Industria lombarda: dati positivi per il primo trimestre 2022

Dati positivi per l’industria lombarda nel primo trimestre 2022: emerge dalle elaborazioni del Servizio Studi della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. In particolare, il quadro delineato nel primo trimestre dell’anno per Milano registra un aumento congiunturale della produzione industriale e del fatturato (+1,7% e +4,3% destagionalizzato) rispetto al quarto trimestre 2021, superiore al fatturato lombardo, che cresce del +1,7% destagionalizzato. Anche per gli ordini interni la progressione congiunturale è più marcata per l’industria milanese rispetto alla manifattura lombarda, con, rispettivamente, una crescita del +3,9% e +2,7% destagionalizzato. Così anche gli ordini esteri, per i quali la performance milanese risulta migliore, rispettivamente +5,9% e +4% destagionalizzato.

Produzione: a Milano +9,6% tendenziale

Quanto all’analisi tendenziale, il primo trimestre 2022 ha consentito alla produzione dell’area metropolitana milanese di crescere del 9,6% in un anno, ma inferiore al dato lombardo (+10,7%).
Se si considera la crescita netta del fatturato, sempre raffrontata al primo trimestre 2021, l’aumento è del 19,1%, sia a livello regionale sia locale. In relazione al portafoglio ordini, si registra un livello superiore a quello relativo al primo trimestre 2021 (+19,1% in un anno), con performance migliore rispetto alla manifattura lombarda (+16,8%). I mercati interni milanesi hanno ripreso la crescita in modo più incisivo (+19,4%) rispetto alla componente estera (+18,5%).

Monza e Brianza: fatturato a +1,2% congiunturale

Prosegue la crescita congiunturale per Monza e Brianza: il primo trimestre 2022 fa registrare un aumento rispetto al quarto trimestre 2021 sia della produzione industriale (+2,7% destagionalizzato), sia del fatturato (+1,2% destagionalizzato), così come le commesse acquisite dai mercati interni (+3,4% destagionalizzato) ed esteri (+1,1%). La crescita tendenziale della capacità produttiva colloca i volumi prodotti a un livello superiore rispetto al primo trimestre 2021 (+13,3%), e al dato lombardo (+10,7%). Nello stesso periodo, i dati della manifattura brianzola per fatturato (+18,1%) sono inferiori al dato lombardo (+19,1%). Sempre rispetto al primo trimestre 2021, il portafoglio ordini del manifatturiero brianzolo evidenzia un incremento reale inferiore a quanto registrato in Lombardia (rispettivamente +15,1% e +16,8%).

Lodi: primi tre mesi 2022 ordini interni a +1,5%

Nel primo trimestre 2022 prosegue anche per Lodi la crescita congiunturale. Soprattutto grazie a un aumento rispetto al quarto trimestre 2021 della produzione industriale (+0,5% destagionalizzato), accompagnato dalla crescita del fatturato (+1,9% destagionalizzato) e dalle commesse acquisite dai mercati interni (+1,5% destagionalizzato). Gli ordini esteri risultano però in calo del -1,5%. Nel primo trimestre 2022 rispetto all’anno precedente, si verifica un trend di crescita per produzione, fatturato e ordini. Relativamente all’analisi tendenziale, raffrontata al primo trimestre 2021, la crescita della produzione si attesta a +6,4%, performance peggiore rispetto al dato lombardo (+10,7%).
In relazione al fatturato, nel confronto con il primo trimestre 2021, il recupero si attesta a +13,8%, inferiore al dato regionale. E in un anno gli ordini crescono del 9,5%, rispetto al 16,8% lombardo.

Com’è il sentiment dei consumatori italiani dopo due anni di pandemia?

