Brand del lusso, attenzione a non deludere le aspettative di sostenibilità

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La sostenibilità è un valore essenziale anche per i consumatori dei brand del lusso. E chi non terrà conto di questo aspetto corre il rischio di veder sensibilmente ridotte le proprie entrate. È il quadro che emerge dal nuovo Libro Bianco, “La Sostenibilità nel Packaging del Settore Lusso”, redatto da App, Asia Pulp & Paper, sulla base di uno studio commissionato all’Istituto di Ricerca Smithers Pira che ha studiato le opinioni sul packaging dei prodotti di lusso di britannici, francesi e italiani.

Sì al sovrapprezzo in cambio di sostenibilità del packaging

La ricerca di App rivela che il 78% dei consumatori è disposto a pagare un sovrapprezzo per un prodotto di lusso il cui packaging è prodotto in modo sostenibile. Ma il 26% dei consumatori ammette che prima dell’acquisto di un prodotto di lusso non controlla se il brand è sostenibile. Consumatori pigri, quindi? No, semplicemente non saprebbero come scoprirlo.

Comunicazione, l’anello debole

La ricerca evidenzia che la maggioranza dei consumatori (71%) si aspetta che i brand del lusso siano sostenibili e che utilizzino degli imballaggi in linea con questi criteri. E, anche se molti marchi del lusso hanno ormai messo punto un sistema di approvvigionamento responsabile lungo tutta filiera,  questo impegno non viene comunicato in modo chiaro ed efficace ai consumatori.

Guai in vista, però, per i brand che non saranno in grado di soddisfare queste aspettative, visto che il 24%  dei potenziali clienti dichiara la propensione a non acquistare un prodotto se il marchio che lo produce non è in grado di provare la propria sostenibilità.

La valutazione del packaging al momento dell’acquisto

Nella decisione d’acquisto, il 21% degli intervistati ammette di confrontare i packaging tra i vari prodotti di lusso, e sempre il 21% ha deciso di non comprare un prodotto perché eccessivamente imballato. La ricerca rivela, inoltre, che carta e cartone sono considerati ecocompatibili rispettivamente dal 62% e dal 63% degli intervistati. Invece, la plastica e il metallo sono i materiali ritenuti meno sostenibili.

Quali sono le motivazioni che spingono all’acquisto di un bene di lusso? Innanzitutto la qualità (ha risposto così il 93% degli intervistati), poi la presenza di caratteristiche in grado di riflettere la propria personalità (80%) e quindi il packaging sostenibile, in grado di influenzare per il sì o no all’acquisto il 72% dei consumatori.

In Europa, i consumatori italiani sono tra i più attenti. Il 37% dei nostri connazionali è infatti propenso a controllare le etichette di un prodotto per verificarne la sostenibilità , contro il 26% del Regno Unito e il 22% della Francia.

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Smart city: Milano è prima in Italia, e 45a nel mondo

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Nella classifica delle città più smart d’Italia Milano continua a mantenere il suo primato, e anche nel 2018 si conferma in prima posizione per il quinto anno consecutivo. E a livello internazionale è al 45° posto. Al secondo posto della classifica italiana si piazza Firenze, e al terzo Bologna, entrambe al top della graduatoria stilata da Fpa nel rapporto annuale ICity Rate 2018. Completano la classifica delle prime 10 smart city italiane Trento, Bergamo, Torino, Venezia, Parma, Pisa e Reggio Emilia. La coda è occupata dalle città del Mezzogiorno, con Agrigento all’ultimo posto.

“Il ruolo del capitale umano è cruciale”

Fpa ha individuato e analizzato 15 dimensioni urbane, in ambito nazionale e internazionale, e 107 indicatori. Tra i quali occupazione, innovazione, trasformazione digitale, inclusione sociale, istruzione, rifiuti, sicurezza, mobilità sostenibile e verde urbano, riporta Ansa.

“Dal rapporto ICity Rate 2018 emerge quanto sia cruciale il ruolo del capitale umano nel determinare il posizionamento complessivo delle città”, afferma Gianni Dominici, direttore generale di Fpa. La sostenibilità, però, è un obiettivo ancora lontano, “anche per quelle più avanzate nello sviluppo della smart city – continua Dominici – che appaiono in difficoltà nella gestione e conservazione della qualità dell’aria e dell’acqua, dei rifiuti e del territorio”.

