Community, social, news e intrattenimento: il menù digitale degli italiani

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Gli italiani amano il web, si sa. E il numero dei nostri connazionali che si collega alla rete è in continuo aumento, anche tra le fasce meno tecnologiche della popolazione, come gli over. Fatto sta che il “consumo” on line è cresciuto esponenzialmente nel nostro Paese: ma cosa fanno gli italiani quando navigano? A cosa si appassionano e quali siti frequentano? Lo rivela il report trimestrale dell’Osservatorio SevenData-ShinyStat, progetto nato con l’obiettivo di analizzare l’andamento degli interessi degli italiani sul web. Dai dati, si scopre che i nostri connazionali amano le community online, i social network e l’informazione. Ma non solo: a discapito di quanto si possa credere, chi frequenta il web non è certo un nerd: pur essendo più individualista dal punto di vista fisico rispetto a chi non frequenta la rete, gli utenti di Internet amano l’umorismo (+15% tra maggio e agosto), gli animali (+5%) e la natura (+44%).

Il lavoro non è una priorità

Sembra una stranezza, eppure rispetto al passato il web non è più così strettamente collegato al mondo professionale. Nel vissuto degli italiani in rete, risulta infatti che la rilevanza del mondo del lavoro, intesa come propensione a programmare piani di carriera, nell’ultima osservazione non era sentita come fattore prioritario (-9%). Ciò è soprattutto osservabile nel settore delle Banche e della Finanza (rispettivamente -23% e -20%), nell’Advertising & Marketing (-14%), Accounting & Auditing (-12% ), Business Services (-9%) e nell’Investing (-6%) come, d’altra parte, nel mondo del Legal (-21%), che fa registrare un trend in picchiata. I dati annunciano un trend positivo da settembre a novembre sui temi business. Segnali di una pausa dal mondo del lavoro sono quelli della scarsa attenzione rivolta alle associazioni dei lavoratori (-25%), al mondo delle piccole imprese (-23%) e, in generale, al settore tecnologico collegato all’uso professionale del web, che risulta complessivamente in discesa.

Voglia di svago

 “Dall’analisi del mood dei navigatori in Rete restituita dalla quarta wave dell’Osservatorio – dichiara Fabrizio Vigo, co-founder e ceo di SevenData – emerge la figura di un italiano con grande voglia di svago, meno preoccupato del fronte occupazionale e più orientato alla valorizzazione dell’ambiente (natura e animali) senza fare venire meno l’attrazione per tutto ciò che è web, online communities comprese. Siamo dell’idea, d’altra parte, che i dati rilevati fotografino una maggiore leggerezza degli italiani, seppur con trend non ancora del tutto assestati. In altre parole, l’uscita dalla pandemia deve essere ancora metabolizzata per diventare del tutto consapevolezza strutturale di un nuovo inizio, ma i segnali sono fortemente incoraggianti. Riteniamo quindi che anche le prossime edizioni dell’Osservatorio risentiranno probabilmente di un’instabilità dell’atteggiamento degli italiani che può essere considerata fisiologica in base a una situazione socio-economica attualmente ancora in fase di consolidamento”. 

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Nuovo digitale terrestre: ecco gli step della rivoluzione della tv

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Siamo pronti al nuovo passaggio? No, non si parla di cambiamenti politici, sociali o temporali, bensì dell’introduzione del nuovo digitale terrestre. Che comunque, nel suo piccolo, qualche scombussolamento lo porterà. Ecco perché è meglio sapere quello che accadrà e giocare d’anticipo per non farsi trovare impreparati o, peggio, con il telecomando della cara, vecchia Tv che non fa più vedere i canali preferiti. Proprio così: il passaggio definitivo al sistema DBV-T2 comporterà, per le Tv non omologate, l’impossibilità di accedere a diversi canali.

Prima data clou: il 15 ottobre

Dal 15 ottobre 2021 le emittenti hanno la facoltà (ma non ancora l’obbligo, che arriverà a fine anno) di introdurre la codifica MPEG-4 per la distribuzione dei canali Tv. La Rai per esempio dovrebbe cominciare con i canali tematici, per poi passare a inizio 2022 a quelli generalisti. Successivamente comincerà la road map per la dismissione della codifica MPEG-2: il passaggio, riporta Italpress, consentirà di avere su una stessa frequenza più canali con una qualità migliore.

