

Più ricerche per aprire un B&B, meno per palestre e gelaterie  

Per quanto riguarda le tipologie di attività che suscita il maggior interesse negli imprenditori, le ricerche su come aprire un bed and breakfast sono le più numerose, con una media di 2.300 volte al mese. Ma a registrare la crescita maggiore sono gli e-commerce, con un incremento del 213%.
In calo, invece, le ricerche su come aprire palestre e gelaterie, entrambe a -33% circa. Per quanto riguarda le palestre, durante il primo lockdown del 2020 si è verificato un boom dei corsi di fitness online (in quel periodo Semrush aveva documentato incrementi di ricerche online anche del 1.000%). Una volta tornati ad aprire i centri sportivi, però, molte persone hanno scelto di mantenere quella modalità di allenamento, senza rinnovare gli abbonamenti in palestra.

Nonostante le difficoltà l’Italia è guardata con interesse dagli imprenditori esteri

Quanto alle gelaterie, riferisce Adnkronos, forse preoccupa la stagionalità del prodotto, che unita a un contesto economico critico e instabile, porta chi desideri investire in una nuova attività in questo momento a concentrarsi su altro.
“Nonostante le difficoltà del momento, l’Italia è guardata con interesse dagli imprenditori esteri, che stanno valutando le aperture di nuovi business nei nostri paesi, informandosi sugli step da compiere – spiega Chiara Clemente, Marketing Manager Italia di Semrush -. Questi dati ci dipingono uno scenario che sembra andare verso un maggior dinamismo e una ripresa economica”.

Industria lombarda: dati positivi per il primo trimestre 2022

Dati positivi per l’industria lombarda nel primo trimestre 2022: emerge dalle elaborazioni del Servizio Studi della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. In particolare, il quadro delineato nel primo trimestre dell’anno per Milano registra un aumento congiunturale della produzione industriale e del fatturato (+1,7% e +4,3% destagionalizzato) rispetto al quarto trimestre 2021, superiore al fatturato lombardo, che cresce del +1,7% destagionalizzato. Anche per gli ordini interni la progressione congiunturale è più marcata per l’industria milanese rispetto alla manifattura lombarda, con, rispettivamente, una crescita del +3,9% e +2,7% destagionalizzato. Così anche gli ordini esteri, per i quali la performance milanese risulta migliore, rispettivamente +5,9% e +4% destagionalizzato.

Produzione: a Milano +9,6% tendenziale

Quanto all’analisi tendenziale, il primo trimestre 2022 ha consentito alla produzione dell’area metropolitana milanese di crescere del 9,6% in un anno, ma inferiore al dato lombardo (+10,7%).
Se si considera la crescita netta del fatturato, sempre raffrontata al primo trimestre 2021, l’aumento è del 19,1%, sia a livello regionale sia locale. In relazione al portafoglio ordini, si registra un livello superiore a quello relativo al primo trimestre 2021 (+19,1% in un anno), con performance migliore rispetto alla manifattura lombarda (+16,8%). I mercati interni milanesi hanno ripreso la crescita in modo più incisivo (+19,4%) rispetto alla componente estera (+18,5%).

Monza e Brianza: fatturato a +1,2% congiunturale

Prosegue la crescita congiunturale per Monza e Brianza: il primo trimestre 2022 fa registrare un aumento rispetto al quarto trimestre 2021 sia della produzione industriale (+2,7% destagionalizzato), sia del fatturato (+1,2% destagionalizzato), così come le commesse acquisite dai mercati interni (+3,4% destagionalizzato) ed esteri (+1,1%). La crescita tendenziale della capacità produttiva colloca i volumi prodotti a un livello superiore rispetto al primo trimestre 2021 (+13,3%), e al dato lombardo (+10,7%). Nello stesso periodo, i dati della manifattura brianzola per fatturato (+18,1%) sono inferiori al dato lombardo (+19,1%). Sempre rispetto al primo trimestre 2021, il portafoglio ordini del manifatturiero brianzolo evidenzia un incremento reale inferiore a quanto registrato in Lombardia (rispettivamente +15,1% e +16,8%).

