Dal 2008 più occupati, ma più lavoro a tempo determinato

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Nel secondo trimestre del 2019 il numero di occupati supera il livello dei corrispondenti tre mesi del 2008, crescendo di 283mila unità. Secondo uno studio della fondazione Di Vittorio (Cgil) cambia tuttavia la composizione dell’occupazione: i dipendenti full time a tempo indeterminato nello stesso periodo calano di 544mila unità, così come calano gli indipendenti, che diminuiscono di 581mila unità nel tempo pieno e di 51mila nel part time. Tra i lavoratori dipendenti crescono invece sia i part time (+732mila a tempo indeterminato e +385mila a termine) sia i contratti a tempo determinato, che aumentano di 726mila unità in totale, e di cui circa il 50% è ricompreso nel part time.

Peggiora sensibilmente la qualità dell’occupazione

Se si prendono in esame le tipologie di lavoro, la qualità dell’occupazione, nonostante la variazione positiva dello stock di occupati, peggiora sensibilmente, anche per le caratteristiche di involontarietà che la contraddistinguono. Lo conferma il fatto che nel secondo trimestre 2019 le ore lavorate siano ancora inferiori al dato dei secondi tre mesi del 2008 (-5,1%). Il calo è maggiore tra gli indipendenti (-14,1% di ore lavorate), che risentono di una contrazione anche nel numero assoluto di occupati. Ciò nonostante la quota di occupati indipendenti in Italia è pari al 23%, contro meno del 15% nell’Eurozona.

Il part time involontario prosegue la sua crescita e arriva al 64,8%

Per il lavoro dipendente lo scarto residuo è del -0,8%, in presenza però di un numero decisamente maggiore di occupati rispetto al 2008 (oltre 900mila). Quindi, con un consistente minor numero di ore effettive pro capite, mentre dovrebbero essere più alte. Questo per effetto dell’aumento del part time e per vuoti di attività legati al tempo determinato. E se la percentuale del part time è leggermente inferiore alla media dell’Eurozona in Italia è nettamente più alta la percentuale di part time involontario. Che nel 2019 prosegue la sua crescita, arrivando nel secondo trimestre al 64,8%, pari a 2,9 milioni di occupati.

Cala il tasso di disoccupazione, ma resta più alto della media Eurozona

Questo utilizzo di part time e tempo determinato involontario è plausibilmente utilizzato da una parte di imprese al fine di rendere i costi competitivi, facendo crescere la quota di lavoro povero nell’occupazione. Al basso tasso di occupazione italiano, sottolinea la fondazione Di Vittorio, corrisponde un tasso di disoccupazione in calo, ma che resta più alto della media dell’Eurozona, riferisce Askanews. Di conseguenza, in Italia il tasso di inattività al secondo trimestre 2019 è del 34%, +7,6 punti percentuali rispetto all’Eurozona.

Si tratta di circa 13 milioni di persone, di cui circa il 70% dichiara esplicitamente di non essere interessato a lavorare, e tra cui si cela una quota di disoccupazione nascosta.

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Cuneo fiscale, quanto incide sui salari italiani ed europe

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Secondo il rapporto dell’Ocse Taxing Wages 2019 in Italia nel 2018 il cuneo fiscale era pari al 47,9%, la terza percentuale più alta tra i Paesi dell’Ocse. In pratica, considerando la busta paga di un lavoratore medio, pari a circa 30 mila euro lordi, su 100 euro lordi l’anno scorso il netto era di 52,1 euro. Quasi la metà.

Ma cos’è il cuneo fiscale? Il Tax wedge (in inglese) è definito dall’Ocse come il rapporto tra l’ammontare delle tasse pagate da un singolo lavoratore medio e il corrispondente costo totale del lavoro per il datore. Nella definizione oltre alle tasse in senso stretto sono compresi anche i contributi previdenziali.

Quindi se per un datore il costo del lavoratore è pari a 100, il cuneo fiscale rappresenta la porzione di quel costo che non va nelle tasche del dipendente, ma nelle casse dello Stato.