Milano tra le prime 50 nella classifica internazionale

A livello mondiale New York (1°), Londra (2°) e Parigi (3°) restano le top smart city del mondo. E Milano, che in due anni ha scalato ben 13 posizioni, è al 45° posto. Ma non è l’unica città italiana in classifica. Al 66° posto c’è Roma, al 98° Firenze, poi Torino (106°) e Napoli (119°). Secondo la 5a edizione dello IESE Cities in Motion Index (CIMI), realizzato dal Center for Globalization and Strategy, il capoluogo lombardo spicca soprattutto nell’area mobilità e trasporti (16°), ma ottiene valutazioni positive anche per la coesione sociale, nell’area dell’economia (35°) e sul fronte del respiro internazionale (46°). Da migliorare invece l’aspetto del capitale umano e della governance.

Per essere smart le dimensioni non contano

Da quanto emerge dall’indagine CIMI non è semplice per una città trovare il giusto bilanciamento delle componenti in gioco per diventare smart. Difficile, per esempio, combinare mobilità e ambiente. O potere economico e coesione sociale. Per questo, anche se la nuova edizione dell’indice sembra confermare la predominanza delle metropoli, gli autori indicano come modello le città di medie dimensioni (Amsterdam, Melbourne, Copenaghen). O città anche più piccole (Reykjavik, Wellington), per sottolineare che la grandezza non è condizione essenziale per ottenere buoni risultati.

 

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Le Pmi entrano in Borsa, arriva il bonus da 80 milioni di euro

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Un bonus da 80 milioni di euro per le Pmi quotate in Borsa. L’iniziativa mira a favorire l’accesso al mercato azionario per contrastare la sottocapitalizzazione delle aziende italiane, poco solide sul fronte delle garanzie patrimoniali. Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n.139 del 18/06/18 diviene quindi operativo il credito d’imposta per la quotazione in Borsa delle Pmi. Lo stanziamento per gli anni 2019-2021 ammonta a 80 milioni di euro, ma il contributo, che copre un ampio spettro di costi, può arrivare fino a 500 mila euro. In un rapporto del 2016 BankItalia presentava le imprese italiane come meno stabili sul fronte dell’equity rispetto a quelle dei paesi trainanti dell’eurozona. E una bassa capitalizzazione significa maggior volatilità, maggiore esposizione al rischio, e maggiore difficoltà di accesso al credito e di investimento.

I requisiti per accedere al mercato azionario

Ma quali sono i soggetti ammessi al Bonus per l’accesso al mercato azionario? Le Pmi italiane con un numero di Ula (Unità lavorative-anno) compreso tra 10 e 250, un fatturato annuo compreso tra 2 e 50 milioni, o totale annuo di bilancio compreso tra 2 e 43 milioni di euro. Nel calcolo occorre però tener conto di eventuali rapporti di controllo o collegamento societario. Inoltre, le imprese devono essere costituite e regolarmente iscritte al registro delle imprese alla data di presentazione della domanda, e operare nei settori economici ammessi dal Regolamento di Esenzione (UE) N. 651/2014, compreso il settore della produzione di prodotti agricoli.

Le spese ammissibili

Sono ammessi i costi di consulenza sostenuti dal 1° gennaio 2018 al fine di ottenere l’ammissione alla quotazione entro il 31 dicembre 2020. I costi devono riguardare le attività di ammissione alla quotazione e al collocamento delle azioni, nonché le attività professionali per questioni legali, fiscali, contrattualistiche e di due diligence. In particolare, le attività sostenute in vista dell’inizio del processo di quotazione e a esso finalizzate (assistenza dell’impresa nella redazione del piano industriale, supporto nelle fasi del percorso funzionale alla quotazione nel mercato di riferimento), e le attività fornite durante la fase di ammissione alla quotazione, e finalizzate ad attestare l’idoneità della società all’ammissione stessa.

Come ottenere le agevolazioni 

L’effettività del sostenimento dei costi e l’ammissibilità degli stessi dovrà risultare da apposita attestazione rilasciata dal presidente del collegio sindacale, da un revisore legale, o da un professionista iscritto nell’albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili.

