L’anno del Covid visto da Facebook

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Nell’Year in Review, la rassegna di avvenimenti, persone e temi che più di altri hanno mobilitato il mondo social il 2020 sarà ricordato per sempre come l’anno del Covid 19. E i social di questo ricordo sono stati un amplificatore. Così, tra l’affermarsi di nuovi modi di comunicare e lavorare si è assistito a un raddoppio dei flussi di chiamate durante il primo lockdown, attraverso le piattaforme di messaggistica come messenger e whatsapp. Solo ad aprile, poi, oltre 3 milioni di italiani hanno preso parte su Facebook a gruppi locali impegnati a offrire supporto durante l’emergenza.

Gli hashtag della solidarietà

Dai video dei mezzi dell’esercito che trasportavano le bare delle vittime di Coronavirus a Bergamo alle immagini spaesanti di Papa Francesco nella piazza deserta di San Pietro dello scorso 27 marzo, la fotografia scattata da Facebook di questo 2020 è il riflesso delle nostre vite cambiate dalla pandemia. L’hashtag Andrà tutto bene ha unito oltre 4 milioni di persone in tutto il mondo per dare sostegno all’Italia, soprattutto all’inizio della pandemia, seguito da espressioni come Io resto a casa e Musica che unisce, la maratona musicale che ha mobilitato molti artisti per la raccolta fondi a sostegno della Protezione Civile.

Una piazza virtuale per ricordare i nomi dei grandi che ci hanno lasciato

Il bisogno di sentirsi parte di una comunità, nonostante la necessità del distanziamento fisico, hanno animato gruppi di ogni natura come quello Uniti contro il virus, nato per permettere alle persone di confrontarsi e scambiare idee e i flash mob Italy applaudiamo l’Italia. Nell’anno della pandemia, Facebook è stata anche la piazza per ricordare i nomi delle grandi personalità che ci hanno lasciato da Ennio Morricone a Ezio Bosso, da Jarabe de Palo a Kobe Bryant passando per Luis Sepulveda e Kim Ki-duk, riporta Askanews.

Gli eventi e i live streaming sui social

All’emergenza sanitaria è legato, in qualche modo, uno degli eventi più discussi su Facebook come il concerto di Andrea Bocelli in una piazza del Duomo deserta a Milano nella domenica di Pasqua. Ma ha trovato spazio anche il movimento Black Lives Matter che, nelle tre settimane successive alla morte di George Floyd, ha visto triplicare le conversazioni su questo topic in tutto il mondo, con una media di 7,5 milioni di menzioni su Facebook ogni giorno. In Italia, il tema è stato altrettanto sentito e proprio sulla piattaforma sono nate alcune manifestazioni come I can’t breathe protesta pacifica a Roma. Le restrizioni imposte dalla Covid 19, infine, hanno fatto schizzare come non mai anche la partecipazione, nel corso della settimana festiva di Pasqua, ai live streaming dalle pagine spirituali.

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Italia, prima in Europa nel design con 34mila imprese

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L’Italia e il design sono un binomio indissolubile, da sempre. Confermato anche dai numeri: nel nostro paese ci sono quasi 34mila imprese del settore, che collocano lo Stivale saldamente al primo posto della classifica del design europeo. Un peso pari al 15,5% che ci mette sul podio, davanti a Germania e Francia. I dati sono emersi dal report “Design Economy 2020”, realizzato da Fondazione Symbola, Deloitte Private e POLI.design, da quest’anno con il supporto di Adi, Cuid e Comieco e il patrocinio del ministero degli Affari esteri. Complessivamente, il comparto in Italia dà lavoro a 64.551 persone con un valore aggiunto superiore a 3 miliardi di euro.