Il sistema pensionistico italiano

Nel caso dei contributi i soldi raccolti dallo Stato vengono poi restituiti al lavoratore sotto forma di pensione. Ma, come spiega l’Inps, nel nostro sistema “a ripartizione” sono i lavoratori attualmente in attività a pagare le pensioni che vengono erogate oggi. In pratica, riporta Agi, il pensionato non incassa quanto lui stesso ha versato nel corso della vita lavorativa: non ha un conto personale e separato presso l’Inps.

Sul podio del cuneo più “pesante” Belgio, Germania e Italia

Il rapporto dell’Ocse contiene anche una classifica dei suoi Stati membri in base al peso del cuneo fiscale. Considerando che la media Ocse è del 36,1% nel 2018 l’Italia è terza in classifica, con il 47,9% di cuneo fiscale. Davanti al nostro Paese si posizionano la Germania, con il 49,5%, e il Belgio, primo in classifica, con un cuneo fiscale e contributivo pari al 52,7%. Subito sotto al podio si trova la Francia, con il 47,6%, a pari merito con l’Austria, seguite da Ungheria, Repubblica Ceca, Slovenia, Svezia, Lettonia e Finlandia.

Il Regno Unito è il Paese europeo membro Ocse con il cuneo fiscale minore

Gli altri Stati comunitari grandi e medio-grandi si posizionano molto più in basso nella classifica: la Spagna è sedicesima con il 39,6%, la Polonia ventesima con il 35,8%, e il Regno Unito ventitreesimo. Con il 30,9% poi il Regno Unito è tra i Paesi Ue anche membri dell’Ocse quello con il cuneo fiscale minore.

In fondo alla classifica dell’Ocse non si trova nessuno Stato dell’Unione europea. La percentuale più bassa è infatti attribuita al Cile, con appena il 7% di cuneo fiscale, e davanti, ma staccati per più di 10 punti percentuali, Nuova Zelanda (18,4%) e Messico (19,7%).

Degli Stati europei, ma non Ue, quello con la percentuale più bassa è la Svizzera, con un cuneo fiscale del 22,2%.

Gli Stati Uniti, infine, hanno un cuneo pari al 29,6%.

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Vi.Ro. Impianti | Ricerca Perdite Acqua

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Uno degli aspetti fondamentali da considerare quando si verifica una perdita d’acqua nelle tubature (siano esse quelle di casa, ufficio o qualsiasi altro tipo di edificio) è quello relativo alla velocità di analisi e di intervento al fine di limitare gli eventuali danni che potrebbero verificarsi negli edifici o appartamenti sottostanti.

A questo scopo va detto che non per forza è necessario adottare un approccio distruttivo per risolvere, e dunque andare a sollevare il pavimento o bucare il muro in maniera importante al fine di riuscire ad individuare il punto esatto dal quale proviene la perdita. Oggi infatti, vi sono realtà del settore quali ad esempio Vi.Ro Impianti, azienda che da anni opera nel settore e che ha sede in provincia di Lecco, che adopera tecnologie di settore all’avanguardia grazie alle quali è possibile riuscire ad individuare in maniera molto precisa il punto nel quale avviene la perdita d’acqua, ed operare quindi in maniera molto più precisa e metodica.

Grazie alla termografia ad esempio,  Vi.Ro Impianti garantisce analisi di ricerca perdite acqua e interventi di assoluta precisione,  che sono il meno invasivi possibile e grazie ai quali è possibile tornare rapidamente a fruire normalmente dell’impianto. Ciò è un vantaggio per il cliente, perché si limitano in maniera assoluta i disagi per quanti vivono in quel determinato ambiente, ma soprattutto grazie alla rapida localizzazione del punto in cui avviene la perdita è possibile limitare al minimo le possibilità che possano verificarsi situazioni poco piacevoli, relative ad esempio ai danni capitati a chi vive nei piani inferiori o ad altri problemi causati dalle infiltrazioni d’acqua.