Per ottenere il credito d’imposta (importo massimo 500 mila euro, nella misura massima del 50% dei costi sostenuti per le attività finanziabili), si dovrà inoltrare apposita istanza in via telematica, tra il 1° ottobre dell’anno in cui è stata ottenuta la quotazione e il 31 marzo dell’anno successivo.

Il credito, utilizzabile solo in compensazione a decorrere dal decimo giorno lavorativo del mese successivo a quello in cui è stata comunicata la concessione, non è imponibile né ai fini Ires né Irap.

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Acqua pura e personalizzata grazie ai dispenser ufficio IWM

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Offrire a tutti la possibilità di potersi dissetare durante l’orario di lavoro, così come al termine di una seduta di palestra o magari all’interno di una sala d’attesa mentre si attende di essere ricevuti, è molto importante ed è una grande testimonianza di attenzione nei confronti dei dipendenti o della propria utenza. Ecco perchè sono sempre di più le aziende che decidono di provvedere ad offrire questo servizio e migliorare così le condizioni dei lavoratori o comunque rendere più piacevole la permanenza di clienti ed utenti all’interno della propria struttura. Se fino a qualche anno fa si ricorreva ai classici boccioni d’acqua, oggi si preferisce puntare sui dispenser d’acqua per l’ufficio, come i vari modelli proposti da IWM i quali trattano l’acqua di rubinetto rendendola ancora più pura migliorandone anche il sapore. Le ragioni che spingono le aziende ad adottare questa soluzione sono da ricercare sia nella qualità dell’acqua che nel costo di approvvigionamento, due argomenti sicuramente interessanti e che meritano grande attenzione per ovvi motivi.

L’acqua del rubinetto infatti, è già salutare di suo in quanto controllata dalle società locali che si occupano della gestione dell’acqua. Grazie ai dispenser ad osmosi inversa IWM, è possibile trattare l’acqua del rubinetto e renderla ancora più cristallina, con la certezza di bere un’acqua decisamente più salutare rispetto quella dei boccioni. Inoltre il costo al litro dell’acqua di rubinetto è decisamente più basso rispetto qualsiasi altra fonte di approvvigionamento, ma i vantaggi non sono finiti qua. Si perché i dispenser acqua IWM per l’ufficio consentono di avere acqua fredda e calda in base alle proprie necessità, ma anche la possibilità di avere dell’acqua gasata o del ghiaccio a piacimento. Non solo un’acqua sicura e bilanciata dunque, ma soprattutto un’acqua personalizzata in base al gusto e alle abitudini di ciascuno.

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Realtà virtuale, uno strumento per combattere le dipendenze

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Non solo videogame: ora la realtà virtuale può curare le dipendenze. Non è più solo un passatempo, quindi, e non riguarda solo i videogiochi, ma può essere utilizzata come un vero e proprio strumento per combattere ogni tipo di dipendenza, che sia da sostanze stupefacenti, dall’alcool o dal gioco d’azzardo.

Per diagnosticare e trattare le persone che soffrono di disturbi compulsivi il Monash Institute di Melbourne ha messo a punto il progetto BrainPark, una struttura in cui vengono combinate le neuroscienze con la realtà virtuale e l’esercizio ad alta intensità. Ovviamente senza ricorrere a farmaci.

La realtà virtuale mette insieme medico, paziente e cattive abitudini

“La realtà virtuale terapeutica rappresenta un punto di svolta per le malattie mentali”, ha dichiarato alla radio nazionale Abc la direttrice del BrainPark Rebecca Seagrave.

Al momento sembra che BrainPark stia dando ottimi risultati. La realtà virtuale infatti può mettere insieme il medico, il paziente e le sue cattive abitudini. Come? Ricreando una “zona calda” realistica della dipendenza che viene affrontata congiuntamente. In questo modo “è possibile rieducare il soggetto – spiega Seagrav – a sviluppare nuove risposte a cannabis, alcool, anfetamine o gioco d’azzardo”.

I disturbi ossessivi-compulsivi e le situazioni di innesco

I casi di dipendenza possono essere trattati attraverso una serie di situazioni di innesco problematico, “a cui è veramente difficile accedere nel mondo reale – continua l’esperta – e che si possono facilmente ricreare virtualmente in uno studio medico”.

