Più controllo e sicurezza in azienda grazie ai badge

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Oggi sono sempre più le aziende che decidono di adottare delle soluzioni adeguate per riuscire a controllare l’ingresso e l’uscita dei lavoratori dalla sede aziendale. Le ragioni sono da ricercare nella salvaguardia del patrimonio aziendale da eventuali intrusioni inopportune, volte a danneggiare o sottrarre dispositivi e apparecchiature che hanno un certo costo, ma anche nell’ottica di fornire maggiore sicurezza ai dipendenti stessi.

Una soluzione che garantisce controllo e sicurezza

Grazie ai rilevatori di presente infatti, e in particolar modo grazie ai moderni badge timbratura, non solo è possibile impedire l’accesso all’interno dei locali aziendali a tutti coloro i quali non sono autorizzati, ma è anche possibile sapere in ogni momento quanti lavoratori sono presenti all’interno della sede aziendale ed in quale area si trovano esattamente.

Ciò è particolarmente di rilievo in occasioni quali calamità o emergenze che necessitano una immediata evacuazione dalla struttura: pensiamo ad esempio ad un incendio in corso, momento in cui diventa fondamentale sapere quante persone esattamente si trovano ancora all’interno dell’edificio così da poter facilitare anche il lavoro dei soccorritori.

Parliamo dunque di una tecnologia che è in grado sia di preservare quello che è il patrimonio aziendale, ma anche di tutelare l’incolumità dei dipendenti e facilitare le operazioni di soccorso in caso di emergenza. I timbracartellini commercializzati da Cotini srl rappresentano l’avanguardia del settore, e consentono di innalzare notevolmente il livello di sicurezza di ogni tipo di edificio andando così a soddisfare anche diverse norme inerenti la sicurezza sul lavoro.

Ampia possibilità di personalizzazione

È possibile scegliere tra badge magnetici e di prossimità in base alle proprie esigenze, ed è sempre possibile personalizzare i badge mediante un numero progressivo stampato sul badge stesso, o direttamente apporvi il logo aziendale, la ragione sociale nonché la foto di ciascun dipendente. È possibile infine associare i badge a dei pratici portabadge che consentono di averlo sempre a portata di mano ed evitare di perderlo, poggiandolo distrattamente o al tempo stesso evitare di dimenticarlo a casa o in auto.

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L’impatto del fintech sulle banche italiane

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Le banche che non si adatteranno al digitale rischiano di subirne l’impatto. La corsa alle tecnologie finanziarie potrebbe innescare un profondo cambiamento nel settore bancario italiano. Se buona parte delle banche italiane si sono adattate bene digitale, migliorando i propri processi interni e offrendo ai clienti soluzioni innovative, l’adozione su vasta scala dell’open banking potrebbe richiedere più tempo del previsto. Soprattutto a causa del conservatorismo della clientela, ancora affezionata ai servizi finanziari tradizionali. È quanto emerge da un rapporto di S&P sugli effetti del digitale sulle banche italiane, dal titolo Tech Disruption in Retail Banking.

Le grandi banche hanno maggiore capacità di investire nell’innovazione

Secondo il rapporto gli istituti di credito ancora restii verso il digitale e i servizi online nel breve periodo non corrono gravi rischi, ma l’impatto del fintech potrebbe essere molto duro su chi non riuscirà a stare al passo con l’innovazione e con un mercato digitale sempre più competitivo, riporta Agi.

“Per questo motivo prevediamo una crescente divergenza nel settore bancario italiano –  commenta Mirko Sanna, analista di S&P Global Rating -. Le grandi banche, con maggiori economie di scala, hanno una maggiore capacità di investire nell’innovazione digitale e migliorare la loro efficienza diversificando il loro flusso di ricavi”. Ma il digitale può essere un vantaggio nel breve periodo anche per gli istituti di credito più piccoli, che grazie a un modello di business più agile e leggero “potrebbero adattarsi rapidamente all’evoluzione delle preferenze dei consumatori – continua Sanna – sfruttando le opportunità offerte dall’open banking”.