Voglia di benessere, di ritornare alla socialità, ma anche timori legati all’inflazione e all’aumento dei prezzi. Con la casa che, ancora, resta un po’ il centro della vita non solo personale. In 24 mesi di pandemia molte cose sono cambiate, come evidenzia il Consumer Tracker di Deloitte. “In due anni di pandemia le priorità e le abitudini dei consumatori italiani sono molto cambiate: benessere personale, sostenibilità ambientale e ricerca di una nuova quotidianità improntata al work-life balance sono sempre più importanti per gli italiani. La diffusione del lavoro da remoto, invece, ha spostato molte attività di consumo in casa e ha creato nuove abitudini che potrebbero rimanere anche dopo la pandemia. Sullo sfondo, molto significativa la preoccupazione per i prezzi in crescita: mentre gli italiani stanno progressivamente tornando alla socialità pre-Covid, la paura dell’inflazione riguarda ben 3 italiani su quattro. Per le aziende che operano in ambito consumer è importante comprendere e intercettare questi cambiamenti per potere essere proattive nell’implementare soluzioni che rispondano ai nuovi bisogni dei consumatori”. Lo afferma Andrea Laurenza, Consumer Industry Leader di Deloitte, nel commentare gli ultimi dati del rapporto, rilevati a febbraio 2022. Con un monitoraggio permanente sulle principali abitudini dei consumatori, il Consumer Tracker di Deloitte indaga le abitudini di consumo di più di 20.000 consumatori in 23 paesi nel mondo. Qualche dato in sintesi: il 45% dei consumatori ha dichiarato di essere alla ricerca di un cambiamento personale e il 41% vuole dare priorità al proprio benessere. Mentre i consumi fuori casa cominciano a risalire, il 75% è preoccupato per l’aumento dei prezzi.

Italiani alla ricerca della work-life balance

Oggi, rispetto a due anni fa, gli italiani hanno dichiarato di sentirsi molto più concentrati sui cambiamenti in atto nella sfera personale. Secondo i dati del Consumer Tracker, infatti, il 45% degli intervistati ha dichiarato di essere alla ricerca di un cambiamento personale, dando priorità al proprio benessere (41%). In linea con questo nuovo atteggiamento, il 45% degli italiani dichiara che negli ultimi 12 mesi ha preferito ridurre gli oggetti e beni materiali in proprio possesso. Inoltre, per il 33% è molto importante trovare più tempo per vivere il presente, a fronte di meno ore di lavoro straordinario. Un cambiamento che attraversa tutte le fasce di reddito, ma che è concentrato soprattutto tra i giovani di età compresa tra i 18 e i 34 anni.  Nonostante la casa sia sempre più la base operativa in cui alternare lavoro, svago e vita privata, i dati mostrano che gli italiani continuano ad avere una forte propensione alla socialità. Infatti, a fronte dei timori per la salute legati alla pandemia, rispetto a 12 mesi fa, circa un italiano su tre (29%) ritiene di cercare una maggiore interazione di persona, quasi doppiando coloro che sentono la necessità di sostituire o mediare l’interazione di persona con i servizi digitali (17%). 

Paura dell’inflazione

Gli italiani, oggi come un anno fa, se non addirittura di più, sono propensi a dare priorità al risparmio per il futuro (47%) rispetto a spendere per il presente (29%), mostrando un certo timore per sfide ancora ignote e per un contesto economico non ancora completamente ristabilito. Nel corso del mese di gennaio 2022, i timori degli italiani legato ai risparmi sono cresciuti di 22 punti percentuali, interessando oltre sette consumatori su dieci. La quota di coloro che intendono dedicare parte del proprio stipendio mensile al risparmio è di un italiano su due. La principale preoccupazione economica percepita nella quotidianità dal 75% degli italiani è l’aumento dei prezzi, un timore dettato dall’inflazione in continua crescita.  

Export digitale: in Italia vale 15,5 miliardi nel 2021

Crescono le esportazioni online dei beni di consumo: nel 2021 l’export digitale italiano, sia diretto (tramite sito proprio, marketplace o siti di vendite private), sia intermediato (tramite retailer online), è cresciuto del +15%, raggiungendo un valore di 15,5 miliardi di euro. Le esportazioni digitali B2c hanno invece raggiunto un peso pari al 9% dell’export complessivo, online più offline.
Secondo i risultati della ricerca dell’Osservatorio Export Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, il settore più importante, pari al 56% del mercato complessivo dell’export digitale B2c e B2b2c, si conferma il fashion. Con un valore di 8,6 miliardi di euro nel 2021, cresciuto del +20% sul 2020, la moda Made in Italy supera i valori pre-Covid.