Attraverso la realtà virtuale, ad esempio, un paziente con un disturbo ossessivo-compulsivo legato alla pulizia può essere messo alla prova affrontando particolari situazioni di innesco, come la creazione di sporcizia e disordine in cucina o nel bagno, riporta Ansa.

Sfruttare i benefici della tecnologia per non ricorrere ai farmaci

I dipendenti dal gioco d’azzardo, o affetti da ludopatia, possono invece essere testati con una replica virtuale di una sala slot da poker. “Possiamo misurare la risposta cerebrale fisiologica delle persone – continua Seagrave – verso differenti aspetti del gioco d’azzardo in un ambiente virtuale. Ed esaminare quali aspetti sono più legati al comportamento da dipendenza”.

Tradizionalmente le dipendenze sono trattate a seconda della tipologia. L’assistenza psicologica, ad esempio, viene utilizzata per la ludopatia, i farmaci nelle crisi di astinenza o l’ansia. “Ma questo non funziona per tutti – sostiene la direttrice di BrainPark -. Noi vogliamo offrire un nuovo approccio per diagnosticare e trattare i disturbi compulsivi sfruttando i benefici offerti dalla tecnologia”.

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Colloquio di lavoro: ecco i segnali per capire se è andato bene o no

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Il colloquio di lavoro è un momento clou della vita professionale, specie per i giovani che in pochi minuti si giocano un’occasione fondamentale. E, tutte le volte che se ne sostiene uno, dopo la chiacchierata sorge spontanea la domanda: “Come sarà andata?? Avrò fatto buona impressione o meno?”. Eppure, anche se a livello inconsapevole, ognuno di noi sa già la risposta perché il cervello non mente. Già, le neuroscienze possono dimostrare che la nostra mente sa molte più riposte di quanto crediamo. Questo meccanismo è illustrato da Lorenzo Dornetti, esperto in neuroscienze, che ha spiegato all’agenzia di stampa AdnKronos quali siano i  tre indicatori da osservare in particolare durante il colloquio di lavoro: posizione del corpo del selezionatore, i segnali che manda il nostro interlocutore e il ruolo del curriculum vitae. Un insieme di azioni che permettono al nostro cervello di darsi le risposte giuste.

Direzione del corpo

Quando un candidato ha fatto buona impressione, il corpo di chi seleziona si rivolge verso la persona. La punta del piede punta verso il viso. Se al contrario non si è colpito positivamente, il recruiter tende a mettersi di lato, con il piede che indica l’uscita della stanza. Le aree limbiche che governano le relazioni e i comportamenti istintivi sfuggono al controllo volontario della corteccia.>

Segnali di attrazione

Se una persona fa buona impressione, il cervello rilascia ossitocina, l’ormone delle relazioni. Questo determina una maggiore sensibilità nelle aree maggiormente innervate come mani e labbra. Quindi un selezionatore che si accarezza le mani o si tocca le labbra, denota un’indicazione positiva.

Il curriculum vitae

Quando si fa buona impressione, chi seleziona tende a mettere al centro della scrivania o in un posto visibile il curriculum. Lo fissa con attenzione, lo mette al centro del tavolo, lo tratta con riguardo, lo rilegge per un ultimo approfondimento. Questi segnali indicano che il recruiter è stato impressionato favorevolmente. Se tratta il cv distrattamente e lo archivia con superficialità, probabilmente non è così.

Il principio di transitorietà

Per il cervello le cose di una persona sono la persona stessa. Si chiama ‘principio di transitorietà’. Se non si è fatta buona impressione, è utile cercare di recuperare. Gli studi sulla memoria dimostrano che, durante un colloquio di lavoro, chi seleziona ricorda nitidamente l’ultima immagine e le ultime dieci parole. Il parere del selezionatore può cambiare sul finale con una frase tipo: “Spero di aver fatto buona impressione in questo colloquio, ci tenevo molto”.

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Visita fiscale: cosa succede ai malati assenti (anche) da casa

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Può capitare a tutti, nei momenti di assenza dal lavoro per malattia, di dover uscire da casa per casi di reale necessità. Ma è anche notorio che i lavoratori siano tenuti, obbligatoriamente, a rendersi reperibili durante gli orari delle visite fiscali.