Nuovi mercati e nuovi servizi attirano centinaia di migliaia di clienti

Il digitale ha aperto nuovi mercati anche nei servizi finanziari, e su queste nuove frontiere hanno cominciato a muoversi con successo servizi come quello offerto dall’italiana Satispay o dalla banca online N26, o da Revolut. Player capaci di attrarre centinaia di migliaia di clienti nei mercati in cui operano. Ed è proprio da questi servizi che può arrivare una minaccia alle banche tradizionali. Alcune banche hanno aperto alle startup fintech comprandone i servizi, o cercando di svilupparne di simili. Ma molte restano indietro, soprattutto per questioni culturali.

L’impatto della disruption aumenterà quando i giovani avranno accesso ai servizi finanziari

L’Italia è ancora indietro nell’uso dell’home banking, circa il 40% dei clienti ne fa uso, contro una media del 60% in Europa, così come per l’uso di servizi fintech. Ma per S&P questo è uno scenario destinato a cambiare, e in tempi rapidi. “Crediamo che l’impatto della disruption tecnologica aumenterà quando la popolazione più giovane avrà accesso ai servizi finanziari – si legge nel report-. Ci aspettiamo che questo cambiamento partito dai servizi di pagamento e di credito, due segmenti con cui tradizionalmente si cominciano a usare i servizi finanziari, coinvolga anche i risparmi e gli investimenti”.

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Acquisti sostenibili, un carrello da 6,2 miliardi di euro

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Il rispetto per l’ambiente sta diventando uno dei principali criteri di acquisto, e la sostenibilità è sempre più ricercata dai consumatori. Tanto che nel largo consumo, oggi vale 6,5 miliardi di euro (dati Nielsen). Il 36% degli italiani davanti allo scaffale è infatti portato a scegliere prodotti che limitano l’impatto generato sull’ecosistema e il 61% si dice disposto a modificare le proprie abitudini di spesa pur di ridurre gli effetti e le ricadute ambientali. Lo rileva l’Osservatorio Packaging del Largo Consumo di Nomisma, in collaborazione con Sin Life. Ma quando la spesa è veramente sostenibile? Per gli italiani la risposta risiede nelle caratteristiche del prodotto e della confezione, mentre per il 42% è sostenibile se proviene da agricoltura biologica, e per il 37% se è confezionato con materiali riciclati o a basso impatto ambientale.

Il ruolo del packaging

Se 1 italiano su 3 sceglie cosa acquistare sulla base delle informazioni presenti in etichetta il 27% e il 23% prende in considerazione il tipo di materiale utilizzato per l’imballaggio e le sue caratteristiche. Ma è importante anche l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili in fase di produzione (31%) e la garanzia di un giusto reddito ai lavoratori (24%). Quando poi la sostenibilità è collegata a una certificazione, il riconoscimento del consumatore è indiscutibile (+27% i prodotti con certificazione Utz, +11% il Fairtrade, +8% i prodotti a marchio Friends of the Sea, +7% il biologico).

La marca del distributore

La marca del distributore (Mdd) rappresenta un valido strumento per sensibilizzare i consumatori sui temi della sostenibilità (48%) e stimolare l’individuazione di packaging sostenibili. A pensarla così è il 53% della filiera dei copacker (società che confezionano prodotti per i propri clienti) partner della Mdd. Secondo la ricerca, 7 Mdd partner su 10 hanno già iniziato il processo di riduzione degli eccessi di imballaggio, e un ulteriore 60% ha avviato il processo di introduzione di packaging 100% riciclabili. Il 56% delle aziende, riporta Adnkronos, ha provveduto alla sostituzione di packaging in plastica su alcune linee di prodotto, ma ancora il 30% dei prodotti disponibili sugli scaffali è confezionato in plastica rigida, e solo il 4% dei plastic pack comunica sulla confezione la riciclabilità degli involucri.

