Gender equality: pari opportunità e diritti

Quali sono i cambiamenti in Italia e nel mondo in termini di pari opportunità e diritti delle donne? Risponde WIN International, il network internazionale di ricerche di mercato di cui BVA Doxa fa parte, con l’Annual WIN World Survey – WWS, il report sul gender equality rilasciato nella Giornata Internazionale della Donna. Quando si prendono in considerazione le diverse situazioni e i luoghi in cui misurare il gender equality, la casa conferma risultati più positivi in termini sulla parità dei diritti. Alla fine del 2021, il 70% della popolazione globale ritiene infatti che la parità di genere sia stata raggiunta nelle case, e in Italia la percentuale (69%) è poco inferiore al risultato globale.

Opportunità di carriera

Il 60% della popolazione mondiale ritiene che la parità di genere sia stata raggiunta anche sul posto di lavoro, ma con un dato inferiore per chi è impegnato in politica (50%). In Italia la percezione è diversa e meno paritaria: solo il 38% ritiene che la parità di genere si sia raggiunta al lavoro, percentuale che scende al 37% nell’area politica. Quanto alle opportunità di lavoro e carriera, a livello globale il 37% della popolazione ritiene che le donne abbiano le stesse opportunità lavorative e di sviluppo professionale degli uomini, una percentuale più bassa secondo le dirette interessate (32%). Di contro, il 45% degli intervistati (55% tra le donne) ritiene che le donne abbiano meno opportunità rispetto agli uomini. Inferiori alla media i dati italiani: il 71% vede meno opportunità per le donne rispetto agli uomini, e solo il 22% ritiene che siano rispettate le pari opportunità lavorative.

La violenza fisica e psicologica

I risultati sulla violenza fisica e psicologica subiti dalle donne rispetto agli anni scorsi sono stabili: 16% nel 2021, 17% nel 2020, 16% nel 2019. In linea con queste percentuali l’Italia, con il 15% delle donne che afferma di aver subito violenze fisiche o psicologiche nello scorso anno. Tuttavia, osservando i dati per macroaree, si trova qualche piccolo miglioramento. In Africa, nelle regioni del MENA, dell’APAC e nelle Americhe, il net score delle donne che hanno subito violenze decresce rispettivamente a -7, -5, -2 e -1. Le giovani donne di età compresa tra i 18 e i 24 anni subiscono maggiormente violenza fisica e psicologica (22%), anche se la percentuale decresce di due punti percentuali rispetto al 2020.

Gli indicatori sulle molestie

Il 9% delle donne ha subito molestie sessuali: un risultato che rimane in linea con lo scorso anno (8%).  Le donne di età compresa tra i 18 e i 24 anni hanno subito più molestie sessuali rispetto agli altri gruppi di età, un dato leggermente superiore rispetto allo scorso anno (19% nel 2021, 18% nel 2020). Positiva la riduzione di molestie sessuali in alcune regioni e paesi del mondo, come l’Africa e l’India, dove i valori si sono dimezzati. In Italia la percentuale è sensibilmente inferiore rispetto alla media (4% vs 8%).

Come attirare clienti per un parrucchiere, un salone di bellezza o un barbiere

Un parrucchiere, un salone di bellezza o un barbiere sono attività molto facili da avviare, ecco perché nelle nostre città proliferano piccoli saloni da parrucchiere sia maschili che femminili.

L’investimento necessario è relativamente contenuto e le procedure sono semplici se le confrontiamo con altre tipologie di imprese. Tutto ciò rende facile allestire un salone con le giuste  forniture per parrucchieri, ma farlo decollare non è altrettanto facile.

Vedremo quindi di seguito come attrarre clienti per un parrucchiere, per un salone di bellezza o per un barbiere che voglia veramente soddisfare i clienti e avere successo.

Ma vedremo anche come aumentare le aspettative di successo, creando un business attraente e con adeguata personalità.

In ogni caso, tutto ciò che stiamo per esporre di seguito vale sia per un parrucchiere per uomo che per donna, dunque questi consigli sono buoni a prescindere dal fatto che tu ti rivolga prevalentemente ad una utenza maschile che femminile.