Lodi: primi tre mesi 2022 ordini interni a +1,5%

Nel primo trimestre 2022 prosegue anche per Lodi la crescita congiunturale. Soprattutto grazie a un aumento rispetto al quarto trimestre 2021 della produzione industriale (+0,5% destagionalizzato), accompagnato dalla crescita del fatturato (+1,9% destagionalizzato) e dalle commesse acquisite dai mercati interni (+1,5% destagionalizzato). Gli ordini esteri risultano però in calo del -1,5%. Nel primo trimestre 2022 rispetto all’anno precedente, si verifica un trend di crescita per produzione, fatturato e ordini. Relativamente all’analisi tendenziale, raffrontata al primo trimestre 2021, la crescita della produzione si attesta a +6,4%, performance peggiore rispetto al dato lombardo (+10,7%).
In relazione al fatturato, nel confronto con il primo trimestre 2021, il recupero si attesta a +13,8%, inferiore al dato regionale. E in un anno gli ordini crescono del 9,5%, rispetto al 16,8% lombardo.

Inflazione, quanto ci costi?

Negli ultimi mesi il tasso di inflazione ha continuato a salire, riverberandosi – ovviamente – anche sulle tasche degli italiani. L’aumento di beni e servizi di ogni genere, dovuto proprio a questo fenomeno, sappiamo già che ci costerà, ma quanto? Per rispondere in maniera reale a questa domanda, il Codacons ha reso note le sue stime, e non sono esattamente confortanti. “Il rialzo dell’inflazione al 6,7% a marzo rappresenta una tragedia” riporta una nota dell’associazione ripresa poi da Adnkronos, e rischia di avere effetti pesanti sui consumi degli italiani. In cifre, l’associazione dei consumatori prevede una maggiore spesa fino a +2.674 euro annui a famiglia a causa della fiammata dei prezzi. “Le nostre peggiori previsioni trovano purtroppo conferma nei dati Istat, L’inflazione al 6,7% considerata la totalità dei consumi di una famiglia, si traduce in una stangata da +2.058 euro annui per la famiglia ‘tipo’, e addirittura +2.674 euro annui per un nucleo con due figli”, spiega il presidente Carlo Rienzi. “Il caro-carburante e i rialzi delle bollette energetiche – dice ancora – hanno spinto al rialzo i prezzi al dettaglio in tutti i settori, ma sul tasso di inflazione di marzo pesano anche vere e proprie speculazioni legate alla guerra in Ucraina. Sull’andamento dei prezzi attendiamo ora l’esito delle indagini aperte da Antitrust e dalle Procure di tutta Italia grazie agli esposti presentati dal Codacons e, se sarà accertato che l’aumento dei listini è stato determinato da fenomeni speculativi, avvieremo una maxi-class action contro i responsabili, per conto di milioni di famiglie e imprese”. 

Fare finta di niente

“Siamo in presenza di un vero e proprio allarme che conferma tutte le denunce sui rincari dei listini lanciate da Assoutenti nelle ultime settimane. Il Governo – dice ancora – non può restare a guardare e, di fronte a quella che è una emergenza, deve adottare misure straordinarie, a partire da prezzi amministrati per i generi di prima necessità come gli alimentari di cui le famiglie non possono fare a meno. Proprio per protestare contro i rincari abnormi dei prezzi al dettaglio, per la prima volta in Italia tutte le associazioni dei consumatori iscritte al Cncu si uniranno in una Assemblea generale indetta per il prossimo 6 aprile e finalizzata a presentare al Governo un pacchetto di misure contro i rincari di alimentari, carburanti e bollette energetiche, e chiedere alla politica maggiore attenzione verso la situazione di crisi in cui versano oggi gli utenti”, conclude il presidente di Assoutenti Furio Truzzi.

“Un massacro per i cittadini”

L’inflazione al 6,7% è un “massacro” per le tasche dei consumatori e deve portare il governo ad adottare provvedimenti urgenti a tutela delle famiglie e del loro potere d’acquisto, afferma Assoutenti. “I prezzi dei prodotti alimentari registrano a marzo una vera e propria impennata, aumentando del +5,8% rispetto allo scorso anno. Questo significa che una famiglia, solo per mangiare, deve mettere in conto una maggiore spesa in media pari a +434 euro annui”, commenta Truzzi.