Switch off per aree

Il passaggio, però, non sarà in contemporanea in tutta Italia, ma per aree in base a date successive. Eccole: 15 novembre-18 dicembre lo switch off comincia in area 1A cioè la Sardegna; 3 gennaio-15 marzo 2022 si passa in area 2 per il nuovo digitale terrestre. Le Regioni: Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia tranne la provincia di Mantova, provincia di Piacenza, provincia di Trento, provincia di Bolzano. Coinvolta anche anche l’area 3 con Veneto, provincia di Mantova, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna tranne la provincia di Piacenza; 1 marzo-15 maggio parte l’area 4 con Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata, Abruzzo, Molise, Marche; 1 maggio- 30 giugno 2022 chiude con l’area 1B: Liguria, Toscana, Umbria, Lazio, Campania. Il passaggio definitivo al DBV-T2 avverà il 1° gennaio 2023.

Cosa succede per i canali Rai e Mediaset

Per la Rai, ad essere interessati dal cambiamento verso la qualità HD, saranno i nove canali “tematici” – Rai 4, Rai 5, Rai Movie, Rai Yoyo, Rai Sport+ HD, Rai Storia, Rai Gulp, Rai Premium e Rai Scuola – mentre resteranno “contemporaneamente” visibili (sia in alta che in bassa risoluzione) a tutti gli utenti, le tre reti ammiraglie Rai1, Rai2 e Rai3, e la rete di informazione Rainews24. Per Mediaset invece, a fare da apripista per l’alta definizione saranno i canali specifici TGCOM24, Mediaset Italia 2, Boing Plus, Radio 105, R101 TV e Virgin Radio TV; mentre rimarranno contemporaneamente visibili tutti gli altri canali. In questa prima fase, quindi, potranno continuare a ricevere tutti i canali RAI e Mediaset sopra citati solo gli utenti che siano in possesso di TV o decoder che supportano il nuovo sistema di codifica MPEG-4.

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Adolescenti e percezione del proprio corpo: la “tempesta” dei social

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Lo sappiamo tutti, i social puntano tantissimo sulle immagini, Instagram in particolare. Mostrare e mostrarsi è infatti la peculiarità della piattaforma, sempre più popolata di vip, influencer (o sedicenti tali) e tantissimi giovanissimi che, tra filtri e pubblicità, non necessariamente hanno tutti gli strumenti per capire cosa sia reale oppure no. 

I rapporti “segreti” di Instagram

Si inserisce proprio in questa tematica una ricerca interna condotta dal social e svelata – non si sa come vi sia arrivata – sulle pagine del Wall Street Journal. Secondo quanto scritto sul rapporto, l’app social ha peggiorato i problemi di immagine corporea per una ragazza su tre. Non solo: in base ai dati raccolti sugli adolescenti del Regno Unito e degli Stati Uniti, oltre il 40% degli utenti di Instagram ha affermato di aver cominciato a sentirsi “poco attraente” durante l’utilizzo dell’app.  “Il 32% delle adolescenti hanno dichiarato che nel momento in cui si sentivano insicure riguardo al loro corpo, Instagram le faceva sentire peggio” e ancora “Abbiamo peggiorato l’immagine di sé di una ragazza su tre” recitano i documenti a uso interno.

Sono le immagini le più insidiose per i giovanissimi

La ricerca condotta all’interno del gruppo di Mark Zuckerberg sull’app di condivisione di foto ha anche messo in luce che Instagram ha avuto un effetto più profondo sulle ragazze adolescenti perché si concentra maggiormente sul corpo e sullo stile di vita, mentre TikTok punta di più sulle performance artistiche o goliardiche espresse durante i video mentre Snapchat è utilizzata per i filtri divertenti. “Il confronto sociale è peggiore su Instagram”, ha affermato lo studio. La ricerca, inoltre, spiega che la pagina Esplora dell’app, dove un algoritmo adatta le foto e i video che un utente vede, può creare una spirale di contenuti dannosi poichè vengono replicate le stesse tipologie di messaggi.