Le nuove regole della visita fiscale INPS

Le nuove regole postume alla Riforma Madia che riguardano la visita fiscale INPS, uguali per tutti i lavoratori pubblici e privati, prevedono infatti che in caso di malattia ci si debba trovare – in orari prefissati –  presso l’indirizzo domiciliare ascritto sul certificato medico per la visita del medico inviato dall’Istituto per l’accertamento dello stato di malattia.

Visita fiscale: come funziona e quante volte può capitare

Secondo il Decreto, la visita deve essere unica in un giorno, ma è soggetta a ripetibilità discrezionale, ovvero può verificarsi più volte nello stesso periodo di assenza dal lavoro. In generale, il lavoratore deve quindi sempre tenersi pronto al controllo medico nelle fasce di reperibilità e aspettarsi, soprattutto nel caso di malattie prolungate, un controllo medico (inviato dall’azienda durante i primi 3 giorni) e uno successivo (inviato dall’INPS).

Le visite possono avere luogo sette giorni su sette, festivi compresi, nelle seguenti fasce orarie: 9 -13 e 15-18 per i dipendenti del pubblico impiego, 10 -12 e 17-19 per quelli del settore privato.

Irreperibilità durante la visita fiscale: quali sono le conseguenze

Premesso che ogni mancata visita fiscale non connessa allo stato di salute è considerabile ingiustificata e che per correttezza sarebbe sempre meglio preavvertire il datore di lavoro o l’Amministrazione di un’uscita urgente, è fondamentale sapere che in caso di assenza scattano delle sanzioni severe:

  • in caso di mancata reperibilità il lavoratore perde il diritto all’indennità di malattia per i primi 10 giorni di assenza;
  • dal 10° giorno, in poi viene dimezzata.
  • dalla data della terza assenza alla visita di controllo non giustificata, si perde il diritto all’intera indennità per tutto il periodo della malattia.

Esoneri dall’obbligo di reperibilità: quali e quando

Esistono però degli esoneri dall’obbligo di reperibilità, dimostrabili entro 15 giorni. Dalla più semplice motivazione di doversi recare in farmacia, qualora nessuno possa farlo in propria vece, ai più specifici, come nei seguenti casi:

  • patologie gravi che richiedono terapie salvavita: come cure di chemioterapia;
  • stati patologici che riguardano una invalidità riconosciuta (di almeno il 67%);
  • malattie in cui è a rischio la vita del lavoratore;
  • infortunio sul lavoro;
  • patologie per causa di servizio;
  • gravidanza a rischio.

Le conseguenze per chi non si fa trovare

Sanzioni economiche e provvedimenti disciplinari, dunque, per chiunque non adempia al regolamento, ma non solo. Da parte dell’Amministrazione e del datore di lavoro, le conseguenze per assenza durate l’orario delle visite fiscali possono prendere forme anche più decisive. Nella fattispecie, il lavoratore che non venga trovato al suo indirizzo dal medico fiscale, rischia legalmente di rientrare nei casi di licenziamento per giusta causa.

Consigliabile, a conti fatti, farsi trovare nella propria abitazione e non violare codici di rispetto e i principi di buona fede e correttezza nei confronti del datore di lavoro.

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Quanto vale la quattordicesima? 6,8 miliardi di euro

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Tra la seconda metà di giugno, e la prima di luglio, saranno quasi 7,5 milioni gli italiani che riceveranno la quattordicesima, una mensilità di stipendio in più in busta paga. L’importo medio che verrà versato sarà di 1.250 euro per i dipendenti, e di 480 euro per i pensionati, per un totale di circa 6,8 miliardi di euro.

Si tratta quindi un’iniezione di liquidità consistente per le tasche dei lavoratori italiani. Ma secondo uno studio elaborato dall’Ufficio Economico Confesercenti, sulla base dei dati Istat e di un survey Swg, meno della metà del valore complessivo della quattordicesima, il 47%, pari a 3,2 miliardi, andrà in consumi, quasi il 30% per saldare i conti. E qualcosa in più dello scorso anno verrà accantonato.