Rapidità di analisi e di intervento dunque, per una azienda che è oggi una importante realtà del settore e che consente di superare questo tipo di emergenza in maniera brillante riducendo al minimo i disagi e i costi. 

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Vivere da vincenti, il segreto dei Millennials che credono in se stessi

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Se solo 4 Millennials su 10 si sentono dei vincenti, 8 su 10 non smettono di credere in se stessi, celebrando piccole vittorie quotidiane. Per più di un millennial su 2 (54%), la carriera è l’obiettivo numero 1, ma solo il 25% si sente pienamente realizzato. In amore è invece soddisfatto il 39%, dove è soprattutto la donna a volere come obiettivo a lungo termine mettere su famiglia (68%).

Lo ha scoperto uno studio condotto su più di 800 italiani dai 20 ai 35 anni da Grey Goose, brand premium di vodka, insieme all’istituto di ricerca Trade Lab.

Apprezzare le piccole cose della vita celebrandole con positività

Secondo lo studio, l’universo femminile dei Millennials riconosce che dovrebbe essere più sicuro e determinato (58%), mentre il 50% degli uomini ritiene che per vincere bisogna essere più coraggiosi e ottimisti. Per quasi 3 su 10 poi l’esempio da seguire sono i genitori, ma non mancano i modelli di coloro che ce l’hanno fatta, tra tutti Bebe Vio (24%), Alex Zanardi (19%) e Nelson Mandela (13%). In generale i Millennials adottano una filosofia di vita che prende il nome di Live Victoriously, ovvero vivere da vincente, per cui la ricetta dell’affermazione personale è apprezzare le piccole e grandi cose della vita celebrandole con la giusta positività, riporta Ansa.

Coltivare un’attitudine che trasmetta energia positiva

“Essere vincenti è prima di tutto uno stato mentale – commenta Michele Cucchi, psichiatra e Direttore sanitario del Centro Medico Santagostino – e non significa necessariamente essere ricchi, belli e in forma. È importante innanzitutto convincersi che a decidere se si è vincenti o meno non sono gli altri, ma solo se stessi”.  Il segreto consiste nel focalizzarsi sui piccoli passi da seguire, “ogni giorno faremo qualcosa di piccolo ma speciale – aggiunge l’esperto -. Questa attitudine trasmette energia positiva e permette di vivere come opportunità errori e difficoltà”.

“Concedersi la giusta ricompensa in termini di celebrazione dei traguardi raggiunti”

Seguire questo approccio porta dei sicuri vantaggi anche a livello di benessere psicofisico, fa sentire più vivi, tonici, meno stanchi, e soprattutto dà leggerezza. Alimentando il sistema ortosimpatico, cioè quello che determina funzioni di attacco o di fuga, si è più concentrati e lucidi. “Ma a fare la differenza è soprattutto un approccio mentale che preveda concedersi la giusta ricompensa in termini di celebrazione dei traguardi raggiunti di volta in volta – sottolinea Cucchi -. Concedersi uno stacco aiuta a ricaricarsi e a vivere con il giusto equilibrio, tra senso di responsabilità e leggerezza, ogni passaggio importante o sfida quotidiana. Una ricompensa che aiuta lo spirito e permette di uscirne rafforzati per tagliare nuovi traguardi”.

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Idratarsi fa dimagrire. I consigli dell’esperta

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Idratarsi fa dimagrire. I consigli dell’esperta

Se l’obiettivo è perdere i chili accumulati durante l’inverno tutti sanno che è necessario assumere meno calorie. Che si aumenti l’attività fisica o si riducano le calorie affidandosi  a una dieta, l’importante è non lasciarsi andare a regimi alimentari squilibrati, che possono avere effetti negativi sul benessere. Ma soprattutto, ricordarsi di bere ogni giorno la giusta quantità di acqua. La dieta da sola infatti non basta, ed è destinata a fallire se non si beve abbastanza acqua. Una corretta idratazione è infatti una valida alleata per regolare il senso della fame, eliminare le tossine in eccesso e accelerare gli effetti di una dieta ipocalorica attraverso il meccanismo della termogenesi.