Lombardia al primo posto per eco-investimenti e green jobs

I dati del XII rapporto GreenItaly lo confermano: la Lombardia è al primo posto in Italia per l’applicazione della Green economy.
Con 89.784 imprese che hanno investito in tecnologie green, la Lombardia è prima in classifica nella graduatoria regionale per numero assoluto di aziende sostenibili. Inoltre, la regione è al vertice anche della graduatoria regionale per lavori green, segnando il primato per numero di contratti stipulati a green jobs dalle imprese per il 2020, pari a 265.563. 
A livello provinciale è la città di Milano, con le sue 35.352 imprese green, la provincia più virtuosa della Lombardia, seguita da Varese, con 11.712 imprese, Monza, con 9.480, a Como, con 7.868, Bergamo (6.598), e Brescia (5.911).
La classifica delle province green prosegue con Pavia, con 2801 imprese, Mantova, con 2691, Lecco (2403), Cremona (1921), Sondrio (1383), e infine Lodi, con 1244 imprese.

Milano al primo posto anche a livello nazionale

Si tratta dei dati emersi dal focus Lombardia del dodicesimo rapporto GreenItaly, realizzato dalla Fondazione Symbola e da Unioncamere, con la collaborazione del Centro Studi Tagliacarne e con il patrocinio del ministero della Transizione Ecologica. Al rapporto hanno collaborato Conai, Novamont, Ecopneus, diverse organizzazioni e oltre 40 esperti. Secondo il rapporto, l’ottimo risultato della provincia di Milano è confermato anche su scala nazionale. Milano è infatti al primo posto anche in Italia nella graduatoria provinciale per numero di imprese green, riporta Adnkronos.

La Lombardia guida l’Italia nella transizione verde

Nel Rapporto GreenItaly si conferma un’accelerazione verso la green economy del sistema imprenditoriale italiano. “L’Italia che sperimenta in campo aperto un paradigma produttivo fatto di sostenibilità, innovazione, bellezza, cura e valorizzazione dell’ambiente, dei territori, delle comunità – dichiara Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola -. La Lombardia può essere alla guida di un’Italia che fa della transizione verde la chiave per costruire un’economia e una società più a misura d’uomo e per questo più forti e capaci di affrontare il futuro – aggiunge Realacci -. È questa la direzione indicata dall’Europa con il Next Generation Eu, alla base degli ingenti finanziamenti del Pnrr, per affrontare la pandemia e la crisi climatica”.

Green jobs: investire sulla formazione per abilitare le competenze

“Per proseguire con equilibrio nella transizione verde oggi è cruciale abilitare nelle persone le competenze richieste in ambito green jobs, investendo sulla formazione e sulla valorizzazione del capitale umano a partire dai più giovani – commenta Giovanni Fosti, presidente della Fondazione Cariplo -. La transizione verso un’economia che sia realmente sostenibile nel lungo periodo per la vita dell’ambiente e della società è un’urgenza non più rimandabile. Il nostro territorio ha sviluppato una grande attenzione condivisa sul tema dell’economia circolare, favorendo la creazione di importanti alleanze tra imprese, istituzioni e reti di comunità per la riduzione dello spreco e la valorizzazione delle risorse, che possono diventare strumenti di inclusione e contrasto alla disuguaglianza”. 

Fiducia, a dicembre aumenta per i consumatori ma diminuisce per le imprese

Sono due binari differenti quelli che vedono la fiducia dei consumatori italiani e quella espressa dalle imprese del nostro Paese. A decretare un sentiment nazionale diviso in due è l’Istat, nella consueta rilevazione del clima di fiducia questa volta riferita al mese di dicembre 2021. Più nel dettaglio, nell’ultimo mese del 2021 l’Istituto Nazionale di Statistica ha stimato un lieve aumento dell’indice del clima di fiducia dei consumatori (da 117,5 a 117,7), mentre l’indice composito del clima di fiducia delle imprese flette da 114,8 a 113,1, anche se si mantiene su livelli decisamente elevati. In generale, le imprese esprimono un peggioramento delle aspettative sulla produzione nel manifatturiero, di quelle sugli ordini nei servizi e di quelle sull’occupazione presso l’impresa nelle costruzioni.