L’impegno delle aziende

Dall’Osservatorio Nomisma emerge poi come il 35% dei consumatori valuti insufficiente l’impegno delle aziende nella riduzione dell’impatto ambientale della confezione dei prodotti, e un altro 62% giudica quanto messo in campo finora appena sufficiente. I consumatori cercano imballaggi più sostenibili, ma il 41% non è disposto a pagare di più, e a questi si aggiunge un ulteriore 26% che dichiara una disponibilità molto bassa a sostenere un differenziale. Questo perché per il 99% degli intervistati è un dovere dell’industria dei retailer l’impegno a proporre packaging a minor impatto ambientale.

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Attrezzature per Area Giochi e Gonfiabili

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Go Leisure è una azienda che da oltre 20 anni si occupa della produzione di giochi e attrezzature per allestire spazi ludici, sia interni che esterni. La qualità dei materiali e la cura impiegata durante ogni fase di lavorazione, fanno si che i gonfiabili Go Leisure e tutti gli altri prodotti commercializzati da questa importante realtà rispondano perfettamente a tutti gli standard di sicurezza da adottare, considerando che i fruitori delle attrezzature saranno bambini. In particolare parliamo di giochi gonfiabili di qualsiasi tipologia e adatti a qualsiasi tipo di utilizzo: dai divertentissimi e coloratissimi saltarini ai classici scivoli d’acqua, dalle piramidi da “scalare” al calcio balilla umano, dalla nave dei pirati ai percorsi gonfiabili tutti da giocare. Questi sono soltanto alcuni esempi delle bellissime attrezzature prodotte da Go Leisure, che vi consentiranno di rendere il vostro parco giochi o area ludica uno spazio assolutamente diverso da ciò che si vede solitamente in giro, decisamente più attraente per i bambini e al tempo stesso molto più sicuro. Soluzioni innovative dunque, dal design accattivante e assolutamente sicure per i piccoli fruitori, questo mix è alla base del successo di questa importante azienda. Lo staff sarà inoltre lieto di aiutarti ad individuare la soluzione più adatta a soddisfare le tue esigenze, sulla base della superficie a disposizione. Ti sarà possibile inviare la piantina degli spazi che ospiteranno i prodotti per il gioco e Go Leisure si occuperà di mettere direttamente a punto il progetto perfetto per valorizzare l’area di cui disponi, fase alla quale seguirà un sopralluogo che precede l’inizio effettivo della realizzazione dell’attrezzatura da te prescelta. Anche le fasi di messa in opera saranno gestite direttamente da Go Leisure, che per mezzo dei suoi tecnici specializzati ti consegnerà il prodotto già posizionato e pronto all’utilizzo, per la gioia dei bimbi. Contatta Go Leisure per qualsiasi richiesta o informazione al numero +390392497489.

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Arriva il Censimento Istat delle imprese

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Il 20 maggio l’Istat ha dato avvio alla prima edizione del Censimento permanente delle imprese, la radiografia del mondo imprenditoriale italiano che da decennale diventa triennale. Il Censimento ha coinvolto circa 280.000 imprese con 3 o più addetti, ed è avvenuto tramite un questionario online riservato alle realtà selezionate nel campione. A differenza dei censimenti tradizionali alla base del nuovo Censimento permanente c’è infatti una rilevazione di tipo campionario, mentre la diffusione dei dati è di tipo censuario, integrando le informazioni ottenute con quelle contenute nei registri statistici e nelle indagini economiche correnti. Il ché consentirà di aggiornare annualmente i principali indicatori strutturali a livello nazionale e territoriale. Il Censimento si chiuderà il 16 settembre, mentre i dati preliminari saranno disponibili già entro la fine del 2019.

Quesiti su digitalizzazione, responsabilità verso ambiente, territorio e collettività

Il questionario online si articola in nove sezioni. Tra i nuovi quesiti alcuni sono utili a comprendere quante imprese commercializzano i prodotti sulle piattaforme digitali e quante fanno uso dei servizi cloud, mentre altri servono a rilevare l’accesso al credito, l’utilizzo di strumenti finanziari, e la responsabilità delle imprese verso ambiente, territorio e collettività. Saranno quindi raccolte informazioni sulle azioni intraprese per ridurre l’impatto ambientale delle proprie attività e migliorare il benessere lavorativo, le pari opportunità e la genitorialità, oppure a favore del tessuto produttivo del territorio in cui operano le imprese. Altri quesiti sono invece funzionali a comprendere le nuove traiettorie di sviluppo per le imprese in nuovi settori e con nuovi modelli organizzativi, riporta Adnkronos.