Come attirare clienti per un parrucchiere: definisci il tuo cliente tipo

Come sempre nel mondo del marketing, se vuoi attirare clienti la prima cosa che devi fare è definire il tuo cliente tipo.

Come saprai da altri post, i profili di potenziali clienti tipo (detti anche “buyer persona”) ti aiuteranno a conoscere le motivazioni che spingono il cliente ad andare dal tuo parrucchiere o a scegliere eventualmente un’altra struttura.

Anche se hai un’attività aperta a tutti, ciò non significa che proprio tutti andranno nel tuo salone per tagliarsi i capelli o per cambiare acconciatura.

I tuoi servizi, i tuoi prezzi, l’ubicazione dei locali, persino il tuo aspetto estetico determineranno quali persone varcheranno la porta e quali servizi esse richiederanno.

Cosa annotare nel profilo tipo

Devi creare  per questo un profilo per ciascuno dei clienti tipo della tua attività. In questo profilo è conveniente annotare le caratteristiche generiche di quel potenziale cliente: quanti anni ha, il suo sesso, quali sono i suoi modelli di vita (quali sono i suoi orari di lavoro, quanto spesso va dal parrucchiere o barbiere, quali servizi richiede di solito, etc.).

Non si tratta di conoscere o “catalogare” persone specifiche, si tratta di creare un profilo di un potenziale cliente, uno che chiaramente abbia molte affinità con i servizi che proponi ed è per questo che lo consideriamo un cliente ideale.

Esplora i loro bisogni

È fondamentale che tu rifletta su quali sono i motivi che spingono questo cliente ad andare nella tua attività e non in una delle tante che ci sono in giro, sia nello stesso quartiere che in giro per la città.

Ma devi anche analizzare a che ora è più comodo per loro raggiungerti, quali giorni sono i migliori, quanto sono disposti a pagare per i tuoi servizi… solo così puoi preparare un’offerta adeguata e compensare i momenti di scarso lavoro con promozioni mirate.

Se vuoi attirare clienti per il tuo salone da parrucchiere, devi prendere sul serio questo tipo di lavoro.

Individua i profili più redditizi

Definisci almeno quattro diversi profili di potenziali clienti. Una volta effettuata questa prima analisi,  la cosa successiva è vedere quali di essi (uno o più) sono i più redditizi, i più attraenti per il tuo salone da parrucchiere.

Questo può dipendere dalla tua specializzazione professionale o dalla tradizione dell’attività, se si tratta di un parrucchiere aperto da diversi anni. O semplicemente dal fatto che nel tuo quartiere ci sono troppi parrucchieri concentrati su un tipo di pubblico specifico e pensi sia meglio differenziarti.

Qualunque sia la ragione, dovresti classificare i tuoi clienti ideali e scegliere quello che pensi possa fornirti più lavoro per adattarti in base alle loro esigenze, in modo che i clienti possano individuare più facilmente la tua attività e sapere perfettamente cosa possono aspettarsi quando entrano in negozio.

Voglia di uno spuntino? Per gli italiani è a base di frutta, snack e cioccolato

Frutta, snack e cioccolato sono gli “ingredienti” per lo spuntino ideale degli italiani. Lo ha scoperto una ricerca condotta da Natruly, la startup spagnola del cibo salutare, che a novembre 2021 ha realizzato una ricerca tra i consumatori italiani per capire come si muove il mercato italiano in fatto di merende. E dalla ricerca di Natruly emerge il quadro di un Paese che ama consumare gli spuntini tra i pasti. Solo l’8,42% degli intervistati non sembra avere questa abitudine, mentre il 45% vi ricorre da 1 a 3 volte al giorno, soprattutto durante il pomeriggio. Il sondaggio evidenzia infatti che il momento migliore per uno spuntino è il pomeriggio.
Agli intervistati Natruly ha poi chiesto se e quando hanno voglia di uno spuntino, e il 52,94% ha risposto: “Sì, ma ai prodotti industriali in commercio, vorrei trovare alternative sane”.