B2c, oltre al fashion, food&beverge e arredamento

Il secondo settore è il food & beverage, con un export online di 2,2 miliardi di euro, il 14% del totale, che prosegue la crescita (+10%), ma rallenta dopo l’exploit 2020 (+46%). Il terzo comparto è l’arredamento (1,2 miliardi, +12%), pari al 7% del totale delle esportazioni online di beni di consumo.
Elettronica, cosmetica, cartoleria, giochi, articoli sportivi e gli altri comparti valgono invece complessivamente il 23% dell’export digitale B2c. Le previsioni iniziali per il 2022 si stanno rivelando però troppo ottimistiche. Un’eventuale totale interruzione delle esportazioni digitali verso il mercato russo potrebbe portare a una perdita di circa 430 milioni di euro di esportazioni B2c, per oltre l’80% riconducibile al fashion.

B2b a +146 miliardi

L’export digitale B2b nel 2021 ha raggiunto un valore di 146 miliardi di euro, anch’esso in crescita del 15% rispetto al 2020, e con un peso del 28,3% sull’export complessivo di prodotti. Con l’eccezione del settore farmaceutico, in forte flessione dopo il boom del 2020, per tutti i settori B2b l’export online è cresciuto, tornando sopra i livelli pre-Covid: nel 2019 il valore era di 134 miliardi. Nel B2b, la filiera più digitalizzata è l’automotive (33 miliardi, il 22,6% del totale), con una crescita quasi doppia rispetto a quella dell’export complessivo (+40% rispetto al 22,6% dell’export complessivo).  Seguono poi il tessile e abbigliamento (il 14,8%), la meccanica (10,8%), il largo consumo (6,9%), il materiale elettrico (4,8%) e l’elettronica (3,3%).

Le opportunità per le Pmi

Sulla base dell’incidenza dell’export digitale sul fatturato, l’Osservatorio ha individuato 3 profili di imprese (base, intermedio e avanzato), caratterizzati da diversi livelli di sviluppo. Il profilo base e quello intermedio corrispondono alle imprese con una quota di export digitale sul fatturato compresa rispettivamente tra lo 0-3,5% e 3,5-10%. Le imprese caratterizzate da una percentuale di oltre il 10% corrispondono invece al profilo avanzato.
“L’internazionalizzazione attraverso canali digitali rappresenta un’importante opportunità di crescita per le Pmi italiane – spiega Tommaso Vallone, ricercatore dell’Osservatorio Export Digitale -. Il profilo avanzato non riporta uno sviluppo massimo per ogni pilastro della roadmap, ciò significa che il potenziale dell’export digitale non è ancora del tutto esplorato e ci sono ancora ampi margini di crescita”.

Twitter: con la funzione “modifica tweet” è svolta rivoluzionaria

Svolta epocale per Twitter. La novità era stata annunciata il primo aprile scorso dalla stessa Twitter: per i social dei cinguettii è in arrivo la funzione per la modifica dei tweet. Il social network, da uno dei suoi profili, ha dichiarato quindi che presto sarà possibile correggere i messaggi caratterizzati da un errore, e non sarà più necessario eliminare del tutto il ‘cinguettio’. La svolta ‘edit’ rappresenta un cambiamento rivoluzionario per il social network, una possibilità da anni richiesta da milioni di utenti.
“Visto che tutti lo stanno chiedendo – si legge nel messaggio pubblicato dal profilo Twitter Communications – sì, stiamo lavorando dallo scorso anno sulla funzione ‘modifica’. No, non abbiamo avuto l’idea da un sondaggio. Nei prossimi mesi faremo partire il test per vedere cosa funziona, cosa non funziona e cosa è possibile”.

La novità era stata interpretata come un pesce d’aprile

Il messaggio, però, era stato interpretato come un pesce d’aprile, ma Twitter ha rassicurato: “Non stavamo scherzando…”. 
Come ha spiegato Jay Sullivan, responsabile del prodotto nell’organigramma di Twitter, “Abbiamo studiato come creare la funzione Edit in modo sicuro fin dallo scorso anno e come pianificare i test nei prossimi mesi. La modifica è stata la funzione più richiesta su Twitter per anni – ha aggiunto Sullivan -. Gli utenti vogliono essere in grado di correggere errori a volte imbarazzanti e refusi”. Ma finora l’hanno fatto cancellando e scrivendo nuovamente il tweet.