“Un’opportunità di conoscenza delle caratteristiche della transizione in atto”

“Il nostro sistema produttivo sta sperimentando complessi e profondi cambiamenti strutturali che riguardano sia aspetti tecnologici, organizzativi, di mercato e di impiego di capitale umano  sia sfide su responsabilità ambientale, sociale e per lo sviluppo locale”, commenta il Presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo. Il Censimento, oltre a offrire informazioni aggiornate per misurare i fenomeni di trasformazioni, rappresenta quindi anche “un’opportunità di conoscenza delle caratteristiche della transizione in atto e dei punti di forza e di debolezza del nostro sistema produttivo di grande impatto potenziale sulle politiche per la crescita”, aggiunge Blangiardo.

“Consolidare e capire la direzione di marcia che deve prendere il Paese”

Secondo il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, “questo studio ci permetterà di consolidare e capire ancora di più la direzione di marcia che deve prendere il Paese e quindi l’analisi di politica economica che dobbiamo organizzare. Le informazioni aggregate macroeconomiche diventano elementi essenziali per le scelte sia in chiave aziendalistica, dentro le nostre imprese, sia in chiave di politica economica, per valorizzare le aziende eccellenti ed accompagnare le aziende in fase di transizione per essere eccellenti in ogni funzione aziendale”.

 

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Brand del lusso, attenzione a non deludere le aspettative di sostenibilità

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La sostenibilità è un valore essenziale anche per i consumatori dei brand del lusso. E chi non terrà conto di questo aspetto corre il rischio di veder sensibilmente ridotte le proprie entrate. È il quadro che emerge dal nuovo Libro Bianco, “La Sostenibilità nel Packaging del Settore Lusso”, redatto da App, Asia Pulp & Paper, sulla base di uno studio commissionato all’Istituto di Ricerca Smithers Pira che ha studiato le opinioni sul packaging dei prodotti di lusso di britannici, francesi e italiani.

Sì al sovrapprezzo in cambio di sostenibilità del packaging

La ricerca di App rivela che il 78% dei consumatori è disposto a pagare un sovrapprezzo per un prodotto di lusso il cui packaging è prodotto in modo sostenibile. Ma il 26% dei consumatori ammette che prima dell’acquisto di un prodotto di lusso non controlla se il brand è sostenibile. Consumatori pigri, quindi? No, semplicemente non saprebbero come scoprirlo.

Comunicazione, l’anello debole

La ricerca evidenzia che la maggioranza dei consumatori (71%) si aspetta che i brand del lusso siano sostenibili e che utilizzino degli imballaggi in linea con questi criteri. E, anche se molti marchi del lusso hanno ormai messo punto un sistema di approvvigionamento responsabile lungo tutta filiera,  questo impegno non viene comunicato in modo chiaro ed efficace ai consumatori.

Guai in vista, però, per i brand che non saranno in grado di soddisfare queste aspettative, visto che il 24%  dei potenziali clienti dichiara la propensione a non acquistare un prodotto se il marchio che lo produce non è in grado di provare la propria sostenibilità.

La valutazione del packaging al momento dell’acquisto

Nella decisione d’acquisto, il 21% degli intervistati ammette di confrontare i packaging tra i vari prodotti di lusso, e sempre il 21% ha deciso di non comprare un prodotto perché eccessivamente imballato. La ricerca rivela, inoltre, che carta e cartone sono considerati ecocompatibili rispettivamente dal 62% e dal 63% degli intervistati. Invece, la plastica e il metallo sono i materiali ritenuti meno sostenibili.