Cercare alternative sane ai prodotti industriali

Se gli intervistati cercano alternative sane ai prodotti industriali le ragioni che spingono gli italiani a spezzare la giornata mettendo qualcosa sotto i denti sono molteplici. Per il 39,6% si tratta di rallegrare la giornata con qualcosa di buono, per il 30,2% è un modo per fare una pausa dal lavoro, e il 37,3% considera lo spuntino un’abitudine sana. E ancora, se nel target italiano oggetto del sondaggio il 40% sceglie la frutta come spuntino, tra le opzioni preferite ci sono anche snack dolci industriali (39,11%), seguiti dal cioccolato (38,61%). La domanda “Cosa ti piace mangiare a merenda?” consentiva infatti di dare più di una risposta.

Controllare l’etichetta per verificare ingredienti, calorie e additivi artificiali

Quando gli italiani comprano snack industriali per fare uno spuntino, però, controllano l’etichetta, soprattutto per verificare gli ingredienti (37,62%), le calorie o lo zucchero (32,67%), e gli additivi artificiali (28,22%).
“Qualunque sia la ragione che spinge a scegliere la merenda, resta il problema che l’industria alimentare propone spuntini golosi, ricchi di zucchero spesso composti da ingredienti artificiali, di solito molto calorici e poco sazianti, tanto da stimolare a un consumo eccessivo – spiega Niklas Gustafson, fondatore di Natruly insieme a Octavio Laguía -.  Alla base dell’alimentazione bilanciata, invece, ci sono ingredienti sani e corrette abitudini”.

L’identikit degli intervistati 

I partecipanti al sondaggio di Natruly sono per il 37,62% uomini e il 62,38% donne. Il 38,62 è residente al Nord, il 22,77% al Centro, la stessa percentuale al Sud, e il 15,84% nelle Isole. Quanto al titolo di studio, il 53,5% ha un diploma di maturità, e per lo più si tratta di laureati o diplomati. Inoltre, il 31,82% fa parte di un nucleo familiare di 4 persone, e il 69,8% si occupa degli acquisti in famiglia.

Lavoro, 318mila nuove assunzioni programmate a febbraio

Il mercato del lavoro, dopo i due anni difficili della pandemia, pare stia riprendendo quota. Lo afferma il bollettino del sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, che evidenzia che sono 318mila le entrate programmate dalle imprese a febbraio. A mettere un freno alla ripresa sono soprattutto le prospettive meno incoraggianti legate ai rialzi dei costi energetici e alle difficoltà di approvvigionamento delle materie prime, nonché la persistente difficoltà a reperire manodopera. Le maggiori incertezze si riflettono su tutti i comparti del manifatturiero con una flessione pari a -29,5% su base mensile, pur conservando una tendenza positiva rispetto a un anno fa (+27,4%). Negativa anche la congiuntura per le costruzioni (-20,7%) che mantiene comunque una tendenza positiva (+16,7%) rispetto a febbraio 2021. Ancora più accentuata la diminuzione dei contratti programmati dai servizi (-32,5% su base mensile ma +33,8% su base annuale) e in particolare dal commercio (-43,7% su gennaio ma +37,6% rispetto allo scorso anno) sul quale si riflette la maggiore cautela nei consumi delle famiglie per i rincari dei prezzi, a cominciare da quelli energetici. L’industria ha in programma di attivare 110mila contratti, di cui 36mila nelle costruzioni. Per il manifatturiero, che programma complessivamente 74mila entrate, sono alla ricerca di personale soprattutto le imprese della meccatronica con 20mila entrate e quelle metallurgiche e dei prodotti in metallo che prevedono 17mila entrate, anche se crescono le difficoltà per la filiera dell’automotive che sta affrontando la carenza di materie prime per la componentistica e le sfide della transizione energetica. Più contenute le previsioni delle industrie dei beni di consumo: il sistema moda e le altre manifatturiere con rispettivamente 6mila e 5mila entrate. A trainare la domanda di lavoro del terziario, che nel complesso prevede oltre 207mila contratti, è il turismo che tiene rispetto a gennaio (+400 unità) e incrementa le entrate rispetto a un anno fa (+32mila entrate) quando i flussi turistici a causa dell’emergenza sanitaria e delle limitazioni agli spostamenti erano molto più contenuti. Seguono i servizi alle persone con 38mila entrate, il commercio (35mila) e i servizi di trasporto, logistica e magazzinaggio (25mila).