Vendite sul podio, ma sul terzo gradino

Eppure, nonostante questi numeri, Germania e Regno Unito segnano un livello di occupazione e un volume d’affari superiori a quelli italiani. La nostra “colpa”? Probabilmente la grande frammentazione della struttura imprenditoriale nazionale. Quest’ultimo fattore spiega come mai il complesso dei Paesi UE registra un volume di vendite pari a 27,5 miliardi di euro, e l’Italia ne alimenta da sola il 14,8%, in terza posizione dietro al Regno Unito (24,5%) e alla Germania (16,4%), ma largamente davanti a Francia (9,2%) e Spagna (4,6%). I settori industriali italiani che fanno maggiore ricorso al design sono: legno arredo, abbigliamento e automotive. Per quanto riguarda la dimensione delle imprese del comparto, si tratta in gran parte di piccole realtà: liberi professionisti e microimprese (meno di 100mila euro di fatturato) incidono ancora per oltre la metà dell’occupazione (53,4%), mentre le imprese con fatturato superiore a 5 milioni di euro hanno un’incidenza occupazionale dell’8,4%.

Milano capitale del Design

La principale capitale del design italiano è Milano: il capoluogo lombardo è capace di concentrare il 18,3% dell’output totale del settore sul territorio nazionale, mentre Torino e Roma, rispettivamente seconda e terza, incidono per l’8,0% e per il 5,3%. Anche sul fronte occupazione Milano conta circa il 14% del totale degli addetti. Il primato di Milano non è casuale: qui hanno sede due delle più importanti collezioni del design al mondo, quella della Triennale di Milano e quella del Museo del Compasso d’oro promosso dall’ADI, che verrà inaugurata entro il 2020. Milano è anche sede dal 1961 del Salone del Mobile e del Fuorisalone, una delle più grandi manifestazioni al mondo dedicate al design. In seconda posizione figura Torino, che nel 2014 ha ricevuto dall’Unesco la nomina di Città creativa per il Design e che ospita grandi nomi del design dell’automobile, mentre cresce l’interesse di Roma soprattutto per quanto riguarda la moda.

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Bere poco fa perdere 2 ore di sonno a notte

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I motivi per cui si dorme poco, o addirittura, si soffre di insonnia, posso essere molti. La causa di una notte insonne o di un riposo disturbato, potrebbe essere causata dalla digestione che non funziona come dovrebbe o dai troppi pensieri e dalle preoccupazioni che non lasciano tranquilli. Ma uno dei motivi meno noti e meno scontati che potrebbero influire su una cattiva qualità del sonno, privando il riposo notturno anche di due ore, è bere poca acqua. Dallo studio Short sleep duration is associated with inadequate hydration, pubblicato sulla rivista Sleep, è emerso infatti che chi beve troppo poco ha una scarsa qualità del sonno.

Durata e qualità del sonno sono in relazione allo stato di idratazione dell’organismo

I risultati della ricerca sono scaturiti da due studi condotti negli Stati Uniti e in Cina, che hanno preso in considerazione rispettivamente 9.559 e 11.903 persone. In entrambi gli studi non sono state coinvolte persone con patologie renali, o che facessero uso di farmaci che potessero interferire con i risultati. I criteri di valutazione utilizzati per analizzare la durata e la qualità del sonno in relazione allo stato di idratazione dell’organismo, si sono basati, oltre alla compilazione di interviste dirette e via computer, su due parametri analitici dell’urina, ovvero la densità e la composizione ionica (sali disciolti).

La scarsa idratazione induce modificazioni nel rilascio della vasopressina

“Lo studio ha messo in evidenza che i valori elevati di densità urinaria (maggiori di 1020 g/ml) e di contenuto salino (maggiore di 831mOsm/kg) sono indici di scarsa idratazione e portano a un accorciamento della durata del sonno di circa due ore legate a modificazioni nel rilascio dell’ormone antidiuretico (vasopressina) con interferenza dei ritmi circadiani (risveglio) – spiega il pofessor Umberto Solimene dell’Università degli Studi di Milano ed esperto dell’Osservatorio Sanpellegrino -. In sostanza l’organismo disidratato si difende producendo vasopressina per non perdere liquidi influendo però sul risveglio anticipato”.