L’ipoidratazione è correlata all’aumento del peso corporeo

“Alcune diete sono molto complicate, altre escludono interi gruppi di alimenti, o apportano pochi carboidrati o pochi grassi, altre ancora sono personalizzate rispetto al gruppo sanguigno – spiega Elisabetta Bernardi, Biologa specialista in Scienza dell’Alimentazione e membro dell’Osservatorio Sanpellegrino -. Tuttavia, tutte queste diete, indipendentemente dalla loro complessità e dai rischi o benefici che apportano, sono destinate sicuramente a fallire se non si beve abbastanza acqua”.

“Si è osservato – continua la dottoressa Bernardi – che all’aumento dell’assunzione di acqua è associata la perdita di peso corporeo, perché bere più acqua aiuta a intensificare il senso di sazietà e a stimolare il consumo delle calorie per la produzione di energia. Allo stesso modo l’ipoidratazione, ovvero non bere a sufficienza, è correlata all’aumento del peso corporeo e alle sue conseguenze”.

Bere costantemente lungo l’intero arco della giornata

Una buona abitudine è quella di non aspettare lo stimolo della sete, che arriva “troppo tardi”, ovvero quando la perdita di acqua supera lo 0,5% del peso del corpo. Al contrario, si deve bere costantemente lungo l’intero arco della giornata. Attenzione anche a non confondere lo stimolo della sete con quello della fame: le due sensazioni sono collegate, e possono essere interpretate erroneamente. A volte quello di cui abbiamo bisogno è un bicchiere d’acqua.

Inoltre, bere durante i pasti non è dannoso, anzi, aiuta a saziare prima e ad abbuffarsi di meno. “Uno studio – continua la dottoressa – ha rilevato che le persone che bevono acqua immediatamente prima di un pasto hanno mostrato un calo di 2 Kg maggiore (44%) nella perdita di peso rispetto alle persone che non lo fanno”.

Almeno otto bicchieri d’acqua al giorno

Oltre a una corretta idratazione, riporta Askanews, un altro elemento spesso trascurato durante le diete è il consumo di fibre. Contenute in particolar modo in alimenti che hanno un’origine vegetale, come la frutta, la verdura, i cereali integrali e i legumi, aumentano il senso di sazietà, perché riempiono lo stomaco e stimolano i ricettori che segnalano al cervello quando è il momento di smettere di mangiare. “Quando si consumano alimenti ricchi di fibre, però, è necessario introdurre la giusta quantità di acqua – aggiunge Bernardi -, almeno otto bicchieri distribuiti durante tutto l’arco della giornata, per aiutare l’apparato digerente ad assimilarle”.

 

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Attrezzature per Area Giochi e Gonfiabili

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Go Leisure è una azienda che da oltre 20 anni si occupa della produzione di giochi e attrezzature per allestire spazi ludici, sia interni che esterni. La qualità dei materiali e la cura impiegata durante ogni fase di lavorazione, fanno si che i gonfiabili Go Leisure e tutti gli altri prodotti commercializzati da questa importante realtà rispondano perfettamente a tutti gli standard di sicurezza da adottare, considerando che i fruitori delle attrezzature saranno bambini. In particolare parliamo di giochi gonfiabili di qualsiasi tipologia e adatti a qualsiasi tipo di utilizzo: dai divertentissimi e coloratissimi saltarini ai classici scivoli d’acqua, dalle piramidi da “scalare” al calcio balilla umano, dalla nave dei pirati ai percorsi gonfiabili tutti da giocare. Questi sono soltanto alcuni esempi delle bellissime attrezzature prodotte da Go Leisure, che vi consentiranno di rendere il vostro parco giochi o area ludica uno spazio assolutamente diverso da ciò che si vede solitamente in giro, decisamente più attraente per i bambini e al tempo stesso molto più sicuro. Soluzioni innovative dunque, dal design accattivante e assolutamente sicure per i piccoli fruitori, questo mix è alla base del successo di questa importante azienda. Lo staff sarà inoltre lieto di aiutarti ad individuare la soluzione più adatta a soddisfare le tue esigenze, sulla base della superficie a disposizione. Ti sarà possibile inviare la piantina degli spazi che ospiteranno i prodotti per il gioco e Go Leisure si occuperà di mettere direttamente a punto il progetto perfetto per valorizzare l’area di cui disponi, fase alla quale seguirà un sopralluogo che precede l’inizio effettivo della realizzazione dell’attrezzatura da te prescelta. Anche le fasi di messa in opera saranno gestite direttamente da Go Leisure, che per mezzo dei suoi tecnici specializzati ti consegnerà il prodotto già posizionato e pronto all’utilizzo, per la gioia dei bimbi. Contatta Go Leisure per qualsiasi richiesta o informazione al numero +390392497489.