I limiti per evitare un uso improprio della funzione

“Senza elementi come il limite di tempo, i controlli e la trasparenza relativa a ciò che viene modificato, la funzione potrebbe essere utilizzata in maniera impropria per modificare lo sviluppo di una conversazione pubblica – ha proseguito Sullivan -. La tutela dell’integrità della discussione pubblica è la nostra priorità assoluta mentre ci apprestiamo a intraprendere il lavoro”.

“Un approccio attento e cauto”

“Per questo, ci vorrà del tempo e cercheremo suggerimenti e obiezioni prima di lanciare la funzione Modifica – ha sottolineato Sullivan -. Avremo un approccio attento e cauto, condivideremo gli aggiornamenti man mano che procediamo”.
Ma la nuova funzione non è l’unica novità del social dei cinguettii.
“Questa è solo una delle modifiche che stiamo studiando mentre cerchiamo di dare agli utenti più scelta e controllo nella loro esperienza su Twitter – ha precisato ancora Sullivan -, perché cerchiamo di favorire una conversazione sana e aiutare le persone a sentirsi più a proprio agio su Twitter. Queste sono le cose che ci motivano ogni giorno”.

Inflazione, quanto ci costi?

Negli ultimi mesi il tasso di inflazione ha continuato a salire, riverberandosi – ovviamente – anche sulle tasche degli italiani. L’aumento di beni e servizi di ogni genere, dovuto proprio a questo fenomeno, sappiamo già che ci costerà, ma quanto? Per rispondere in maniera reale a questa domanda, il Codacons ha reso note le sue stime, e non sono esattamente confortanti. “Il rialzo dell’inflazione al 6,7% a marzo rappresenta una tragedia” riporta una nota dell’associazione ripresa poi da Adnkronos, e rischia di avere effetti pesanti sui consumi degli italiani. In cifre, l’associazione dei consumatori prevede una maggiore spesa fino a +2.674 euro annui a famiglia a causa della fiammata dei prezzi. “Le nostre peggiori previsioni trovano purtroppo conferma nei dati Istat, L’inflazione al 6,7% considerata la totalità dei consumi di una famiglia, si traduce in una stangata da +2.058 euro annui per la famiglia ‘tipo’, e addirittura +2.674 euro annui per un nucleo con due figli”, spiega il presidente Carlo Rienzi. “Il caro-carburante e i rialzi delle bollette energetiche – dice ancora – hanno spinto al rialzo i prezzi al dettaglio in tutti i settori, ma sul tasso di inflazione di marzo pesano anche vere e proprie speculazioni legate alla guerra in Ucraina. Sull’andamento dei prezzi attendiamo ora l’esito delle indagini aperte da Antitrust e dalle Procure di tutta Italia grazie agli esposti presentati dal Codacons e, se sarà accertato che l’aumento dei listini è stato determinato da fenomeni speculativi, avvieremo una maxi-class action contro i responsabili, per conto di milioni di famiglie e imprese”. 

Fare finta di niente

“Siamo in presenza di un vero e proprio allarme che conferma tutte le denunce sui rincari dei listini lanciate da Assoutenti nelle ultime settimane. Il Governo – dice ancora – non può restare a guardare e, di fronte a quella che è una emergenza, deve adottare misure straordinarie, a partire da prezzi amministrati per i generi di prima necessità come gli alimentari di cui le famiglie non possono fare a meno. Proprio per protestare contro i rincari abnormi dei prezzi al dettaglio, per la prima volta in Italia tutte le associazioni dei consumatori iscritte al Cncu si uniranno in una Assemblea generale indetta per il prossimo 6 aprile e finalizzata a presentare al Governo un pacchetto di misure contro i rincari di alimentari, carburanti e bollette energetiche, e chiedere alla politica maggiore attenzione verso la situazione di crisi in cui versano oggi gli utenti”, conclude il presidente di Assoutenti Furio Truzzi.

“Un massacro per i cittadini”

L’inflazione al 6,7% è un “massacro” per le tasche dei consumatori e deve portare il governo ad adottare provvedimenti urgenti a tutela delle famiglie e del loro potere d’acquisto, afferma Assoutenti. “I prezzi dei prodotti alimentari registrano a marzo una vera e propria impennata, aumentando del +5,8% rispetto allo scorso anno. Questo significa che una famiglia, solo per mangiare, deve mettere in conto una maggiore spesa in media pari a +434 euro annui”, commenta Truzzi.