Nuovi argomenti e nuove modalità di fruizione

“Stiamo esplorando dei modi per invogliare gli utenti a esplorare diversi argomenti, proponendo contenuti che siano di ispirazione e conforto, e siamo ottimisti che questo possa aiutare a modificare quella parte della cultura di Instagram troppo focalizzata sull’esteriorità” ha detto Karina Newton, a capo dei rapporti con il pubblico di Instagram, spiegando in un post che sono allo studio nuovi sistemi per spingere gli utenti a non cadere in fissazioni malsane. Non resta che vedere quali saranno le evoluzioni: resta comunque il fatto che mentre si discuteva su questi aspetti, il gruppo Facebook stava studiando in contemporanea la proposta di attivare una versione rivolta ai minori di 13 anni.

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Il Green Pass? Attenzione a quelli falsi

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Fa leva sull’esigenza più sentita del momento la nuova truffa che viaggia attraverso WhatsApp, l’app di messaggistica più diffusa al mondo. Nel nostro paese, infatti, stanno arrivando messaggi falsi che assicurano la possibilità di scaricare immediatamente il Green Pass. Ma non è così, anzi si rischiano guai grossi. A lanciare l’allarme è il Codacons, che insieme alla Polizia Postale avvisa tutti gli utenti che in queste settimane sta girando un messaggio che recita un: “In questo link puoi scaricare il certificato verde Green Pass Covid-19 che permette di muoversi liberamente in tutto il territorio nazionale senza mascherina”. La truffa è stata ideata per acquisire dati personali e coordinate bancarie. Infatti, cliccando sul link l’ignaro utente viene catapultato su una finta pagina istituzionale con numerosi loghi simili agli originali. Proseguendo nella navigazione sul sito, all’utente viene chiesto di inserire i propri dati bancari/personali con l’obiettivo di usarli fraudolentemente. “Neanche il tempo di cominciare a familiarizzare con la nuova certificazione digitale che già sono cominciate le truffe-commenta il Presidente del Codacons Marco Donzelli”. Ecco perché è sempre opportuno non cliccare mai su collegamenti ricevuti tramite WhatsApp che arrivano da sconosciuti. Nel caso si sia vittime di una simile truffa, conviene rivolgersi alla Polizia Postale per avere assistenza.

Certificati contraffatti in vendita sul web

Oltre alla truffa su WhatsApp, che promette un certificato che non esiste ma ruba i dati sensibili, in questi giorni sono comparsi sul web i venditori di Green Pass falsi. Ad esempio su Telearma si possono acquistare documenti contraffatti a un prezzo che va dai 100 ai 200 euro. Comprarli è ovviamente un’azione illegale, e per di più rischiosa: la veridicità del Green Pass può essere infatti controllata attraverso il QR Code non solo dalle Forse dell’Ordine, ma anche dai proprietari e dai gestori di locali pubblici attraverso l’apposita app di verifica nazionale.

I canali ufficiali 

Per avere legittimamente il Green Pass, occorre perciò aver fatto almeno una dose di vaccino, o un tampone con esito negativo o ancora essere guariti dal Covid-19 /la validità in questo caso è di sei mesi). In tutti i casi, si riceverà un messaggio dal ministero che collegherà il download del QR Code ad uno di questi 4 codici: CUN o NFRE (per chi ha fatto il tampone), NUCG per i guariti o Authcode in caso di vaccinazione. A questo punto, si potrà scaricare il certificato unicamente tramite i canali ufficiali predisposti dal Governo. 

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Le 8 regole d’oro per un’estate cyber-sicura

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Ad accendere l’attenzione sulla sicurezza online quando si è in vacanza è ToothPic, startup specializzata in cybersecurity. Dall’autenticazione a due fattori al check della domotica prima di lasciare casa per le vacanze, queste alcune delle 8 regole d’oro consigliate da ToothPic per proteggersi dagli attacchi hacker e dai furti di identità online, anche sotto l’ombrellone.
“L’estate può essere un momento ideale per gli hacker, che approfittando delle distrazioni degli utenti possono accedere ad account e dispositivi, o rubare dati e informazioni tramite phishing”, spiegano i quattro fondatori di ToothPic, ricercatori e professori del Dipartimento di Elettronica e Telecomunicazioni del Politecnico di Torino.