Le tipologie di contratti

I contratti a tempo determinato si confermano la forma maggiormente proposta con 167mila unità, pari al 52,7% del totale. Seguono i contratti a tempo indeterminato (72mila unità, 22,6%), quelli in somministrazione (31mila, circa il 10%), gli altri contratti non alle dipendenze (poco meno di 20mila, 6,2%); l’apprendistato è offerto a 13mila posizioni pari al 4,3%. 

Cosa cercano le aziende

Cresce anche a febbraio la difficoltà di reperimento segnalata dalle imprese, che riguarda oltre il 40% delle entrate programmate, in aumento di un ulteriore punto percentuale rispetto a gennaio. La mancanza di candidati è la causa principale del mismatch (22,9%), seguita dalla preparazione inadeguata (13,9%) e da altri motivi (3,5%). Tra le professioni high skill più difficili da reperire emergono i tecnici della gestione dei processi produttivi di beni e servizi (68,4%), i tecnici della salute (59,6%, i tecnici in campo ingegneristico (59,1%) e gli specialisti in scienze matematiche, informatiche, chimiche, fisiche e naturali (55,9%); tra le figure operaie le imprese segnalano le maggiori difficoltà per gli operai specializzati addetti alle rifiniture delle costruzioni (65,1%) e per fonditori, saldatori, lattonieri, calderai, montatori carpenteria metallica (64,1%).

Food Delivery, piatti vegetariani e micro-spesa i nuovi trend

Il Delivery Report 2021 di Glovo fa emergere le nuove abitudini di consumo: dal food delivery alla spesa cresce la voglia di piatti vegetariani e haute cuisine, ma sul podio resta la cucina italiana, seguita da quella giapponese e cinese. Quanto agli ordini consegnati, nel corso del 2021 pizza, hamburger e pollo sono stati i piatti più richiesti. In tutto il mondo i consumatori si affidano sempre di più al delivery per farsi consegnare a casa i piatti dai ristoranti più amati, o per soddisfare qualsiasi esigenza nell’arco della giornata. Ma tra le richieste di ordini a Glovo c’è anche tanto altro, dai fiori per San Valentino ai documenti di divorzio (Montenegro), fino alle extension per capelli a Roma.

A livello mondiale la cucina italiana conquista il podio

A livello mondiale la cucina italiana siede quindi sul podio, seguita da quella giapponese e cinese, e a livello di specialità il ramen ha sperimentato la più grande crescita, con ordini che hanno superato il 295% rispetto all’anno precedente. Dall’analisi degli ordini di food delivery affiora inoltre la voglia di piatti vegetariani, incrementati a livello mondiale del 71% rispetto al 2020. Ma cresce anche la presenza della haute cuisine, con un aumento degli ordini del 350% da ristoranti stellati e premium per farsi viziare il palato da chef rinomati.

La voglia alimentare sale la domenica

Dall’analisi di Glovo emerge come la giornata in cui si fanno ordini atti a soddisfare le voglie alimentari è la domenica, e in Italia sono più del doppio rispetto a un normale giorno feriale.
Tra i cibi più ordinati, pasticcini ripieni (eclair), i fartòn (tipico dolce di Valenza), i palatschinken, i churros e il gelato.
Nel 2021 cresce però anche il comparto della spesa, che ha registrato un incremento degli ordini del 63% a livello mondiale e del 400% in Italia.
Questo grazie anche alla rete di oltre 70 magazzini urbani, di cui 15 in Italia, distribuiti nelle grandi città, a cui ci si affida soprattutto per la spesa cosiddetta emergenziale. Acqua, cubetti di ghiaccio e banane emergono come gli immancabili nel cestino della spesa dell’ultimo minuto.