Magnesio e potassio aiutano a mantenere il regolare ciclo veglia-sonno

L’acqua, quindi, oltre a essere alla base del benessere del nostro organismo, può anche aiutarci a dormire bene. Una relazione, quella tra acqua e sonno, poco scontata: “Non dimentichiamo – prosegue il professor Solimene – che l’acqua può contribuire a una buona digestione, un altro degli aspetti che aiuta a dormire bene. In particolare, le acque minerali bicarbonato-solfate, grazie alla presenza di questi due sali minerali, stimolano l’attività del fegato e del pancreas, riducendo l’acidità gastrica e favorendo l’azione degli enzimi digestivi. È importante ricordare anche che l’acqua minerale contiene altri oligoelementi utili per mantenere il regolare ciclo veglia-sonno – aggiunge il professore – come il magnesio e il potassio. Al contrario, una carenza di questi due elementi può condurre a insonnia ed a irritabilità”.

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Telecomunicazioni, nel 2019 calano i ricavi ma non gli investimenti

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Nel 2019 i ricavi per il settore delle telecomunicazioni scendono a 26,8 miliardi, il valore più basso degli ultimi 10 anni.  A fronte di aumenti del 50% all’anno dei volumi di traffico dati mobili, e del 25% del traffico dati fisso, il contesto iper-competitivo ha comportato la continua riduzione dei prezzi, e di conseguenza, dei ricavi, ulteriormente ridotti di 1 miliardo di euro. Al contrario, la competizione sui servizi ha trainato l’incremento degli investimenti, in crescita dal 2013, nella costruzione delle reti a banda larga e ultra-larga, radio e in fibra. Lo afferma il rapporto sulla Filiera delle Telecomunicazioni in Italia presentato a Roma da Asstel-Assotelecomunicazioni e le organizzazioni sindacali Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil.

L’anno scorso gli investimenti fissi hanno raggiunto l’incidenza del 25%

Nel 2019 gli investimenti fissi di 7,6 miliardi di euro, di cui oltre 300 milioni di oneri per le frequenze, hanno raggiunto l’incidenza record del 25% sul fatturato totale del settore, spinti dall’espansione delle reti 4G, dall’avvio delle reti 5G e dalla crescita degli accessi alle reti VHCN con prestazioni oltre 100 Mbps.

Questi ultimi hanno raggiunto il numero di 7,1 milioni, pari al 40,5% del totale degli accessi, cresciuti del +37% rispetto al 2019, quando erano 5,2 milioni, riporta Ansa.

Collaborazione tra pubblico e privato e sostegno finanziario alla domanda

“Oggi nelle telecomunicazioni le quattro sfide a cui dare risposta sono molto chiare”, ha sottolineato il presidente di Asstel, Pietro Guindani.

La prima delle quattro sfide è la collaborazione tra il settore pubblico e quello privato per lo sviluppo di nuovi servizi “intelligenti”, in grado di far tornare a crescere il valore del mercato. La seconda, ha spiegato ancora Guindani, “è il sostegno finanziario alla domanda per stimolare l’adozione dei servizi in maniera accelerata”, e in questo modo poter recuperare il ritardo accumulato rispetto ai Paesi nostri competitor.

“Il Recovery Fund è lo strumento da mobilitare”

Una terza sfida riguarda la sostenibilità degli investimenti nelle infrastrutture, un “prerequisito per la competitività, non solo delle imprese di telecomunicazioni, ma del Paese in generale”, ha commentato il presidente di Asstel. Non ultimo, lo sviluppo delle competenze digitali, “dei nostri lavoratori e di tutta la popolazione italiana che risulta essere ultima tra i 28 paesi dell’Unione Europea – ha aggiunto Guindani -. Il Recovery Fund è lo strumento da mobilitare per affrontare e dare soluzione alle esigenze di investimento nelle infrastrutture e nelle competenze digitali”.

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Ritorno a scuola, tutti i timori dei “grandi”

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Anche se con qualche difficoltà, la scuola è ricominciata. Dopo mesi di lezioni a distanza, bambini e ragazzi sono tornati a una “quasi” normalità, pur con i limiti e le procedure imposte dalle misure per contrastare il coronavirus. Ma come vivono questo momento i genitori, sia in Italia sia nel Nord America così da fare un paragone? Alla domanda ha risposto un’indagine di Bva-Doxa, che ha raccolto pensieri, opinioni e mood da parte delle famiglie.