Attivare l’autenticazione multifattore quando ci si registra a un servizio online

La prima regola comunque è inserire credenziali sempre diverse senza lasciare vecchie password. Scegliere sempre password complesse è fondamentale per proteggere le proprie utenze. Non devono essere banali né troppo corte, altrimenti gli hacker possono intervenire con attacchi diretti a brute force.
Ma non solo. Toothpic suggerisce anche di attivare l’autenticazione a due fattori, e se possibile, attivare sempre l’autenticazione multifattore quando l’utente si registra a un servizio online. 

Fare attenzione agli hotspot pubblici

Inoltre, fare attenzione al phishing ed essere diffidenti sotto l’ombrellone: meglio non rispondere mai a messaggi o email, anche se in arrivo da mittenti che sembrano fidati o conosciuti, in cui vengono chiesti dati di autenticazione.
La quinta regola di Toothpic è fare anche attenzione agli hotspot pubblici: quando si è in viaggio bisogna fare attenzione alle connessioni pubbliche di bar, ristoranti, stabilimenti balneari e alberghi perché potrebbero non avere sistemi di sicurezza adeguati. La sesta regola d’oro è poi quella di controllare i servizi online, perché anche se si è in vacanza, è bene fare sempre un check costante ai propri servizi online. In questo modo si può intervenire immediatamente se ci si accorge che le credenziali sono state rubate o clonate.

Occhio a sistemare la domotica

Vanno inoltre aggiornati i dispositivi: mentre si prepara la valigia è meglio fare anche un aggiornamento dei propri software installati nel computer, nel tablet e nello smartphone, ricorda Adnkronos. Infine, occhio a sistemare la domotica: quando si parte per le vacanze può essere necessario impostare dispositivi connessi come telecamere per controllare casa anche a distanza. In questo caso, bisogna ricordarsi di cambiare la password admin, poiché se si mantengono gli account di default si è più esposti al rischio che persone esterne accedano alle immagini registrate dalla videocamera.

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Il Covid dark effect peggiora il benessere mentale degli italiani

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Nell’ultimo anno il 44% degli italiani ha registrato un peggioramento del benessere mentale, e 4 italiani su 10 temono di non riuscire a tornare a una vita “normale”. Questo perché durante gli ultimi 12 mesi gli italiani sono passati dal timore del contagio, spesso trasformato in paura dell’altro, alla voglia di riabbracciarsi, in un susseguirsi di sentimenti differenti e contrastanti, come paura, responsabilità e speranza, ma anche solitudine, incertezza, e voglia di ripartire e rinascere. La colpa è del Covid dark effect, che mette a rischio non solo il benessere psichico ma anche le relazioni sociali. Si tratta di alcuni risultati emersi dall’Osservatorio The World After Lockdown Nomisma e CRIF, che ha l’obiettivo di valutare i cambiamenti di valori, abitudini e sentiment degli italiani durante l’emergenza causata dalla pandemia.

Il 57% degli italiani ha sofferto di umore altalenante
Non stupisce, quindi, che nell’ultimo anno il 57% degli italiani abbia avuto un umore altalenante. Nonostante le preoccupazioni e gli interrogativi sul futuro, gli italiani hanno dimostrato di essere capaci di reagire positivamente: 1 su 3 ha mantenuto un umore buono o eccellente per la maggior parte del tempo. Non è però da sottovalutare la forte pressione emotiva a cui la popolazione è stata sottoposta. Sebbene gli italiani non abbiano permesso che lo sconforto prendesse il sopravvento, sono numerosi i segnali di ansia e stress che hanno portato a un peggioramento complessivo del benessere mentale (44%), superiore addirittura a chi ha registrato un peggioramento del benessere economico (37%).

C’è chi teme di non riuscire a tornare a condurre una vita normale
Dall’inizio della pandemia 9 italiani su 10 si sono sentiti tesi, nervosi o irritabili, il 44% ha dichiarato di trovarsi in questa condizione con una frequenza quasi continuativa, e il 68% ha manifestato difficoltà ad addormentarsi. Dati confermati dall’aumento delle vendite di ansiolitici, cresciute del +12% nel corso del 2020 (Fonte: Nomisma su dati AIFA).
Il Covid Dark Effect non si esaurisce con gli effetti prodotti sull’equilibrio mentale, ma interessa anche i rapporti sociali. Se da un lato la lontananza ha alimentato la voglia di socialità, dall’altro c’è anche chi teme che non sia più possibile tornare a una vita normale (38%), o non riesce a rapportarsi con gli amici con la stessa serenità con cui faceva prima della pandemia (17%) e preferisce rifugiarsi in una bolla di solitudine (8%).