Crescono anche gli ordini multi-categoria

Nel 2021 crescono poi anche gli ordini multi-categoria. Tanto che tra i primi posti della classifica ci sono anche i fiori, con le rose e i tulipani che la fanno da padrone, soprattutto nel giorno di San Valentino. A crescere però anche gli articoli per gli animali domestici.
Quanto al ranking degli ordini più strani, secondo il Delivery Report 2021 in Montenegro un rider ha trasportato i documenti di divorzio, in Polonia, un amante del tè ha ordinato 732 bustine, a Roma si sono fatti recapitare d’urgenza le extension per i capelli. Ma il più grande fan di Glovo si trova in Spagna e ha fatto acquisti per un valore di quasi 130.000 euro.

Lombardia al primo posto per eco-investimenti e green jobs

I dati del XII rapporto GreenItaly lo confermano: la Lombardia è al primo posto in Italia per l’applicazione della Green economy.
Con 89.784 imprese che hanno investito in tecnologie green, la Lombardia è prima in classifica nella graduatoria regionale per numero assoluto di aziende sostenibili. Inoltre, la regione è al vertice anche della graduatoria regionale per lavori green, segnando il primato per numero di contratti stipulati a green jobs dalle imprese per il 2020, pari a 265.563. 
A livello provinciale è la città di Milano, con le sue 35.352 imprese green, la provincia più virtuosa della Lombardia, seguita da Varese, con 11.712 imprese, Monza, con 9.480, a Como, con 7.868, Bergamo (6.598), e Brescia (5.911).
La classifica delle province green prosegue con Pavia, con 2801 imprese, Mantova, con 2691, Lecco (2403), Cremona (1921), Sondrio (1383), e infine Lodi, con 1244 imprese.

Milano al primo posto anche a livello nazionale

Si tratta dei dati emersi dal focus Lombardia del dodicesimo rapporto GreenItaly, realizzato dalla Fondazione Symbola e da Unioncamere, con la collaborazione del Centro Studi Tagliacarne e con il patrocinio del ministero della Transizione Ecologica. Al rapporto hanno collaborato Conai, Novamont, Ecopneus, diverse organizzazioni e oltre 40 esperti. Secondo il rapporto, l’ottimo risultato della provincia di Milano è confermato anche su scala nazionale. Milano è infatti al primo posto anche in Italia nella graduatoria provinciale per numero di imprese green, riporta Adnkronos.

La Lombardia guida l’Italia nella transizione verde

Nel Rapporto GreenItaly si conferma un’accelerazione verso la green economy del sistema imprenditoriale italiano. “L’Italia che sperimenta in campo aperto un paradigma produttivo fatto di sostenibilità, innovazione, bellezza, cura e valorizzazione dell’ambiente, dei territori, delle comunità – dichiara Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola -. La Lombardia può essere alla guida di un’Italia che fa della transizione verde la chiave per costruire un’economia e una società più a misura d’uomo e per questo più forti e capaci di affrontare il futuro – aggiunge Realacci -. È questa la direzione indicata dall’Europa con il Next Generation Eu, alla base degli ingenti finanziamenti del Pnrr, per affrontare la pandemia e la crisi climatica”.

Green jobs: investire sulla formazione per abilitare le competenze

“Per proseguire con equilibrio nella transizione verde oggi è cruciale abilitare nelle persone le competenze richieste in ambito green jobs, investendo sulla formazione e sulla valorizzazione del capitale umano a partire dai più giovani – commenta Giovanni Fosti, presidente della Fondazione Cariplo -. La transizione verso un’economia che sia realmente sostenibile nel lungo periodo per la vita dell’ambiente e della società è un’urgenza non più rimandabile. Il nostro territorio ha sviluppato una grande attenzione condivisa sul tema dell’economia circolare, favorendo la creazione di importanti alleanze tra imprese, istituzioni e reti di comunità per la riduzione dello spreco e la valorizzazione delle risorse, che possono diventare strumenti di inclusione e contrasto alla disuguaglianza”. 