La Realtà Aumentata nell’eCommerce

Tra le principali novità tecnologiche nel settore degli acquisti una delle più significative 8se non rivoluzionaria) è sicuramente la realtà aumentata. Una tecnologia che consente ai clienti di visualizzare i prodotti in 3D come se fossero fisicamente in un punto vendita, anche se invece sono comodamente sul divano di casa o in ufficio. A sottolineare quanto possa essere strategica l’adozione della AR per i venditori, compresi quelli on line, è Yakkyofy, azienda italiana del settore dei servizi per eCommerce e dropshipping, che ha lanciato un nuovo servizio che offre ai clienti file 3D per la visualizzazione in Realtà Aumentata, facilmente utilizzabili su tutte le principali piattaforme di shopping.

I numeri del mercato della AR

Il mercato della realtà aumentata è arrivato a valere oltre 30,7 miliardi di dollari e dove nel 2021 sono già stati venduti oltre 400.000 occhiali grazie all’AR. I rivenditori online stanno lentamente adottando l’AR, ma oggi solo l’1% di loro utilizza attivamente questa tecnologia. Infatti, in un rapporto di Mobile Marketer, il 52% dei rivenditori ha affermato di non essere pronto ad utilizzare l’AR o altre tecnologie simili. L’AR può aiutare i clienti a capire meglio come un prodotto appare, a valutarne i dettagli da tutte le angolazioni permettendogli, in questo modo, di capire esattamente cosa stiano acquistando e rendendo più facile soddisfare le loro aspettative. Le statistiche mostrano che l’AR aumenta la fiducia degli acquirenti, tanto che il 71% dei consumatori afferma che acquisterebbe più spesso se potesse utilizzare l’AR e il 61% di loro dichiara di preferire gli store che offrono esperienze AR. Secondo uno studio condotto da UPS, il 27% dei consumatori restituisce i prodotti senza una ragione precisa, di conseguenza permettergli di “vedere da vicino la merce prima di acquistarla” anche se virtualmente, può fornire loro maggiori informazioni per decidere se effettuare o meno l’acquisto e, di conseguenza, ridurre la percentuale di resi.

Tasso di conversione fino al +40%

“In base ai nostri studi”, afferma Giovanni Conforti, Ceo e Founder di Yakkyofy, “l’utilizzo della Realtà Aumentata nello shopping online può incrementare il tasso di conversione fino al +40%, aiutare a fidelizzare i clienti e a ridurre la percentuale di resi”. “Per la maggior parte dei proprietari di eCommerce”, continua Conforti, ” realizzare modellazioni 3D, rendering in AR, la fotogrammetria necessarie per permettere la visualizzazione in AR del loro inventario può essere un’impresa molto difficoltosa. Trovare il partner giusto è importante per affrontare questa transizione tecnologica”.

Gender equality: pari opportunità e diritti

Quali sono i cambiamenti in Italia e nel mondo in termini di pari opportunità e diritti delle donne? Risponde WIN International, il network internazionale di ricerche di mercato di cui BVA Doxa fa parte, con l’Annual WIN World Survey – WWS, il report sul gender equality rilasciato nella Giornata Internazionale della Donna. Quando si prendono in considerazione le diverse situazioni e i luoghi in cui misurare il gender equality, la casa conferma risultati più positivi in termini sulla parità dei diritti. Alla fine del 2021, il 70% della popolazione globale ritiene infatti che la parità di genere sia stata raggiunta nelle case, e in Italia la percentuale (69%) è poco inferiore al risultato globale.

Opportunità di carriera

Il 60% della popolazione mondiale ritiene che la parità di genere sia stata raggiunta anche sul posto di lavoro, ma con un dato inferiore per chi è impegnato in politica (50%). In Italia la percezione è diversa e meno paritaria: solo il 38% ritiene che la parità di genere si sia raggiunta al lavoro, percentuale che scende al 37% nell’area politica. Quanto alle opportunità di lavoro e carriera, a livello globale il 37% della popolazione ritiene che le donne abbiano le stesse opportunità lavorative e di sviluppo professionale degli uomini, una percentuale più bassa secondo le dirette interessate (32%). Di contro, il 45% degli intervistati (55% tra le donne) ritiene che le donne abbiano meno opportunità rispetto agli uomini. Inferiori alla media i dati italiani: il 71% vede meno opportunità per le donne rispetto agli uomini, e solo il 22% ritiene che siano rispettate le pari opportunità lavorative.