La preoccupazione c’è

Lo studio è stato condotto una settimana prima dell’avvio dell’anno scolastico, e non mancano i timori. Tra gli adulti prevale un sentiment negativo: si riconoscono per lo più ‘preoccupati’ all’idea che il figlio/a torni a scuola (41%), confusi (35%) e nervosi (12%). Uno su 3 è fiducioso per il nuovo anno scolastico, più i papà (32%) rispetto alle mamme (26%), e il 10% si dichiara felice che il proprio figlio ritorni tra i banchi di scuola. La positività del rientro emerge quando i genitori descrivono come bambini e ragazzi stanno vivendo il ritorno a scuola. Il 29% dei genitori dichiara che il proprio figlio/a è felice di tornare a scuola, il 21% lo definisce ‘curioso’ e solo il 20% dei genitori dichiara che il proprio figlio è preoccupato, e il 12% nervoso. Più o meno sono le stesse reazioni rilevate in Canada: due terzi dei genitori manifestano sentimenti di preoccupazione per il ritorno a scuola, ma vedono nei loro figli, per oltre il 40%, il desiderio di tornare a scuola.

Cosa fa più paura

Non sorprende che tra le principali preoccupazioni di mamme e papà sia che, tornando a scuola, il figlio si possa ammalare di coronavirus (47%). A impensierire i genitori, e in misura leggermente superiore, è anche la possibilità che il ritorno a scuola possa portare nuovi contagi all’interno della famiglia, indicata dal 53%. Al di là del rischio per i bambini e i ragazzi, si teme la diffusione del virus ad altri membri, magari tra i più anziani e quindi più a rischio. Le famiglie negli Stati Uniti si pongono diversamente: la preoccupazione che il figlio si possa ammalare tornando a scuola, è molto alta e sale al 74%.

Fiducia nella scuola

Tuttavia, le famiglie italiane si dimostrano fiduciose nella risposta che la scuola potrà dare in caso di problemi e nella sua capacità di prendere le decisioni più appropriate per come organizzare le attività nel rispetto delle norme anti contagio. Il 48% dei genitori italiani è sereno anche in questo caso, più che negli Stati Uniti, dove solo il 36% si dice fiducioso. Insomma, in Italia si respira più ottimismo, anche sui banchi.

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Più controllo e sicurezza in azienda grazie ai badge

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Oggi sono sempre più le aziende che decidono di adottare delle soluzioni adeguate per riuscire a controllare l’ingresso e l’uscita dei lavoratori dalla sede aziendale. Le ragioni sono da ricercare nella salvaguardia del patrimonio aziendale da eventuali intrusioni inopportune, volte a danneggiare o sottrarre dispositivi e apparecchiature che hanno un certo costo, ma anche nell’ottica di fornire maggiore sicurezza ai dipendenti stessi.

Una soluzione che garantisce controllo e sicurezza

Grazie ai rilevatori di presente infatti, e in particolar modo grazie ai moderni badge timbratura, non solo è possibile impedire l’accesso all’interno dei locali aziendali a tutti coloro i quali non sono autorizzati, ma è anche possibile sapere in ogni momento quanti lavoratori sono presenti all’interno della sede aziendale ed in quale area si trovano esattamente.

Ciò è particolarmente di rilievo in occasioni quali calamità o emergenze che necessitano una immediata evacuazione dalla struttura: pensiamo ad esempio ad un incendio in corso, momento in cui diventa fondamentale sapere quante persone esattamente si trovano ancora all’interno dell’edificio così da poter facilitare anche il lavoro dei soccorritori.

Parliamo dunque di una tecnologia che è in grado sia di preservare quello che è il patrimonio aziendale, ma anche di tutelare l’incolumità dei dipendenti e facilitare le operazioni di soccorso in caso di emergenza. I timbracartellini commercializzati da Cotini srl rappresentano l’avanguardia del settore, e consentono di innalzare notevolmente il livello di sicurezza di ogni tipo di edificio andando così a soddisfare anche diverse norme inerenti la sicurezza sul lavoro.