Web e pandemia: cambia l’uso di Internet

Negli 2021 sono 40,9 milioni gli italiani che ogni mese si connettono a Internet, per un tasso di penetrazione del 75% sulla popolazione maggiorenne, +6% rispetto al 2019, ma ancora lontano dai livelli dei Paesi digitalmente più evoluti, come USA (91%), e UK (86%).
I dati di misurazione dell’Audience digitale di Comscore evidenziano come l’accelerazione nell’utilizzo della rete impressa dall’emergenza sanitaria nel 2021 si sia stabilizzata, e dall’analisi degli andamenti mensili i picchi di utilizzo hanno coinciso con le varie fasi di recrudescenza del virus e intensità delle misure di contenimento. Tanto che l’impatto della pandemia si manifesta nella crescita delle audience online sulle categorie di contenuti più direttamente collegate all’emergenza sanitaria e al lockdown.

Più utenti interessati a Government, Education, Health

Rispetto al 2019 si registrano incrementi del 53% degli utenti unici della categoria Government, +48% Education, e +29% Health. I livelli di utilizzo hanno raggiunto rispettivamente il 56%, il 64% e l’86% di penetrazione. Il Covid 19 si è quindi rivelato un fattore di accelerazione dell’utilizzo di Internet per funzioni di pubblica utilità e nel rapporto con la PA, con un impatto più marcato sulle generazioni mature. Considerando il valore medio dei primi undici mesi del 2021 gli italiani trascorrono in rete 2 ore e 37 minuti al giorno (+12% rispetto al 2019). I giovani (18-24 anni) passano su Internet 3 ore e 17 minuti al giorno, quasi un’ora in più rispetto agli over 45 (2 ore e 25 minuti). La maggior parte del tempo di connessione avviene attraverso le mobile App, su cui si trascorre il 75% del tempo speso online (+8% rispetto al 2019).

Cresce l’uso delle App

Si manifesta quindi il fenomeno dell’Appification nella fruizione di Internet, con conseguenze importanti sulle dinamiche di sviluppo e sugli equilibri di mercato. Le prime 10 app per penetrazione sul mercato italiano sono tutte di proprietà di Facebook, Google e Amazon, e rappresentano il 58% del tempo totale speso in App. L’analisi della crescita delle diverse tipologie di App in termini di audience è esplicativa delle fasi d’evoluzione della pandemia.  Le prime tre App in termini di aumento degli utenti unici mensili sono soluzioni di videoconferenza (Teams, Zoom, Google Classroom), mentre quella con la crescita più forte nei primi undici mesi del 2021 è l’AppIO.

La dieta mediatica si polarizza e si differenzia a seconda dell’età

Un altro fenomeno emergente è la progressiva polarizzazione e differenziazione delle diete mediatiche rispetto alla variabile generazionale.
Il dato medio sul totale popolazione vede la televisione ancora prevalente (76%), ma analizzando l’articolazione socio-demografica si osservano notevoli differenze. Nel segmento 18-24 anni la componente digital è prevalente (65%) con la categoria intrattenimento dominata dai provider di video online, che pesa per un 30% a fronte del 35% della televisione. Il peso della televisione cresce proporzionalmente all’aumentare dell’età, fino a raggiungere l’84% nel segmento over 45. 

Fiducia, a dicembre aumenta per i consumatori ma diminuisce per le imprese

Sono due binari differenti quelli che vedono la fiducia dei consumatori italiani e quella espressa dalle imprese del nostro Paese. A decretare un sentiment nazionale diviso in due è l’Istat, nella consueta rilevazione del clima di fiducia questa volta riferita al mese di dicembre 2021. Più nel dettaglio, nell’ultimo mese del 2021 l’Istituto Nazionale di Statistica ha stimato un lieve aumento dell’indice del clima di fiducia dei consumatori (da 117,5 a 117,7), mentre l’indice composito del clima di fiducia delle imprese flette da 114,8 a 113,1, anche se si mantiene su livelli decisamente elevati. In generale, le imprese esprimono un peggioramento delle aspettative sulla produzione nel manifatturiero, di quelle sugli ordini nei servizi e di quelle sull’occupazione presso l’impresa nelle costruzioni.