Quali sono le motivazioni che spingono all’acquisto di un bene di lusso? Innanzitutto la qualità (ha risposto così il 93% degli intervistati), poi la presenza di caratteristiche in grado di riflettere la propria personalità (80%) e quindi il packaging sostenibile, in grado di influenzare per il sì o no all’acquisto il 72% dei consumatori.

In Europa, i consumatori italiani sono tra i più attenti. Il 37% dei nostri connazionali è infatti propenso a controllare le etichette di un prodotto per verificarne la sostenibilità , contro il 26% del Regno Unito e il 22% della Francia.

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Smart city: Milano è prima in Italia, e 45a nel mondo

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Nella classifica delle città più smart d’Italia Milano continua a mantenere il suo primato, e anche nel 2018 si conferma in prima posizione per il quinto anno consecutivo. E a livello internazionale è al 45° posto. Al secondo posto della classifica italiana si piazza Firenze, e al terzo Bologna, entrambe al top della graduatoria stilata da Fpa nel rapporto annuale ICity Rate 2018. Completano la classifica delle prime 10 smart city italiane Trento, Bergamo, Torino, Venezia, Parma, Pisa e Reggio Emilia. La coda è occupata dalle città del Mezzogiorno, con Agrigento all’ultimo posto.

“Il ruolo del capitale umano è cruciale”

Fpa ha individuato e analizzato 15 dimensioni urbane, in ambito nazionale e internazionale, e 107 indicatori. Tra i quali occupazione, innovazione, trasformazione digitale, inclusione sociale, istruzione, rifiuti, sicurezza, mobilità sostenibile e verde urbano, riporta Ansa.

“Dal rapporto ICity Rate 2018 emerge quanto sia cruciale il ruolo del capitale umano nel determinare il posizionamento complessivo delle città”, afferma Gianni Dominici, direttore generale di Fpa. La sostenibilità, però, è un obiettivo ancora lontano, “anche per quelle più avanzate nello sviluppo della smart city – continua Dominici – che appaiono in difficoltà nella gestione e conservazione della qualità dell’aria e dell’acqua, dei rifiuti e del territorio”.

Milano tra le prime 50 nella classifica internazionale

A livello mondiale New York (1°), Londra (2°) e Parigi (3°) restano le top smart city del mondo. E Milano, che in due anni ha scalato ben 13 posizioni, è al 45° posto. Ma non è l’unica città italiana in classifica. Al 66° posto c’è Roma, al 98° Firenze, poi Torino (106°) e Napoli (119°). Secondo la 5a edizione dello IESE Cities in Motion Index (CIMI), realizzato dal Center for Globalization and Strategy, il capoluogo lombardo spicca soprattutto nell’area mobilità e trasporti (16°), ma ottiene valutazioni positive anche per la coesione sociale, nell’area dell’economia (35°) e sul fronte del respiro internazionale (46°). Da migliorare invece l’aspetto del capitale umano e della governance.

Per essere smart le dimensioni non contano

Da quanto emerge dall’indagine CIMI non è semplice per una città trovare il giusto bilanciamento delle componenti in gioco per diventare smart. Difficile, per esempio, combinare mobilità e ambiente. O potere economico e coesione sociale. Per questo, anche se la nuova edizione dell’indice sembra confermare la predominanza delle metropoli, gli autori indicano come modello le città di medie dimensioni (Amsterdam, Melbourne, Copenaghen). O città anche più piccole (Reykjavik, Wellington), per sottolineare che la grandezza non è condizione essenziale per ottenere buoni risultati.

 

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Le Pmi entrano in Borsa, arriva il bonus da 80 milioni di euro

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Un bonus da 80 milioni di euro per le Pmi quotate in Borsa. L’iniziativa mira a favorire l’accesso al mercato azionario per contrastare la sottocapitalizzazione delle aziende italiane, poco solide sul fronte delle garanzie patrimoniali. Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n.139 del 18/06/18 diviene quindi operativo il credito d’imposta per la quotazione in Borsa delle Pmi. Lo stanziamento per gli anni 2019-2021 ammonta a 80 milioni di euro, ma il contributo, che copre un ampio spettro di costi, può arrivare fino a 500 mila euro. In un rapporto del 2016 BankItalia presentava le imprese italiane come meno stabili sul fronte dell’equity rispetto a quelle dei paesi trainanti dell’eurozona. E una bassa capitalizzazione significa maggior volatilità, maggiore esposizione al rischio, e maggiore difficoltà di accesso al credito e di investimento.