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Arriva il Censimento Istat delle imprese

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Il 20 maggio l’Istat ha dato avvio alla prima edizione del Censimento permanente delle imprese, la radiografia del mondo imprenditoriale italiano che da decennale diventa triennale. Il Censimento ha coinvolto circa 280.000 imprese con 3 o più addetti, ed è avvenuto tramite un questionario online riservato alle realtà selezionate nel campione. A differenza dei censimenti tradizionali alla base del nuovo Censimento permanente c’è infatti una rilevazione di tipo campionario, mentre la diffusione dei dati è di tipo censuario, integrando le informazioni ottenute con quelle contenute nei registri statistici e nelle indagini economiche correnti. Il ché consentirà di aggiornare annualmente i principali indicatori strutturali a livello nazionale e territoriale. Il Censimento si chiuderà il 16 settembre, mentre i dati preliminari saranno disponibili già entro la fine del 2019.

Quesiti su digitalizzazione, responsabilità verso ambiente, territorio e collettività

Il questionario online si articola in nove sezioni. Tra i nuovi quesiti alcuni sono utili a comprendere quante imprese commercializzano i prodotti sulle piattaforme digitali e quante fanno uso dei servizi cloud, mentre altri servono a rilevare l’accesso al credito, l’utilizzo di strumenti finanziari, e la responsabilità delle imprese verso ambiente, territorio e collettività. Saranno quindi raccolte informazioni sulle azioni intraprese per ridurre l’impatto ambientale delle proprie attività e migliorare il benessere lavorativo, le pari opportunità e la genitorialità, oppure a favore del tessuto produttivo del territorio in cui operano le imprese. Altri quesiti sono invece funzionali a comprendere le nuove traiettorie di sviluppo per le imprese in nuovi settori e con nuovi modelli organizzativi, riporta Adnkronos.

“Un’opportunità di conoscenza delle caratteristiche della transizione in atto”

“Il nostro sistema produttivo sta sperimentando complessi e profondi cambiamenti strutturali che riguardano sia aspetti tecnologici, organizzativi, di mercato e di impiego di capitale umano  sia sfide su responsabilità ambientale, sociale e per lo sviluppo locale”, commenta il Presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo. Il Censimento, oltre a offrire informazioni aggiornate per misurare i fenomeni di trasformazioni, rappresenta quindi anche “un’opportunità di conoscenza delle caratteristiche della transizione in atto e dei punti di forza e di debolezza del nostro sistema produttivo di grande impatto potenziale sulle politiche per la crescita”, aggiunge Blangiardo.

“Consolidare e capire la direzione di marcia che deve prendere il Paese”

Secondo il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, “questo studio ci permetterà di consolidare e capire ancora di più la direzione di marcia che deve prendere il Paese e quindi l’analisi di politica economica che dobbiamo organizzare. Le informazioni aggregate macroeconomiche diventano elementi essenziali per le scelte sia in chiave aziendalistica, dentro le nostre imprese, sia in chiave di politica economica, per valorizzare le aziende eccellenti ed accompagnare le aziende in fase di transizione per essere eccellenti in ogni funzione aziendale”.