Ampia possibilità di personalizzazione

È possibile scegliere tra badge magnetici e di prossimità in base alle proprie esigenze, ed è sempre possibile personalizzare i badge mediante un numero progressivo stampato sul badge stesso, o direttamente apporvi il logo aziendale, la ragione sociale nonché la foto di ciascun dipendente. È possibile infine associare i badge a dei pratici portabadge che consentono di averlo sempre a portata di mano ed evitare di perderlo, poggiandolo distrattamente o al tempo stesso evitare di dimenticarlo a casa o in auto.

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I costi delle tariffe pre e post Covid

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Come sono cambiate le principali voci di spesa domestica prima e dopo l’emergenza Covid? Alcune spese, come RC auto, tasso dei mutui, bollette di luce e gas sono diminuite, mentre altre, come i tassi dei prestiti e il costo della telefonia fissa sono aumentate. Altre ancora, invece, come i costi per la telefonia mobile e quelli dei conti correnti sono rimasti invariati. Lo ha scoperto Facile.it, che ha confrontato i prezzi offerti dagli operatori a gennaio e a giugno 2020.
Mutui, prestiti e conti correnti
I tassi dei mutui sono rimasti estremamente bassi per tutto il primo semestre dell’anno. Secondo la ricerca il miglior tasso (Taeg) disponibile a giugno 2020 era pari a 0,95%, il 22% in meno rispetto a gennaio 2020 (1,22%). Il settore dei prestiti personali invece ha risentito sia del lockdown sia del peggioramento delle condizioni lavorative degli italiani. Considerando un prestito da 10.000 euro da restituire in 5 anni, il Taeg medio disponibile online è passato dal 6,25% di gennaio al 6,63% di giugno (+6,1%), con un aumento di circa 90 euro in più di interessi per tutta la durata del finanziamento. Per quanto riguarda i correnti invece non emergono differenze dal punto di vista dei costi fissi o variabili rispetto alle offerte rilevate a inizio anno.
Telefonia, Internet, luce e gas
Per le tariffe di telefonia mobile non sono stati rilevati cambiamenti significativi. A giugno la tariffa media mensile per una nuova sim era pari a 13 euro, valore in linea con quello rilevato a inizio anno. Sul fronte delle tariffe di Internet Casa, invece, si evidenzia un lieve aumento del costo delle offerte. Il canone mensile a giugno è aumentato del 4,6% arrivando in media a 28,94 euro.

Per le tariffe luce e gas del mercato libero i prezzi offerti ai consumatori sono mediamente calati. A gennaio si spendevano, in media, 45,26 euro al mese per la luce, mentre a partire da luglio, a parità di consumi, la bolletta è diminuita del 3%. Calo ancor più consistente per il gas, dove la spesa media mensile è diminuita del 4,4%.

Rc auto e noleggio a lungo termine

Durante il lockdown le tariffe assicurative sono diminuite sensibilmente, registrando tra marzo e aprile valori ai minimi storici. Un trend che si è invertito a partire da maggio, anche se i prezzi non sono ancora arrivati ai livelli pre Covid: per assicurare un veicolo a quattro ruote a giugno occorrevano in media 531,32 euro, quasi l’1% in meno rispetto a gennaio. Il settore del noleggio a lungo termine rivolti ai privati, pesantemente colpito dal lockdown, si è adattato al nuovo scenario. Se dal punto di vista del canone non sono state riscontrate variazioni, per far fronte alla scarsa liquidità da parte delle famiglie alcune società hanno potenziato le offerte di veicoli ad anticipo zero. E hanno iniziato a valutare con più flessibilità la possibilità di sospendere i contratti in corso o disdire gli ordini.

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Il Covid ha cambiato i business model delle Pmi

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Durante il periodo di lockdown il 76% delle Pmi “top” ha intrapreso la svolta digitale, ovvero ha investito maggiormente in tecnologie 4.0. E circa l’82% delle Pmi più forti ha continuato a investire in tecnologie 4.0 anche durante il lockdown. Come? A partire dalla realtà virtuale e dall’e-commerce, fino alla disintermediazione del rapporto con i clienti, l’accorciamento della filiera e l’implementazione di nuovi servizi per la gestione a distanza. Se l’emergenza Covid ha cambiato il modello di business di moltissime imprese, secondo il Market watch di Banca Ifis le Pmi più votate al cambiamento sono realtà che già prima della crisi ottenevano risultati da due a tre volte sopra la media in termini di ritorno sul capitale (ROE), e potevano vantare una solida posizione finanziaria.