La violenza fisica e psicologica

I risultati sulla violenza fisica e psicologica subiti dalle donne rispetto agli anni scorsi sono stabili: 16% nel 2021, 17% nel 2020, 16% nel 2019. In linea con queste percentuali l’Italia, con il 15% delle donne che afferma di aver subito violenze fisiche o psicologiche nello scorso anno. Tuttavia, osservando i dati per macroaree, si trova qualche piccolo miglioramento. In Africa, nelle regioni del MENA, dell’APAC e nelle Americhe, il net score delle donne che hanno subito violenze decresce rispettivamente a -7, -5, -2 e -1. Le giovani donne di età compresa tra i 18 e i 24 anni subiscono maggiormente violenza fisica e psicologica (22%), anche se la percentuale decresce di due punti percentuali rispetto al 2020.

Gli indicatori sulle molestie

Il 9% delle donne ha subito molestie sessuali: un risultato che rimane in linea con lo scorso anno (8%).  Le donne di età compresa tra i 18 e i 24 anni hanno subito più molestie sessuali rispetto agli altri gruppi di età, un dato leggermente superiore rispetto allo scorso anno (19% nel 2021, 18% nel 2020). Positiva la riduzione di molestie sessuali in alcune regioni e paesi del mondo, come l’Africa e l’India, dove i valori si sono dimezzati. In Italia la percentuale è sensibilmente inferiore rispetto alla media (4% vs 8%).

Come attirare clienti per un parrucchiere, un salone di bellezza o un barbiere

Un parrucchiere, un salone di bellezza o un barbiere sono attività molto facili da avviare, ecco perché nelle nostre città proliferano piccoli saloni da parrucchiere sia maschili che femminili.

L’investimento necessario è relativamente contenuto e le procedure sono semplici se le confrontiamo con altre tipologie di imprese. Tutto ciò rende facile allestire un salone con le giuste  forniture per parrucchieri, ma farlo decollare non è altrettanto facile.

Vedremo quindi di seguito come attrarre clienti per un parrucchiere, per un salone di bellezza o per un barbiere che voglia veramente soddisfare i clienti e avere successo.

Ma vedremo anche come aumentare le aspettative di successo, creando un business attraente e con adeguata personalità.

In ogni caso, tutto ciò che stiamo per esporre di seguito vale sia per un parrucchiere per uomo che per donna, dunque questi consigli sono buoni a prescindere dal fatto che tu ti rivolga prevalentemente ad una utenza maschile che femminile.

Come attirare clienti per un parrucchiere: definisci il tuo cliente tipo

Come sempre nel mondo del marketing, se vuoi attirare clienti la prima cosa che devi fare è definire il tuo cliente tipo.

Come saprai da altri post, i profili di potenziali clienti tipo (detti anche “buyer persona”) ti aiuteranno a conoscere le motivazioni che spingono il cliente ad andare dal tuo parrucchiere o a scegliere eventualmente un’altra struttura.

Anche se hai un’attività aperta a tutti, ciò non significa che proprio tutti andranno nel tuo salone per tagliarsi i capelli o per cambiare acconciatura.

I tuoi servizi, i tuoi prezzi, l’ubicazione dei locali, persino il tuo aspetto estetico determineranno quali persone varcheranno la porta e quali servizi esse richiederanno.

Cosa annotare nel profilo tipo

Devi creare  per questo un profilo per ciascuno dei clienti tipo della tua attività. In questo profilo è conveniente annotare le caratteristiche generiche di quel potenziale cliente: quanti anni ha, il suo sesso, quali sono i suoi modelli di vita (quali sono i suoi orari di lavoro, quanto spesso va dal parrucchiere o barbiere, quali servizi richiede di solito, etc.).