I cittadini sono più ottimisti per quanto riguarda la loro situazione personale

L’ incremento dell’indice di fiducia espresso dai consumatori, seppur di modesta entità, è dovuto essenzialmente ad un miglioramento del clima personale (da 110,0 a 110,4) e di quello corrente (da 115,2 a 115,6). Diverso invece il discorso per quanto riguarda lo scenario economico e le prospettive future, che appiano nel segno del pessimismo. Il clima economico e quello futuro sono, infatti, in leggero peggioramento (i relativi indici calano, rispettivamente, da 139,8 a 139,6 e da 121,0 a 120,8).

Imprese, indice di fiducia in calo ma non per quelle delle costruzioni e del commercio

Con riferimento alle imprese, l’indice di fiducia è in diminuzione nell’industria manifatturiera (da 115,9 a 115,2) e nei servizi di mercato (da 111,3 a 110,2) mentre aumenta nelle costruzioni (da 157,4 a 159,1) e nel commercio al dettaglio (da 106,8 a 107,4). Quanto alle componenti degli indici di fiducia, nella manifattura migliorano leggermente i giudizi sugli ordini mentre diminuisce l’ottimismo delle aspettative sulla produzione e le scorte sono giudicate in accumulo. Nei servizi di mercato, il calo dell’indice è determinato dalle aspettative sugli ordini che diminuiscono marcatamente soprattutto nel settore dei servizi turistici, che negli ultimi mesi hanno visto messa in difficoltà la loro attività dalla pandemia e da tutte le relative limitazioni.
Con riferimento al comparto delle costruzioni, un miglioramento dei giudizi sugli ordini si abbina ad aspettative sull’occupazione in peggioramento. Invece, nel commercio al dettaglio tutte le componenti si muovono in senso favorevole. Non resta che aspettare la prossima rilevazione, sperando che la situazione – specie quella pandemica – si possa assestare.

Consumi, in 2 anni sono stati persi quasi 4mila euro di spesa a famiglia

“Nonostante il recupero registrato durante il 2021, dall’inizio dell’emergenza sanitaria la crisi innescata dal Covid ha cancellato quasi 4mila euro di spesa a famiglia”: la stima è di Confesercenti, che definisce la pandemia “uno tsunami per i consumi”. 
Il dato calcolato da Confesercenti è la somma della riduzione dei consumi rispetto al livello pre-crisi registrata in media da ogni famiglia nel 2020, pari a -2.653 euro, e nel 2021 (-1.298 euro), per un totale di -3.951 euro. A livello territoriale, l’arretramento peggiore si registra in Toscana, con una perdita reale di 9.119 euro di spesa per nucleo familiare. A seguire, nella classifica delle regioni che hanno perso di più, il Molise (-5.903 euro a famiglia), il Piemonte (-5.724 euro) e la Basilicata (-5.491 euro). Ma perdite superiori ai 5mila euro per nucleo familiare si rilevano anche in Sardegna (-5.305 euro), Veneto (-5.117 euro) e Valle D’Aosta (-5.014).

La compressione dei consumi nelle regioni italiane

Una compressione dei consumi delle famiglie appena sotto la soglia dei 5mila euro si registra invece in Lombardia (-4.969 euro per nucleo) e Trentino Alto-Adige (-4.620 euro), mentre subiscono una perdita superiore ai 3mila euro Puglia (-3.951 euro), Emilia-Romagna (-3.776 euro), Marche (-3.413 euro) e Umbria (-3.338 euro). Sopra i 2mila euro è invece la riduzione di spesa stimata per Calabria (-2.796 euro a famiglia), Liguria (-2.676 euro), Campania (-2.626 euro) e Friuli-Venezia Giulia (-2.554 euro). Contengono invece le perdite, comunque sopra la soglia dei mille euro, Lazio (-1.568 euro a famiglia), Abruzzo (-1.402 euro) e Sicilia (-1.025).

Cosa pesa sul calo dei consumi?