Un’accelerazione della trasformazione digitale riguarda tutti i settori

E se il successo dipende dalla capacità di cambiare il modello di business per molte Pmi top ha significato fare investimenti 4.0. Questa accelerazione della trasformazione digitale ha riguardato sia i settori che durante l’emergenza si sono rafforzati (come il settore tecnologico, il chimico-farmaceutico e quello della logistica e dei trasporti), ma anche i settori del Made in Italy classico, i più colpiti dall’impatto della crisi, come il sistema casa, le costruzioni e l’automotive. Solo le imprese del settore Moda, alle prese con la crisi del modello fast fashion, in questa fase di emergenza hanno registrato un rallentamento degli investimenti 4.0.

Dalla moda slow ai robot collaborativi

Ma in concreto cosa comporta la svolta 4.0 per il mondo produttivo? Ad esempio, l’introduzione di robot collaborativi nelle industrie meccaniche per produrre nel rispetto dei protocolli di sicurezza. Oppure uno “smart working di massa”, o ancora, meno moda usa-e-getta e collezioni stagionali e più capi iconici e tessuti riciclati. Ma anche eventi in streaming, digital showroom, e un nuovo rapporto con la clientela.

Qual è il fattore che determina il successo di un’impresa

Realizzato tra febbraio e maggio 2020, lo studio di Banca Ifis è basato sul web listening di quasi 780 mila conversazioni di 460 mila autori unici, intercettati sul web, e su 37 interviste condotte su un campione significativo di Pmi top, riporta Ansa. Lo studio di Banca Ifis è parte di Fattore I, il progetto di Banca IFIS Impresa, che al fine di valorizzare la piccola e media impresa italiana, indaga quali siano le realtà a crescere maggiormente sul mercato, e perché. Più in particolare, qual è il “fattore” che determina il successo di un’impresa.

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Come sarà il futuro dopo il Covid-19 secondo gli italiani

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“Immagina di svegliarti domani mattina e di scoprire che a fronte di nuovi dati sull’emergenza in corso è stato deciso di avviare una nuova fase, con cambiamenti e con l’introduzione di nuove norme. Prova a descrivere quello che succederà durante questa nuova fase, racconta nel dettaglio in che modo cambierà la quotidianità e cosa accadrà nel concreto rispetto alla fase attuale”.

Questa è la domanda posta agli italiani in un approfondimento del tracking BVA Doxa su come sarò il futuro post coronavirus. E da una parte c’è chi si concentra sugli aspetti più pratici relativi al ritorno alla normalità, dall’altra c’è chi guarda all’ipotetica nuova normalità con speranza o timore.  

Imparare una nuova vita

Più in particolare, l’indagine rileva che tra gli italiani si affermano due macro tendenze. Da una parte, che corrisponde al 54% degli intervistati, ci si focalizza maggiormente sul lato pratico e sulle modalità di progressivo riavvicinamento alla vita e alle attività di tutti i giorni, mentre dall’altra, pari al 46% , l’attenzione è rivolta all’evoluzione dell’emergenza stessa, ipotizzando esiti sia positivi sia negativi.

Il 54% degli italiani che proiettano un immaginario più concreto e pratico nella convivenza con il virus  stato suddiviso ulteriormente in due cluster. Il primo, corrispondente al 28% degli intervistati e denominato How to…, riunisce coloro che rivolgono la propria attenzione a come, per poter ripartire, dovranno cambiare tutte le attività lavorative e pratiche nella nuova normalità post Covid-19.