Nel salvadanaio 600 milioni in più dello scorso anno

Lo studio di Confesercenti rileva che la quota di quattordicesima destinata ai consumi sarà utilizzata soprattutto per le vacanze, su cui confluiranno circa 1,6 miliardi di euro, mentre 1,2 miliardi andranno via per regali e altre spese straordinarie, come il rinnovo degli elettrodomestici. Circa 500 milioni, invece, saranno usati negli ormai imminenti saldi estivi.

Cresce però anche la quota di risparmiatori, che quest’anno accantoneranno quasi 1,6 miliardi (il 23%), quasi 600 milioni in più dello scorso anno.

Per quanto riguarda il risparmio, 1,4 miliardi di euro diventeranno liquidità di riserva, mentre 200 milioni saranno immobilizzati in qualche forma di investimento

Tra debiti, bollette scadute e pagamenti in ritardo se ne andranno 2 miliardi di euro

Buona parte dello stipendio aggiuntivo, il 29%, o 2 miliardi di euro, verrà usata per le spese obbligate, di cui la voce più consistente è costituita dai conti in sospeso, come debiti, bollette scadute e pagamenti in ritardo (circa 800 milioni di euro).

Pesante, quest’anno, anche l’incidenza del fisco, che assorbirà circa 400 milioni di euro. Altri 400 milioni andranno ai mutui, mentre 300 milioni di euro circa saranno impiegati per spese legate alla salute, riferisce Adnkronos.

“Tra indebitati e formiche, purtroppo, anche quest’estate gli italiani saranno poco cicale”, commenta Confesercenti. Soprattutto per via dei debiti pregressi, in particolare con il fisco, quest’anno più rampante che mai, vista anche la coincidenza con la fase finale della rottamazione delle cartelle esattoriali, la cui ultima rata è prevista per il 31 luglio.

La crescita del risparmio non va sottovalutata: è segno di sfiducia

“È la dimostrazione che la definizione agevolata, per quanto utile, è stata troppo onerosa: sarebbe stato opportuno – segnala Confesercenti – prevedere un maggior numero di rate ed importi minimi più bassi.

Ma anche la crescita del risparmio non va sottovalutata, perché solitamente i lavoratori mettono i soldi sotto il materasso quando il clima di fiducia si deteriora.

“È dunque necessario dare un segnale forte per restituire certezze a cittadini e imprese -sollecita Confesercenti – che ancora risentono degli effetti dell’instabilità seguita allo stallo politico di quest’anno”.

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Google potenzia i suoi servizi grazie all’Intelligenza Artificiale

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L’Intelligenza Artificiale è al cuore di tutta l’innovazione tecnologica di Google. E ora il motore di ricerca (e non solo) più famoso del mondo potenzia tutti i suoi servizi proprio grazie all’Intelligenza Artificiale. A partire da Google News. Perché, come ha affermato il Ceo di Google Sundar Pichai durante il discorso di apertura della Google I/O, l’annuale conferenza degli sviluppatori, “Le notizie sono alla base della democrazia, ed è importante supportare l’informazione”.

Tra le novità di Google News la funzione Full Coverage

Tra le novità di Google News, riporta Ansa, c’è la funzione Full Coverage, che fornisce un quadro completo di come una notizia venga affrontata da fonti diverse: con un solo clic si possono vedere i titoli delle diverse testate, video, notizie locali, interviste, contenuti social e una cronologia delle notizie. Inoltre, il nuovo aggiornamento dell’app sfrutta l’AI anche per aggregare i contenuti ritenuti più interessanti per l’utente: la funzione Newscast seleziona infatti le notizie da fonti diverse.

Ora Google News sostituisce sia Google Play Newstand, per dispositivi mobili e desktop, sia l’app Google News & Weather su dispositivi mobili. E sarà disponibile per tutti i dispositivi Android, iOS e sul web in 127 Paesi a partire dalla prossima settimana.

Sei voci nuove per Google Assistant

Spazio anche a Google Assistant, che arriva in sei voci nuove, molto più naturali, tra cui quella del cantante John Legend, e offrirà la possibilità di conversazioni continue anche con richiesta di diverse funzioni multiple task. Dalla prossima estate poi l’assistente sarà su Maps e sono previste partnership con società di consegne come Just Eat. In arrivo anche il nuovo sistema Google Duplex, che consente di fissare appuntamenti tramite Assistant e sarà in grado di simulare una chiamata vocale.