Non si tratta di conoscere o “catalogare” persone specifiche, si tratta di creare un profilo di un potenziale cliente, uno che chiaramente abbia molte affinità con i servizi che proponi ed è per questo che lo consideriamo un cliente ideale.

Esplora i loro bisogni

È fondamentale che tu rifletta su quali sono i motivi che spingono questo cliente ad andare nella tua attività e non in una delle tante che ci sono in giro, sia nello stesso quartiere che in giro per la città.

Ma devi anche analizzare a che ora è più comodo per loro raggiungerti, quali giorni sono i migliori, quanto sono disposti a pagare per i tuoi servizi… solo così puoi preparare un’offerta adeguata e compensare i momenti di scarso lavoro con promozioni mirate.

Se vuoi attirare clienti per il tuo salone da parrucchiere, devi prendere sul serio questo tipo di lavoro.

Individua i profili più redditizi

Definisci almeno quattro diversi profili di potenziali clienti. Una volta effettuata questa prima analisi,  la cosa successiva è vedere quali di essi (uno o più) sono i più redditizi, i più attraenti per il tuo salone da parrucchiere.

Questo può dipendere dalla tua specializzazione professionale o dalla tradizione dell’attività, se si tratta di un parrucchiere aperto da diversi anni. O semplicemente dal fatto che nel tuo quartiere ci sono troppi parrucchieri concentrati su un tipo di pubblico specifico e pensi sia meglio differenziarti.

Qualunque sia la ragione, dovresti classificare i tuoi clienti ideali e scegliere quello che pensi possa fornirti più lavoro per adattarti in base alle loro esigenze, in modo che i clienti possano individuare più facilmente la tua attività e sapere perfettamente cosa possono aspettarsi quando entrano in negozio.

Voglia di uno spuntino? Per gli italiani è a base di frutta, snack e cioccolato

Frutta, snack e cioccolato sono gli “ingredienti” per lo spuntino ideale degli italiani. Lo ha scoperto una ricerca condotta da Natruly, la startup spagnola del cibo salutare, che a novembre 2021 ha realizzato una ricerca tra i consumatori italiani per capire come si muove il mercato italiano in fatto di merende. E dalla ricerca di Natruly emerge il quadro di un Paese che ama consumare gli spuntini tra i pasti. Solo l’8,42% degli intervistati non sembra avere questa abitudine, mentre il 45% vi ricorre da 1 a 3 volte al giorno, soprattutto durante il pomeriggio. Il sondaggio evidenzia infatti che il momento migliore per uno spuntino è il pomeriggio.
Agli intervistati Natruly ha poi chiesto se e quando hanno voglia di uno spuntino, e il 52,94% ha risposto: “Sì, ma ai prodotti industriali in commercio, vorrei trovare alternative sane”.

Cercare alternative sane ai prodotti industriali

Se gli intervistati cercano alternative sane ai prodotti industriali le ragioni che spingono gli italiani a spezzare la giornata mettendo qualcosa sotto i denti sono molteplici. Per il 39,6% si tratta di rallegrare la giornata con qualcosa di buono, per il 30,2% è un modo per fare una pausa dal lavoro, e il 37,3% considera lo spuntino un’abitudine sana. E ancora, se nel target italiano oggetto del sondaggio il 40% sceglie la frutta come spuntino, tra le opzioni preferite ci sono anche snack dolci industriali (39,11%), seguiti dal cioccolato (38,61%). La domanda “Cosa ti piace mangiare a merenda?” consentiva infatti di dare più di una risposta.

Controllare l’etichetta per verificare ingredienti, calorie e additivi artificiali

Quando gli italiani comprano snack industriali per fare uno spuntino, però, controllano l’etichetta, soprattutto per verificare gli ingredienti (37,62%), le calorie o lo zucchero (32,67%), e gli additivi artificiali (28,22%).
“Qualunque sia la ragione che spinge a scegliere la merenda, resta il problema che l’industria alimentare propone spuntini golosi, ricchi di zucchero spesso composti da ingredienti artificiali, di solito molto calorici e poco sazianti, tanto da stimolare a un consumo eccessivo – spiega Niklas Gustafson, fondatore di Natruly insieme a Octavio Laguía -.  Alla base dell’alimentazione bilanciata, invece, ci sono ingredienti sani e corrette abitudini”.