Concentrarsi sulle norme per tornare a una situazione di maggior libertà

In questo caso, dunque, ci si focalizza su come muterà la propria vita da lavoratori e da consumatori, con la messa in pratica di comportamenti ai quali ci si è già abituati nelle fasi precedenti. Nel secondo cluster, denominato Caring in sharing, composto dal 26% degli italiani, ci si concentra su tutte le norme che dovranno essere seguite per poter tornare a una situazione di maggior libertà. Il distanziamento fisico insieme a mascherine e guanti continueranno a essere protagonisti del prossimo futuro, così come i divieti di assembramento in strada e negli spazi chiusi.

Incubo o speranza? Pessimisti e ottimisti

la ricerca ha suddiviso in due cluster anche il restante 46% di intervistati, che invece rende un’interpretazione più emotiva della normalità che verrà. Il primo gruppo, pari al 25% e denominato Over the rainbow, descrive l’evoluzione dell’emergenza Covid-19 con speranza, ipotizzando il ritorno a una piena normalità in cui si potrà fare tutto quanto si faceva prima del lockdown. L’ottimismo di questo cluster è tale da poter pensare alle vacanze e ai programmi per la prossima estate. Di segno opposto sono invece le emozioni descritte dal restante 21%, il cluster White flag, black future.

Secondo questo gruppo di italiani, gli sforzi fatti fino a ora non saranno sufficienti, la situazione tornerà a peggiorare e sarà necessaria l’adozione di misure restrittive ancora più severe di quelle messe in atto durante la fase 1.

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La produzione italiana a marzo crolla del -28,4%

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Nel mese di marzo 2020 la produzione industriale italiana ha segnato un crollo senza precedenti, tutti i principali settori produttivi hanno registrato variazioni tendenziali negative. Secondo le stime dell’Istat nel mese di marzo l’indice destagionalizzato della produzione industriale è diminuito del 28,4% rispetto a febbraio, mentre nel primo trimestre dell’anno il livello della produzione è sceso dell’8,4% rispetto ai tre mesi precedenti. Rispetto a marzo dell’anno precedente, poi, l’indice è diminuito per più del 29%. Tutti i principali settori di attività economica, sottolinea l’Istat, registrano flessioni sia tendenziali sia congiunturali, in molti casi di intensità inedite. Nella fabbricazione di mezzi di trasporto e nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori, ad esempio, la caduta congiunturale e tendenziale supera ampiamente il 50%.

Senza precedenti la caduta in termini mensili dell’indice destagionalizzato

A quanto afferma l’Istat è “senza precedenti anche la caduta in termini mensili dell’indice destagionalizzato”. A marzo infatti le condizioni della domanda e le misure di contenimento dell’epidemia di Covid-19 hanno determinato un crollo di tutta la produzione industriale italiana. Rispetto a marzo del 2019 l’indice corretto per gli effetti di calendario (ovvero 22 giorni contro 21 dello scorso anno), è diminuito del 29,3%  Ma la riduzione tendenziale secondo l’Istat risulta essere anche la maggiore della serie storica disponibile a partire dal 1990, e supera i valori registrati nel corso della crisi del 2008-2009.

La fabbricazione dei mezzi di trasporto è il settore più colpito

Se tutti i principali settori hanno registrato variazioni tendenziali negative le più rilevanti sono state quelle della fabbricazione di mezzi di trasporto, che hanno subito un arresto pari al -52,6%, le industrie tessili e l’abbigliamento, che sono calate del -51,2%, la fabbricazione di macchinari (-40,1%), e la metallurgia e la fabbricazione di prodotti in metallo (-37%). Il calo minore è stato registrato nelle industrie alimentari, bevande e tabacco, diminuite “solo” del -6,5%.

Essenziale l’afflusso di credito alle imprese con misure di sostegno a fondo perduto

Relativamente meno accentuato è infatti il calo nelle industrie alimentari, bevande e tabacco, che considerando la media degli ultimi tre mesi hanno mantenuto una dinamica tendenziale positiva, riporta Ansa.

“Riavviare l’economia è fondamentale nella seconda parte del 2020 e 2021 – ha commentato il direttore generale di Bankitalia Daniele Franco, intervistato nel corso dell’evento L’Italia genera futuro del Corriere della Sera -. È essenziale che il credito affluisca alle imprese e che vengano adottate misure di sostegno a fondo perduto e per rafforzare il capitale”.  

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