L’AI al servizio di Google Maps e delle immagini

Anche il servizio Google Maps si rinnova in chiave AI. Con For You ci saranno suggerimenti personalizzati, ogni attività commerciale avrà un grado di affinità ai propri gusti e si potranno creare liste di luoghi da condividere. Google Foto invece permetterà di realizzare Pdf di documenti, e per editare le immagini l’AI, tramite il machine learning, suggerirà una serie di operazioni per modificare le foto. Per completare le azioni basterà fare un ‘tap’ sull’immagine.

Gmail sfrutta la composizione automatica

In questi giorni sul servizio di posta elettronica Gmail verrà poi introdotta una funzione di composizione automatica, sempre coadiuvata dall’AI. La nuova funzione permetterà di scrivere intere frasi digitando solo poche lettere, poiché il sistema proverà a indovinare le parole in base al contesto delle email. Come? Analizzando sia le email scambiate precedentemente nonché le frasi più usate dall’utente.

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Parte la 4a edizione di InBuyer, l’iniziativa per il b2b delle imprese lombarde

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Al via InBuyer, la 4a edizione dell’iniziativa che favorisce il processo di internazionalizzazione delle imprese lombarde e crea  nuove occasioni di business. Progettata da Unioncamere Lombardia e Sistema Camerale Lombardo, con il supporto di Promos, Azienda Speciale per le Attività Internazionale della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza, InBuyer parte da Lodi, e prevede 19 appuntamenti in tutte le province della Lombardia e l’organizzazione di circa 2000 incontri b2b.

Nelle prime tre edizioni InBuyer ha offerto 92 giornate di eventi, 462 buyer provenienti da oltre 40 paesi, 2148 imprese lombarde servite, 10.736 incontri b2b, per oltre 900 accordi conclusi. Grazie al progetto, le imprese possono incontrare gratuitamente circa 100 buyer selezionati provenienti da paesi di tutto il mondo

Un programma strutturato che accogliere buyer internazionali qualificati sul territorio regionale

Il progetto è destinato a piccole e medie imprese di produzione con sede legale o operativa in Lombardia dei settori Alimentare, Moda, Arredo, Cosmetica, Costruzioni, HVAC-R, Packaging e Labelling. “Il progetto si è ormai consolidato come un programma strutturato di accoglienza di qualificati buyer internazionali sul territorio regionale”, spiega Gian Domenico Auricchio, Presidente di Unioncamere Lombardia.

Adeguando di anno in anno i mercati target, InBuyer coinvolge nuovi operatori esteri per ampliare la promozione delle eccellenze regionali. “Questo intervento, intercettando le esigenze delle micro e piccole imprese produttive lombarde, permette in maniera efficace ed efficiente di agevolare i processi di internazionalizzazione”, aggiunge Auricchio.

Un punto di riferimento per le aziende che hanno l’obiettivo di ampliare il proprio business internazionale

“InBuyer è ormai un punto di riferimento per le aziende lombarde che hanno l’obiettivo di ampliare il proprio business internazionale – spiega Carlo Edoardo Valli, Presidente di Promos -. È un progetto attraverso cui le piccole e medie imprese del territorio possono valutare la propria propensione all’export o sviluppare ulteriormente il proprio processo di internazionalizzazione in modo semplice e comodo, attraverso incontri one-to-one mirati sul proprio territorio con buyer selezionati e realmente interessati ai loro prodotti”.

L’export lombardo supera i 120 miliardi di euro

Da un’elaborazione sugli ultimi dati Istat relativi ai settori del manifatturiero, condotta dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e da Promos, emerge che la Lombardia nel 2017 ha esportato 8 miliardi in più del 2016 (117,9 rispetto a 109,8).

In generale, l’export lombardo di tutti i beni supera i 120 miliardi di euro (circa +8%), e vale oltre un quarto (27%) del totale italiano, pari a 448 miliardi. E Milano, con 41 miliardi di euro (+8%), Monza Brianza con 10 (+11%) e Lodi con 3 (+12%) rappresentano insieme il 45% dell’export regionale.

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