L’identikit degli intervistati 

I partecipanti al sondaggio di Natruly sono per il 37,62% uomini e il 62,38% donne. Il 38,62 è residente al Nord, il 22,77% al Centro, la stessa percentuale al Sud, e il 15,84% nelle Isole. Quanto al titolo di studio, il 53,5% ha un diploma di maturità, e per lo più si tratta di laureati o diplomati. Inoltre, il 31,82% fa parte di un nucleo familiare di 4 persone, e il 69,8% si occupa degli acquisti in famiglia.

Lavoro, 318mila nuove assunzioni programmate a febbraio

Il mercato del lavoro, dopo i due anni difficili della pandemia, pare stia riprendendo quota. Lo afferma il bollettino del sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, che evidenzia che sono 318mila le entrate programmate dalle imprese a febbraio. A mettere un freno alla ripresa sono soprattutto le prospettive meno incoraggianti legate ai rialzi dei costi energetici e alle difficoltà di approvvigionamento delle materie prime, nonché la persistente difficoltà a reperire manodopera. Le maggiori incertezze si riflettono su tutti i comparti del manifatturiero con una flessione pari a -29,5% su base mensile, pur conservando una tendenza positiva rispetto a un anno fa (+27,4%). Negativa anche la congiuntura per le costruzioni (-20,7%) che mantiene comunque una tendenza positiva (+16,7%) rispetto a febbraio 2021. Ancora più accentuata la diminuzione dei contratti programmati dai servizi (-32,5% su base mensile ma +33,8% su base annuale) e in particolare dal commercio (-43,7% su gennaio ma +37,6% rispetto allo scorso anno) sul quale si riflette la maggiore cautela nei consumi delle famiglie per i rincari dei prezzi, a cominciare da quelli energetici. L’industria ha in programma di attivare 110mila contratti, di cui 36mila nelle costruzioni. Per il manifatturiero, che programma complessivamente 74mila entrate, sono alla ricerca di personale soprattutto le imprese della meccatronica con 20mila entrate e quelle metallurgiche e dei prodotti in metallo che prevedono 17mila entrate, anche se crescono le difficoltà per la filiera dell’automotive che sta affrontando la carenza di materie prime per la componentistica e le sfide della transizione energetica. Più contenute le previsioni delle industrie dei beni di consumo: il sistema moda e le altre manifatturiere con rispettivamente 6mila e 5mila entrate. A trainare la domanda di lavoro del terziario, che nel complesso prevede oltre 207mila contratti, è il turismo che tiene rispetto a gennaio (+400 unità) e incrementa le entrate rispetto a un anno fa (+32mila entrate) quando i flussi turistici a causa dell’emergenza sanitaria e delle limitazioni agli spostamenti erano molto più contenuti. Seguono i servizi alle persone con 38mila entrate, il commercio (35mila) e i servizi di trasporto, logistica e magazzinaggio (25mila).

Le tipologie di contratti

I contratti a tempo determinato si confermano la forma maggiormente proposta con 167mila unità, pari al 52,7% del totale. Seguono i contratti a tempo indeterminato (72mila unità, 22,6%), quelli in somministrazione (31mila, circa il 10%), gli altri contratti non alle dipendenze (poco meno di 20mila, 6,2%); l’apprendistato è offerto a 13mila posizioni pari al 4,3%. 

Cosa cercano le aziende

Cresce anche a febbraio la difficoltà di reperimento segnalata dalle imprese, che riguarda oltre il 40% delle entrate programmate, in aumento di un ulteriore punto percentuale rispetto a gennaio. La mancanza di candidati è la causa principale del mismatch (22,9%), seguita dalla preparazione inadeguata (13,9%) e da altri motivi (3,5%). Tra le professioni high skill più difficili da reperire emergono i tecnici della gestione dei processi produttivi di beni e servizi (68,4%), i tecnici della salute (59,6%, i tecnici in campo ingegneristico (59,1%) e gli specialisti in scienze matematiche, informatiche, chimiche, fisiche e naturali (55,9%); tra le figure operaie le imprese segnalano le maggiori difficoltà per gli operai specializzati addetti alle rifiniture delle costruzioni (65,1%) e per fonditori, saldatori, lattonieri, calderai, montatori carpenteria metallica (64,1%).