Il vaccino alimenta la speranza di uscire dall’emergenza pandemica
Oggi l’elevata propensione a vaccinarsi contro il Covid-19 alimenta la speranza di uscire presto dall’emergenza pandemica e di vivere nel tanto atteso New Normal, pur mantenendo una certa cautela nei comportamenti. Per il 68% degli italiani infatti il Covid è ancora un problema da non sottovalutare. Gli allentamenti alle misure restrittive e la graduale riapertura delle attività hanno giovato agli italiani, che manifestano un netto miglioramento dell’umore nel 46% dei casi. È con questo mood che gli italiani si apprestano a vivere un’estate che fa meno paura dello scorso anno.

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Bere poco fa perdere 2 ore di sonno a notte

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I motivi per cui si dorme poco, o addirittura, si soffre di insonnia, posso essere molti. La causa di una notte insonne o di un riposo disturbato, potrebbe essere causata dalla digestione che non funziona come dovrebbe o dai troppi pensieri e dalle preoccupazioni che non lasciano tranquilli. Ma uno dei motivi meno noti e meno scontati che potrebbero influire su una cattiva qualità del sonno, privando il riposo notturno anche di due ore, è bere poca acqua. Dallo studio Short sleep duration is associated with inadequate hydration, pubblicato sulla rivista Sleep, è emerso infatti che chi beve troppo poco ha una scarsa qualità del sonno.

Durata e qualità del sonno sono in relazione allo stato di idratazione dell’organismo

I risultati della ricerca sono scaturiti da due studi condotti negli Stati Uniti e in Cina, che hanno preso in considerazione rispettivamente 9.559 e 11.903 persone. In entrambi gli studi non sono state coinvolte persone con patologie renali, o che facessero uso di farmaci che potessero interferire con i risultati. I criteri di valutazione utilizzati per analizzare la durata e la qualità del sonno in relazione allo stato di idratazione dell’organismo, si sono basati, oltre alla compilazione di interviste dirette e via computer, su due parametri analitici dell’urina, ovvero la densità e la composizione ionica (sali disciolti).

La scarsa idratazione induce modificazioni nel rilascio della vasopressina

“Lo studio ha messo in evidenza che i valori elevati di densità urinaria (maggiori di 1020 g/ml) e di contenuto salino (maggiore di 831mOsm/kg) sono indici di scarsa idratazione e portano a un accorciamento della durata del sonno di circa due ore legate a modificazioni nel rilascio dell’ormone antidiuretico (vasopressina) con interferenza dei ritmi circadiani (risveglio) – spiega il pofessor Umberto Solimene dell’Università degli Studi di Milano ed esperto dell’Osservatorio Sanpellegrino -. In sostanza l’organismo disidratato si difende producendo vasopressina per non perdere liquidi influendo però sul risveglio anticipato”.

Magnesio e potassio aiutano a mantenere il regolare ciclo veglia-sonno

L’acqua, quindi, oltre a essere alla base del benessere del nostro organismo, può anche aiutarci a dormire bene. Una relazione, quella tra acqua e sonno, poco scontata: “Non dimentichiamo – prosegue il professor Solimene – che l’acqua può contribuire a una buona digestione, un altro degli aspetti che aiuta a dormire bene. In particolare, le acque minerali bicarbonato-solfate, grazie alla presenza di questi due sali minerali, stimolano l’attività del fegato e del pancreas, riducendo l’acidità gastrica e favorendo l’azione degli enzimi digestivi. È importante ricordare anche che l’acqua minerale contiene altri oligoelementi utili per mantenere il regolare ciclo veglia-sonno – aggiunge il professore – come il magnesio e il potassio. Al contrario, una carenza di questi due elementi può condurre a insonnia ed a irritabilità”.