I requisiti per accedere al mercato azionario

Ma quali sono i soggetti ammessi al Bonus per l’accesso al mercato azionario? Le Pmi italiane con un numero di Ula (Unità lavorative-anno) compreso tra 10 e 250, un fatturato annuo compreso tra 2 e 50 milioni, o totale annuo di bilancio compreso tra 2 e 43 milioni di euro. Nel calcolo occorre però tener conto di eventuali rapporti di controllo o collegamento societario. Inoltre, le imprese devono essere costituite e regolarmente iscritte al registro delle imprese alla data di presentazione della domanda, e operare nei settori economici ammessi dal Regolamento di Esenzione (UE) N. 651/2014, compreso il settore della produzione di prodotti agricoli.

Le spese ammissibili

Sono ammessi i costi di consulenza sostenuti dal 1° gennaio 2018 al fine di ottenere l’ammissione alla quotazione entro il 31 dicembre 2020. I costi devono riguardare le attività di ammissione alla quotazione e al collocamento delle azioni, nonché le attività professionali per questioni legali, fiscali, contrattualistiche e di due diligence. In particolare, le attività sostenute in vista dell’inizio del processo di quotazione e a esso finalizzate (assistenza dell’impresa nella redazione del piano industriale, supporto nelle fasi del percorso funzionale alla quotazione nel mercato di riferimento), e le attività fornite durante la fase di ammissione alla quotazione, e finalizzate ad attestare l’idoneità della società all’ammissione stessa.

Come ottenere le agevolazioni 

L’effettività del sostenimento dei costi e l’ammissibilità degli stessi dovrà risultare da apposita attestazione rilasciata dal presidente del collegio sindacale, da un revisore legale, o da un professionista iscritto nell’albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili.

Per ottenere il credito d’imposta (importo massimo 500 mila euro, nella misura massima del 50% dei costi sostenuti per le attività finanziabili), si dovrà inoltrare apposita istanza in via telematica, tra il 1° ottobre dell’anno in cui è stata ottenuta la quotazione e il 31 marzo dell’anno successivo.

Il credito, utilizzabile solo in compensazione a decorrere dal decimo giorno lavorativo del mese successivo a quello in cui è stata comunicata la concessione, non è imponibile né ai fini Ires né Irap.

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Acqua pura e personalizzata grazie ai dispenser ufficio IWM

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Offrire a tutti la possibilità di potersi dissetare durante l’orario di lavoro, così come al termine di una seduta di palestra o magari all’interno di una sala d’attesa mentre si attende di essere ricevuti, è molto importante ed è una grande testimonianza di attenzione nei confronti dei dipendenti o della propria utenza. Ecco perchè sono sempre di più le aziende che decidono di provvedere ad offrire questo servizio e migliorare così le condizioni dei lavoratori o comunque rendere più piacevole la permanenza di clienti ed utenti all’interno della propria struttura. Se fino a qualche anno fa si ricorreva ai classici boccioni d’acqua, oggi si preferisce puntare sui dispenser d’acqua per l’ufficio, come i vari modelli proposti da IWM i quali trattano l’acqua di rubinetto rendendola ancora più pura migliorandone anche il sapore. Le ragioni che spingono le aziende ad adottare questa soluzione sono da ricercare sia nella qualità dell’acqua che nel costo di approvvigionamento, due argomenti sicuramente interessanti e che meritano grande attenzione per ovvi motivi.