 

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Nel 2018 le famiglie riprendono a risparmiare, ma frenano i consumi

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Nel 2018 le famiglie hanno risparmiato l’8,1% del loro reddito disponibile, una quota leggermente più alta dell’anno precedente, quando si attestava al 7,8%. Dopo quattro anni di calo, nel 2018 la propensione al risparmio delle famiglie sale, ma la spesa per consumi, se in termini correnti aumenta dell’1,6%, appare in decisa decelerazione rispetto al 2017, quando si attestava al +2,7%, e con una dinamica inferiore a quella del reddito disponibile (+1,9%).

Secondo dati Istat, a favorire la crescita di quest’ultimo sono state le retribuzioni, cresciute del +2,9% rispetto al 2017, e le prestazioni sociali ricevute, circa 7,9 miliardi in più dell’anno precedente.

Fra il 2009 e il 2012 la propensione al risparmio delle famiglie crollata al 7,1%

Nel periodo compreso fra le crisi del 2009 e del 2012 la propensione al risparmio delle famiglie era crollata dall’11,2% al 7,1%, accelerando una discesa già presente a partire dal 2005. E se dal 2005 al 2009 la sua riduzione era stata sospinta da un aumento della spesa per i consumi finali (+1,9% in media sul periodo) più intensa rispetto all’incremento del reddito disponibile (+1,5% in media), nel periodo 2009-2012 si è assistito nel complesso a una crescita moderata dei consumi (+1,4% in media sul periodo), a fronte di una sostanziale stabilità del reddito disponibile (-0,1% in media).

Nel 2013 e nel 2014 tendenza al rialzo

La lenta uscita dalla crisi è stata caratterizzata da un andamento incerto della propensione al risparmio, che secondo l’Istat ha mostrato una tendenza al rialzo nel 2013 e nel 2014, a fronte di una lieve dinamica positiva del reddito disponibile, per poi discendere fino al 2017, a seguito della risalita della spesa per i consumi.

I redditi da capitale netti sono sostanzialmente stabili

Nelle società non finanziarie il valore aggiunto cresce del 2,5% (+3,0% l’anno precedente) mentre continua a diminuire il tasso di profitto (41,7%). Sale al 21,2% il tasso di investimento (20,6% nel 2017). Il valore aggiunto cresce poco per le piccole imprese, definite “famiglie produttrici” (+0,2%) e scende per le imprese finanziarie (-4,2% da 2,6%). I redditi da capitale netti sono invece sostanzialmente stabili, confermando l’andamento poco vivace degli ultimi anni. In particolare, la quota di reddito generata dall’attività di produzione per il mercato svolta dalle famiglie (reddito misto), che gli imprenditori scelgono di destinare alle proprie necessità di consumo e di risparmio, aumenta solo dello 0,4%, in conseguenza del rallentamento della loro attività produttiva.

 

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Giovani e smartphone, quando il Giga detta legge

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I giovani sembrano non volersi mai accontentare, e sono pronti anche a tradire ripetutamente… l’operatore telefonico. Nel rapporto con il proprio smartphone, e in particolare, con i piani tariffari, i ragazzi sono sempre alla ricerca dell’offerta più conveniente e del numero di Giga più alto. E cambiano operatore di frequente, per poter sfruttare meglio Instagram e WhatsApp. A farlo emergere è una ricerca di Skuola.net, realizzata per TIM, su 15000 ragazzi tra gli 11 e i 25 anni, per capire quali sono le abitudini delle nuove generazioni con i propri dispositivi mobili.

Più traffico o più Rete?

Alla domanda “meglio chiamate illimitate o dati pressoché infiniti?” quasi 8 giovani su 10 (79%) puntano tutto sui secondi. Più di 1 su 2 affronta decisamente male la fine del monte dati, e se il 46% attende con ansia il rinnovo dell’offerta l’8% acquista immediatamente traffico supplementare. Oltre 7 su 10 barattano però volentieri un po’ di Giga con una Rete più veloce e affidabile. Quando, ad esempio, lo smartphone naviga a singhiozzo il 20% di loro ammette di andare su tutte le furie, mentre quando il telefono non aggancia proprio la rete dati, è il 17% ad andare nel panico.