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Ritorno a scuola, tutti i timori dei “grandi”

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Anche se con qualche difficoltà, la scuola è ricominciata. Dopo mesi di lezioni a distanza, bambini e ragazzi sono tornati a una “quasi” normalità, pur con i limiti e le procedure imposte dalle misure per contrastare il coronavirus. Ma come vivono questo momento i genitori, sia in Italia sia nel Nord America così da fare un paragone? Alla domanda ha risposto un’indagine di Bva-Doxa, che ha raccolto pensieri, opinioni e mood da parte delle famiglie.

La preoccupazione c’è

Lo studio è stato condotto una settimana prima dell’avvio dell’anno scolastico, e non mancano i timori. Tra gli adulti prevale un sentiment negativo: si riconoscono per lo più ‘preoccupati’ all’idea che il figlio/a torni a scuola (41%), confusi (35%) e nervosi (12%). Uno su 3 è fiducioso per il nuovo anno scolastico, più i papà (32%) rispetto alle mamme (26%), e il 10% si dichiara felice che il proprio figlio ritorni tra i banchi di scuola. La positività del rientro emerge quando i genitori descrivono come bambini e ragazzi stanno vivendo il ritorno a scuola. Il 29% dei genitori dichiara che il proprio figlio/a è felice di tornare a scuola, il 21% lo definisce ‘curioso’ e solo il 20% dei genitori dichiara che il proprio figlio è preoccupato, e il 12% nervoso. Più o meno sono le stesse reazioni rilevate in Canada: due terzi dei genitori manifestano sentimenti di preoccupazione per il ritorno a scuola, ma vedono nei loro figli, per oltre il 40%, il desiderio di tornare a scuola.

Cosa fa più paura

Non sorprende che tra le principali preoccupazioni di mamme e papà sia che, tornando a scuola, il figlio si possa ammalare di coronavirus (47%). A impensierire i genitori, e in misura leggermente superiore, è anche la possibilità che il ritorno a scuola possa portare nuovi contagi all’interno della famiglia, indicata dal 53%. Al di là del rischio per i bambini e i ragazzi, si teme la diffusione del virus ad altri membri, magari tra i più anziani e quindi più a rischio. Le famiglie negli Stati Uniti si pongono diversamente: la preoccupazione che il figlio si possa ammalare tornando a scuola, è molto alta e sale al 74%.

Fiducia nella scuola

Tuttavia, le famiglie italiane si dimostrano fiduciose nella risposta che la scuola potrà dare in caso di problemi e nella sua capacità di prendere le decisioni più appropriate per come organizzare le attività nel rispetto delle norme anti contagio. Il 48% dei genitori italiani è sereno anche in questo caso, più che negli Stati Uniti, dove solo il 36% si dice fiducioso. Insomma, in Italia si respira più ottimismo, anche sui banchi.

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Il Covid ha cambiato i business model delle Pmi

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Durante il periodo di lockdown il 76% delle Pmi “top” ha intrapreso la svolta digitale, ovvero ha investito maggiormente in tecnologie 4.0. E circa l’82% delle Pmi più forti ha continuato a investire in tecnologie 4.0 anche durante il lockdown. Come? A partire dalla realtà virtuale e dall’e-commerce, fino alla disintermediazione del rapporto con i clienti, l’accorciamento della filiera e l’implementazione di nuovi servizi per la gestione a distanza. Se l’emergenza Covid ha cambiato il modello di business di moltissime imprese, secondo il Market watch di Banca Ifis le Pmi più votate al cambiamento sono realtà che già prima della crisi ottenevano risultati da due a tre volte sopra la media in termini di ritorno sul capitale (ROE), e potevano vantare una solida posizione finanziaria.

Un’accelerazione della trasformazione digitale riguarda tutti i settori

E se il successo dipende dalla capacità di cambiare il modello di business per molte Pmi top ha significato fare investimenti 4.0. Questa accelerazione della trasformazione digitale ha riguardato sia i settori che durante l’emergenza si sono rafforzati (come il settore tecnologico, il chimico-farmaceutico e quello della logistica e dei trasporti), ma anche i settori del Made in Italy classico, i più colpiti dall’impatto della crisi, come il sistema casa, le costruzioni e l’automotive. Solo le imprese del settore Moda, alle prese con la crisi del modello fast fashion, in questa fase di emergenza hanno registrato un rallentamento degli investimenti 4.0.