L’acqua del rubinetto infatti, è già salutare di suo in quanto controllata dalle società locali che si occupano della gestione dell’acqua. Grazie ai dispenser ad osmosi inversa IWM, è possibile trattare l’acqua del rubinetto e renderla ancora più cristallina, con la certezza di bere un’acqua decisamente più salutare rispetto quella dei boccioni. Inoltre il costo al litro dell’acqua di rubinetto è decisamente più basso rispetto qualsiasi altra fonte di approvvigionamento, ma i vantaggi non sono finiti qua. Si perché i dispenser acqua IWM per l’ufficio consentono di avere acqua fredda e calda in base alle proprie necessità, ma anche la possibilità di avere dell’acqua gasata o del ghiaccio a piacimento. Non solo un’acqua sicura e bilanciata dunque, ma soprattutto un’acqua personalizzata in base al gusto e alle abitudini di ciascuno.

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Quanto vale la quattordicesima? 6,8 miliardi di euro

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Tra la seconda metà di giugno, e la prima di luglio, saranno quasi 7,5 milioni gli italiani che riceveranno la quattordicesima, una mensilità di stipendio in più in busta paga. L’importo medio che verrà versato sarà di 1.250 euro per i dipendenti, e di 480 euro per i pensionati, per un totale di circa 6,8 miliardi di euro.

Si tratta quindi un’iniezione di liquidità consistente per le tasche dei lavoratori italiani. Ma secondo uno studio elaborato dall’Ufficio Economico Confesercenti, sulla base dei dati Istat e di un survey Swg, meno della metà del valore complessivo della quattordicesima, il 47%, pari a 3,2 miliardi, andrà in consumi, quasi il 30% per saldare i conti. E qualcosa in più dello scorso anno verrà accantonato.

Nel salvadanaio 600 milioni in più dello scorso anno

Lo studio di Confesercenti rileva che la quota di quattordicesima destinata ai consumi sarà utilizzata soprattutto per le vacanze, su cui confluiranno circa 1,6 miliardi di euro, mentre 1,2 miliardi andranno via per regali e altre spese straordinarie, come il rinnovo degli elettrodomestici. Circa 500 milioni, invece, saranno usati negli ormai imminenti saldi estivi.

Cresce però anche la quota di risparmiatori, che quest’anno accantoneranno quasi 1,6 miliardi (il 23%), quasi 600 milioni in più dello scorso anno.

Per quanto riguarda il risparmio, 1,4 miliardi di euro diventeranno liquidità di riserva, mentre 200 milioni saranno immobilizzati in qualche forma di investimento

Tra debiti, bollette scadute e pagamenti in ritardo se ne andranno 2 miliardi di euro

Buona parte dello stipendio aggiuntivo, il 29%, o 2 miliardi di euro, verrà usata per le spese obbligate, di cui la voce più consistente è costituita dai conti in sospeso, come debiti, bollette scadute e pagamenti in ritardo (circa 800 milioni di euro).

Pesante, quest’anno, anche l’incidenza del fisco, che assorbirà circa 400 milioni di euro. Altri 400 milioni andranno ai mutui, mentre 300 milioni di euro circa saranno impiegati per spese legate alla salute, riferisce Adnkronos.

“Tra indebitati e formiche, purtroppo, anche quest’estate gli italiani saranno poco cicale”, commenta Confesercenti. Soprattutto per via dei debiti pregressi, in particolare con il fisco, quest’anno più rampante che mai, vista anche la coincidenza con la fase finale della rottamazione delle cartelle esattoriali, la cui ultima rata è prevista per il 31 luglio.

La crescita del risparmio non va sottovalutata: è segno di sfiducia

“È la dimostrazione che la definizione agevolata, per quanto utile, è stata troppo onerosa: sarebbe stato opportuno – segnala Confesercenti – prevedere un maggior numero di rate ed importi minimi più bassi.

Ma anche la crescita del risparmio non va sottovalutata, perché solitamente i lavoratori mettono i soldi sotto il materasso quando il clima di fiducia si deteriora.

“È dunque necessario dare un segnale forte per restituire certezze a cittadini e imprese -sollecita Confesercenti – che ancora risentono degli effetti dell’instabilità seguita allo stallo politico di quest’anno”.

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