I cittadini sono più ottimisti per quanto riguarda la loro situazione personale

L’ incremento dell’indice di fiducia espresso dai consumatori, seppur di modesta entità, è dovuto essenzialmente ad un miglioramento del clima personale (da 110,0 a 110,4) e di quello corrente (da 115,2 a 115,6). Diverso invece il discorso per quanto riguarda lo scenario economico e le prospettive future, che appiano nel segno del pessimismo. Il clima economico e quello futuro sono, infatti, in leggero peggioramento (i relativi indici calano, rispettivamente, da 139,8 a 139,6 e da 121,0 a 120,8).

Imprese, indice di fiducia in calo ma non per quelle delle costruzioni e del commercio

Con riferimento alle imprese, l’indice di fiducia è in diminuzione nell’industria manifatturiera (da 115,9 a 115,2) e nei servizi di mercato (da 111,3 a 110,2) mentre aumenta nelle costruzioni (da 157,4 a 159,1) e nel commercio al dettaglio (da 106,8 a 107,4). Quanto alle componenti degli indici di fiducia, nella manifattura migliorano leggermente i giudizi sugli ordini mentre diminuisce l’ottimismo delle aspettative sulla produzione e le scorte sono giudicate in accumulo. Nei servizi di mercato, il calo dell’indice è determinato dalle aspettative sugli ordini che diminuiscono marcatamente soprattutto nel settore dei servizi turistici, che negli ultimi mesi hanno visto messa in difficoltà la loro attività dalla pandemia e da tutte le relative limitazioni.
Con riferimento al comparto delle costruzioni, un miglioramento dei giudizi sugli ordini si abbina ad aspettative sull’occupazione in peggioramento. Invece, nel commercio al dettaglio tutte le componenti si muovono in senso favorevole. Non resta che aspettare la prossima rilevazione, sperando che la situazione – specie quella pandemica – si possa assestare.

Consumi, in 2 anni sono stati persi quasi 4mila euro di spesa a famiglia

“Nonostante il recupero registrato durante il 2021, dall’inizio dell’emergenza sanitaria la crisi innescata dal Covid ha cancellato quasi 4mila euro di spesa a famiglia”: la stima è di Confesercenti, che definisce la pandemia “uno tsunami per i consumi”. 
Il dato calcolato da Confesercenti è la somma della riduzione dei consumi rispetto al livello pre-crisi registrata in media da ogni famiglia nel 2020, pari a -2.653 euro, e nel 2021 (-1.298 euro), per un totale di -3.951 euro. A livello territoriale, l’arretramento peggiore si registra in Toscana, con una perdita reale di 9.119 euro di spesa per nucleo familiare. A seguire, nella classifica delle regioni che hanno perso di più, il Molise (-5.903 euro a famiglia), il Piemonte (-5.724 euro) e la Basilicata (-5.491 euro). Ma perdite superiori ai 5mila euro per nucleo familiare si rilevano anche in Sardegna (-5.305 euro), Veneto (-5.117 euro) e Valle D’Aosta (-5.014).

La compressione dei consumi nelle regioni italiane

Una compressione dei consumi delle famiglie appena sotto la soglia dei 5mila euro si registra invece in Lombardia (-4.969 euro per nucleo) e Trentino Alto-Adige (-4.620 euro), mentre subiscono una perdita superiore ai 3mila euro Puglia (-3.951 euro), Emilia-Romagna (-3.776 euro), Marche (-3.413 euro) e Umbria (-3.338 euro). Sopra i 2mila euro è invece la riduzione di spesa stimata per Calabria (-2.796 euro a famiglia), Liguria (-2.676 euro), Campania (-2.626 euro) e Friuli-Venezia Giulia (-2.554 euro). Contengono invece le perdite, comunque sopra la soglia dei mille euro, Lazio (-1.568 euro a famiglia), Abruzzo (-1.402 euro) e Sicilia (-1.025).

Cosa pesa sul calo dei consumi?