Dalla moda slow ai robot collaborativi

Ma in concreto cosa comporta la svolta 4.0 per il mondo produttivo? Ad esempio, l’introduzione di robot collaborativi nelle industrie meccaniche per produrre nel rispetto dei protocolli di sicurezza. Oppure uno “smart working di massa”, o ancora, meno moda usa-e-getta e collezioni stagionali e più capi iconici e tessuti riciclati. Ma anche eventi in streaming, digital showroom, e un nuovo rapporto con la clientela.

Qual è il fattore che determina il successo di un’impresa

Realizzato tra febbraio e maggio 2020, lo studio di Banca Ifis è basato sul web listening di quasi 780 mila conversazioni di 460 mila autori unici, intercettati sul web, e su 37 interviste condotte su un campione significativo di Pmi top, riporta Ansa. Lo studio di Banca Ifis è parte di Fattore I, il progetto di Banca IFIS Impresa, che al fine di valorizzare la piccola e media impresa italiana, indaga quali siano le realtà a crescere maggiormente sul mercato, e perché. Più in particolare, qual è il “fattore” che determina il successo di un’impresa.

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#PlayApartTogether, la campagna anti Covid-19 per i gamer

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In questo momento di isolamento sociale i videogiochi consentono soprattutto i giovani di poter trascorrere il tempo libero in modo gratificante e contribuire al loro benessere psichico. I videogiochi sono infatti utili non solo a mantenere le connessioni tra le persone, ma anche a promuovere i messaggi chiave dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Per questo motivo l’Oms ha deciso di sostenere la campagna #PlayApartTogether, dedicata ai gamer e promossa da alcuni fra i principali rappresentanti del comparto videoludico.

L’emergenza coronavirus chiama tutti a fare la propria parte, anche l’industria dei videogames. E l’Accademia Italiana Videogiochi (Aiv) ha deciso di schierarsi al fianco dell’Oms per sostenere, insieme ai big del settore, il potere terapeutico dei videogame.

Diffondere le linee guida dell’Oms per rallentare la diffusione del virus

Utilizzando l’hashtag #PlayApartTogether, attraverso i video Youtube e le proprie pagine social, i leader di mercato, i gamer e tutti i player di spicco del comparto, si sono uniti per diffondere le linee guida dell’Oms utili a rallentare la diffusione del coronavirus, come ad esempio il distanziamento fisico, l’igiene delle mani e altre misure preventive.

“I videogiochi non riguardano solo il divertimento e l’intrattenimento, ma sono anche un mezzo per migliorare le capacità di apprendimento, la ricerca scientifica e le soluzioni creative – dichiara Luca De Dominicis, Presidente e Fondatore di Aiv -. La nostra missione in quanto accademia è quella di condurre i nostri studenti nella creazione di un prodotto che possa essere innovativo, coinvolgente e significativo”.

Seguire le regole, ma anche prendersi cura delle relazioni

“In tutto il mondo le persone si trovano ad affrontare una minaccia, che influisce sui nostri comportamenti sociali – continua De Dominicis -. Ci uniamo a tutti i giocatori grazie alla campagna #PlayApartTogether e incoraggiamo le persone di tutte le età a giocare online, rispettando le regole e i suggerimenti forniti dall’Oms e dai nostri governi per combattere la diffusione di Covid-19. È fondamentale che ognuno di noi rimanga a casa e segua le regole – puntualizza De Dominicis – ma è altrettanto importante prendersi cura delle proprie relazioni”. Le comunità di videogiochi e i giochi online sono una risorsa utile, perché rappresentano un collegamento tra le persone e un modo di socializzare e stare insieme.

Il ruolo dei videogames nella crisi sanitaria mondiale

Alla campagna #PlayApartTogether oltre ad Aiv e ai suoi ragazzi hanno aderito anche Activision, Twitch, Big Fish Games e Youtube Gaming, riporta Askanews. Un segnale forte che mira a sottolineare ancora di più il ruolo dei videogiochi, che in questo momento di grave crisi sanitaria servono a informare l’enorme platea mondiale dei giocatori sulle norme da seguire per la salute e la sicurezza, propria e degli altri. Oltre che a fungere da punto di contatto tra le persone in tutto il mondo.

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