Il 53% cambia operatore nell’arco di 24 mesi

Tanti giovani cedono quindi alle lusinghe dei gestori telefonici, che a suon di rilanci tentano di attrarre nuovi clienti. Fissando un intervallo temporale di 24 mesi il 53% degli intervistati dichiara di aver cambiato operatore. In dettaglio, il 33% una sola volta, il 12% due, l’8% tre o più, mentre solamente il 47% è rimasto fedele al vecchio gestore. Sono pochi (21%), invece, i pentiti che dopo un po’ ci ripensano e tornano all’operatore di partenza, riferisce Italpress. Il motivo principale è la quantità maggiore di Giga di navigazione, o minuti di conversazione (49%). Ma c’è anche chi si lascia convincere soprattutto dal prezzo inferiore dell’offerta (30%) o dalla copertura migliore della Rete (21%).

Come vengono consumati i Giga?

Quasi 2 ragazzi su 3 (63%) hanno a disposizione più di dieci Gigabyte, il 20% più di trenta, il 18% tra 20 e 30, il 15% tra 10 e 20, e il 10% sostiene di averli illimitati. Ciò non è sufficiente a evitare che il 7% li finisca nei primi giorni successivi al rinnovo dell’offerta. Ma come vengono consumati tutti questi Giga? Circa 1 su 4 indica i social network (24%), soprattutto Instagram (62%). Subito dietro i social ci sono le chat (20%), con WhatsApp scelta come app di riferimento dai tre quarti del campione (76%). Terzo gradino del podio, le app di musica (19%), che però sono un terreno impervio. A 1 ragazzo su 10 prosciugano quasi tutti i Giga, al 7% più della metà, e al 18% quasi la metà. Il 37%, forse per paura, le usa pochissimo, e il 28% evita di usarle.

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Studio di mediazione immobiliare Franco Guerrieri

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Acquistare un immobile di lusso, o comunque di un certo prestigio, è particolarmente complicato per quanti non sono del settore e non ne conoscono a pieno le dinamiche. Quello del lusso è infatti un mercato particolare per il quale diventa ancora più importante il riuscire ad avvalersi di una risorsa che possa curare i propri interessi e gestire tutte le pratiche necessarie in maniera ineccepibile. L’immobiliare Monza Franco Guerrieri è impegnata da anni nel settore e rappresenta una valida risorsa per quanti desiderano acquistare o vendere un immobile di prestigio a Monza o in Brianza, mettendo a disposizione dei clienti tutta l’esperienza maturata nel tempo e le capacità di uno staff appassionato e qualificato. I servizi che questa prestigiosa agenzia di mediazione immobiliare offre, riguardano già la stima e la valutazione approfondita di un determinato immobile, anche per quel che riguarda le sue potenzialità.

Il cliente viene inoltre seguito anche dal punto di vista legale e dunque durante la stesura del compromesso, nonché al momento del rogito, oltre ad un affiancamento mirato al fine di riuscire ad ottenere in maniera più semplice il finanziamento presso gli istituti bancari che sono convenzionati. L’agenzia offre inoltre ai propri clienti consulenza tecnica per tutto ciò che riguarda eventuali interventi di progettazione o ristrutturazione degli immobili,nonchè organizzazione di sopralluoghi. Lo studio di mediazione immobiliare Franco Guerrieri assiste dunque i propri clienti a 360 gradi, sia nel caso essi desiderino acquistare che vendere un immobile, offrendo loro sempre il massimo della trasparenza e garantendo il massimo della privacy. La grande esperienza maturata nel tempo, unita alla trasparenza nelle operazioni e alla discrezione nelle trattative, rendono lo Studio Franco Guerrieri una risorsa in grado di offrire sempre un servizio d’alto profilo, con particolare riferimento a soluzioni abitative che si distinguono per importanti caratteristiche architettoniche, storiche e paesaggistiche.

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