Secondo Confesercenti, a pesare sul calo dei consumi sono diversi fattori. Innanzitutto, i lockdown e le restrizioni che hanno interessato il nostro Paese tra il 2020 e i primi sei mesi del 2021. Ma a incidere sono anche la riduzione dei redditi da lavoro, l’inflazione e l’incertezza, che porta le famiglie a mantenere un tasso di risparmio ancora superiore rispetto a quello dei periodi precedenti alla pandemia, riporta Askanews.

La riforma fiscale deve ‘liberare’ le risorse delle famiglie

“La pandemia ha avuto un impatto devastante sui consumi delle famiglie – commenta la presidente Confesercenti Patrizia De Luise -. Sommando i consumi persi nel 2020 e nel 2021, è come se le famiglie avessero perso due-tre mesi di entrate. Bisogna intervenire per accelerare il recupero, perché dai consumi interni dipende circa il 60% del nostro Pil. La via maestra è quella fiscale: la riforma del fisco, che inizierà proprio con la manovra di quest’anno, deve liberare il più possibile le risorse delle famiglie”.

L’importo dei mutui registra il valore più alto degli ultimi 10 anni

Da quanto emerge dall’analisi delle richieste di mutuo per l’acquisto di un’abitazione, registrate sul Sistema di Informazioni Creditizie di CRIF, nel mese di ottobre 2021 si conferma una crescita ulteriore dell’importo medio (+6,8%), che con 142.345 euro tocca il valore più elevato degli ultimi 10 anni. La dinamica del comparto fa però segnare una flessione del -16% rispetto a ottobre 2020, un dato in linea con il trend del trimestre precedente. Questo, nonostante la costante crescita  delle istruttorie presentate dagli under 35 (+2,6%), che arrivano a piegare una quota record del 30% del totale.

Le richieste tra 100.000 e 150.000 euro sono la soluzione preferita dagli italiani

Nel complesso, le richieste tra 100.000 e 150.000 euro rappresentano la soluzione preferita dagli italiani (circa 30% del totale), un dato in linea con il corrispondente periodo del 2020. Al secondo posto (25,6%) permane la classe di importo tra 150.000 e 300.000 euro, mentre valori al di sotto dei 100.000 euro caratterizzano 4 richieste su 10. A ottobre si registra però una flessione generalizzata delle richieste da parte di tutte le fasce di richiedenti, a eccezione degli under 35, che registrano il dato più alto degli ultimi 10 anni. In particolare, la classe tra i 18 e i 24 anni è invece arrivata al 2,7% rispetto al 2,2% di un anno fa, e quella tra i 25 e i 24 anni al 27,3% (vs 25,2% di ottobre 2020). La classe di età che rappresenta la quota maggioritaria delle richieste di mutuo rimane comunque quella compresa tra i 35 e i 44 anni, con il 32,7%% del totale.

Maggiori richieste per una durata tra i 26 e i 30 anni

Dall’analisi della distribuzione delle richieste per durata si conferma il trend degli scorsi mesi, che vede la classe compresa tra i 26 e i 30 anni sempre più in cima alle preferenze delle famiglie, con il 27,6% del totale (+4,4%). Cresce anche la classe tra i 20 e i 25 anni (+1,1% vs 2020), che assorbe il 24,1% delle richieste totali. In generale, quasi 8 richieste su 10 presentano piani di rimborso superiori ai 15 anni, a conferma dell’atteggiamento tradizionalmente prudente delle famiglie italiane, che tendono a spalmare la restituzione del finanziamento su un orizzonte temporale sufficientemente lungo per ridurre quanto possibile il peso delle rate sul bilancio familiare.

Aumentano sia i prezzi degli immobili sia le compravendite

 “La ripresa delle compravendite e la crescita dei prezzi degli immobili testimoniano il ritrovato interesse da parte degli italiani per il progetto di investimento sulla casa – commenta Simone Capecchi, Executive Director di CRIF -. Questo si riflette, coerentemente, su un importo dei mutui richiesti in costante aumento, al punto da aver toccato a ottobre il valore più elevato degli ultimi 10 anni. Possiamo leggere questo dato come una positiva indicazione del livello di fiducia delle famiglie, che in questa fase di ripartenza dell’economia si sentono di poter prendere impegni di lungo termine con la certezza di riuscire a sostenere gli oneri finanziari senza eccessivi affanni”.