Secondo Confesercenti, a pesare sul calo dei consumi sono diversi fattori. Innanzitutto, i lockdown e le restrizioni che hanno interessato il nostro Paese tra il 2020 e i primi sei mesi del 2021. Ma a incidere sono anche la riduzione dei redditi da lavoro, l’inflazione e l’incertezza, che porta le famiglie a mantenere un tasso di risparmio ancora superiore rispetto a quello dei periodi precedenti alla pandemia, riporta Askanews.

La riforma fiscale deve ‘liberare’ le risorse delle famiglie

“La pandemia ha avuto un impatto devastante sui consumi delle famiglie – commenta la presidente Confesercenti Patrizia De Luise -. Sommando i consumi persi nel 2020 e nel 2021, è come se le famiglie avessero perso due-tre mesi di entrate. Bisogna intervenire per accelerare il recupero, perché dai consumi interni dipende circa il 60% del nostro Pil. La via maestra è quella fiscale: la riforma del fisco, che inizierà proprio con la manovra di quest’anno, deve liberare il più possibile le risorse delle famiglie”.

Il 38% delle Pmi italiane non ha l’assicurazione

A oggi solo il 62% delle Pmi italiane dispone di una copertura assicurativa. I 4,35 milioni di Pmi, il 99,3% delle imprese italiane in attività, risultano infatti fortemente sotto assicurate, al punto che 1 milione e 653 mila, il 38% del totale, non dispone di un’assicurazione. Complice anche lo scarso livello di alfabetizzazione finanziaria e digitale, le Pmi hanno una bassa percezione dei rischi che l’attività imprenditoriale comporta. Di conseguenza, tendono a sottostimare l’impatto che un evento potrebbe avere sulla loro attività. Secondo lo studio Next Level for Insurance – SME segment, realizzato da CRIF, IIA – Italian Insurtech Association e Nomisma, nell’ultimo anno però la percezione del rischio da parte delle Pmi è aumentata per 7 imprese su 10.

Quasi assenti le coperture per cyber risk e interruzioni di attività

Oltre a essere un segmento sotto assicurato, è ampiamente diffusa la tendenza a ‘sottoscrivere poco’: il 71% delle Pmi ha infatti sottoscritto una copertura RC verso terzi, il 64% incendio, e il 56% furto, ma si scende al 39% per la responsabilità civile degli amministratori. Sono quasi assenti, invece, le coperture per cyber risk (9%) e le interruzioni di attività (8%), due aspetti che invece nel 2021 hanno prodotto un effetto critico sulla continuità del business delle aziende. Per far fronte a questo scenario, la risposta dei player assicurativi per i prossimi 12 mesi sarà proporre ai clienti nuovi prodotti, ma soprattutto, servizi di valore aggiunto, dove la consulenza assicurativa diventerà sempre più strategica.

Per l’82% degli insurer la cyber security è una priorità

Quanto al cyber risk, può essere considerato una nuova categoria assicurativa. Secondo il Rapporto Clusit (Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica) nel primo semestre 2021 sono stati analizzati 1.053 attacchi cyber gravi e 4 su 5 hanno coinvolto le Pmi. In generale, gli attacchi di cybersecurity hanno determinato in Italia 7 miliardi di costi diretti e indiretti per le imprese. Questa situazione conferma che non esistono sistemi inviolabili e i potenziali danni sono ormai conclamati. Proprio in questa direzione si stanno muovendo gli insurer, l’82% dei quali indica la cyber security come una priorità. Tanto che nei prossimi 12 mesi il 17% delle imprese assicurative la introdurrà come elemento di offering, a fronte di un 65% che già sta presidiando quest’area.

Proporre servizi accessori e complementari alle polizze
Secondo la ricerca il 69% delle compagnie assicurative proporrà servizi accessori e complementari alle polizze, in particolare, per supportare le Pmi in ambito cyber security (82%), marketing e digital advertising (59%), consulenza alla crescita del business (58%) e servizi per certificare l’impresa a livello di sostenibilità in ambito ESG (50%). Un tema quest’ultimo sempre più importante anche per le Pmi, che nel 74% dei casi ha indicato come una certificazione di sostenibilità possa contribuire ad accrescere la reputazione dell’azienda, e per il 50%, di ridurre i rischi in quest’ambito.