Come attirare clienti per un parrucchiere, un salone di bellezza o un barbiere

Un parrucchiere, un salone di bellezza o un barbiere sono attività molto facili da avviare, ecco perché nelle nostre città proliferano piccoli saloni da parrucchiere sia maschili che femminili.

L’investimento necessario è relativamente contenuto e le procedure sono semplici se le confrontiamo con altre tipologie di imprese. Tutto ciò rende facile allestire un salone con le giuste  forniture per parrucchieri, ma farlo decollare non è altrettanto facile.

Vedremo quindi di seguito come attrarre clienti per un parrucchiere, per un salone di bellezza o per un barbiere che voglia veramente soddisfare i clienti e avere successo.

Ma vedremo anche come aumentare le aspettative di successo, creando un business attraente e con adeguata personalità.

In ogni caso, tutto ciò che stiamo per esporre di seguito vale sia per un parrucchiere per uomo che per donna, dunque questi consigli sono buoni a prescindere dal fatto che tu ti rivolga prevalentemente ad una utenza maschile che femminile.

Come attirare clienti per un parrucchiere: definisci il tuo cliente tipo

Come sempre nel mondo del marketing, se vuoi attirare clienti la prima cosa che devi fare è definire il tuo cliente tipo.

Come saprai da altri post, i profili di potenziali clienti tipo (detti anche “buyer persona”) ti aiuteranno a conoscere le motivazioni che spingono il cliente ad andare dal tuo parrucchiere o a scegliere eventualmente un’altra struttura.

Anche se hai un’attività aperta a tutti, ciò non significa che proprio tutti andranno nel tuo salone per tagliarsi i capelli o per cambiare acconciatura.

I tuoi servizi, i tuoi prezzi, l’ubicazione dei locali, persino il tuo aspetto estetico determineranno quali persone varcheranno la porta e quali servizi esse richiederanno.

Cosa annotare nel profilo tipo

Devi creare  per questo un profilo per ciascuno dei clienti tipo della tua attività. In questo profilo è conveniente annotare le caratteristiche generiche di quel potenziale cliente: quanti anni ha, il suo sesso, quali sono i suoi modelli di vita (quali sono i suoi orari di lavoro, quanto spesso va dal parrucchiere o barbiere, quali servizi richiede di solito, etc.).

Non si tratta di conoscere o “catalogare” persone specifiche, si tratta di creare un profilo di un potenziale cliente, uno che chiaramente abbia molte affinità con i servizi che proponi ed è per questo che lo consideriamo un cliente ideale.

Esplora i loro bisogni

È fondamentale che tu rifletta su quali sono i motivi che spingono questo cliente ad andare nella tua attività e non in una delle tante che ci sono in giro, sia nello stesso quartiere che in giro per la città.

Ma devi anche analizzare a che ora è più comodo per loro raggiungerti, quali giorni sono i migliori, quanto sono disposti a pagare per i tuoi servizi… solo così puoi preparare un’offerta adeguata e compensare i momenti di scarso lavoro con promozioni mirate.

Se vuoi attirare clienti per il tuo salone da parrucchiere, devi prendere sul serio questo tipo di lavoro.

Individua i profili più redditizi

Definisci almeno quattro diversi profili di potenziali clienti. Una volta effettuata questa prima analisi,  la cosa successiva è vedere quali di essi (uno o più) sono i più redditizi, i più attraenti per il tuo salone da parrucchiere.

Questo può dipendere dalla tua specializzazione professionale o dalla tradizione dell’attività, se si tratta di un parrucchiere aperto da diversi anni. O semplicemente dal fatto che nel tuo quartiere ci sono troppi parrucchieri concentrati su un tipo di pubblico specifico e pensi sia meglio differenziarti.

Qualunque sia la ragione, dovresti classificare i tuoi clienti ideali e scegliere quello che pensi possa fornirti più lavoro per adattarti in base alle loro esigenze, in modo che i clienti possano individuare più facilmente la tua attività e sapere perfettamente cosa possono aspettarsi quando entrano in negozio.

Creare l’atmosfera nel tuo giardino

Esistono diverse cose che puoi fare per rendere il tuo giardino uno spazio ancora più bello da vivere, giorno dopo giorno. Molte di queste sono realizzabili in poco tempo e non richiedono particolari competenze da parte tua. Vediamone insieme qualcuna.

L’illuminazione

Potresti non averci mai pensato, ma avere una illuminazione adeguata in giardino ti consentirebbe di poter trascorrere più tempo in questo ambiente così bello anche di sera, soprattutto in estate. Esistono tantissimi modelli di luci (anche a led) che possono aiutarti ad illuminare a dovere il tuo giardino mantenendo bassi i consumi.

Un giardino infatti, non va goduto solo durante le ore in cui c’è la luce naturale del sole, ma anche nel momento in cui giunge la sera. Ecco perché è necessaria un’adeguata illuminazione, chiaramente evitando spese inutili. Nulla infatti è più bello di una cena in giardino in estate, dato che qui la temperatura è sicuramente più fresca rispetto il resto della casa.

Considera che non avrai bisogno di una unica fonte principale di luce ma anche di illuminazione accessoria per evitare che possano formarsi dei punti ciechi. Quello dell’illuminazione è uno dei più importanti aspetti nell’ambito della progettazione giardini, in quanto è bene portare i punti luce laddove servono per tempo.

Il sistema di irrigazione

Così come per la luce, anche il sistema di irrigazione va definito in anticipo: bisogna installare l’impianto (meglio se automatizzato) che sia commisurato alle esigenze del prato o delle specie che avrai deciso di piantumare. Esistono sistemi di irrigazione a goccia o a pioggia, e dunque perfettamente in grado di adattarsi ad ogni tipo di necessità, e soluzioni funzionali per ogni giardino o spazio verde.

Le personalizzazioni

Per rendere il tuo giardino una vera espressione della tua personalità e del modo in cui intendi vivere questo spazio, non possono mancare alcuni elementi che ti consentono di personalizzarlo. Dai complementi d’arredo ai giochi d’acqua, passando per le casette, la scelta è davvero ampia e basta dare spazio alla fantasia per individuare quelle soluzioni in grado di stupire gli amici.

Più controllo e sicurezza in azienda grazie ai badge

Oggi sono sempre più le aziende che decidono di adottare delle soluzioni adeguate per riuscire a controllare l’ingresso e l’uscita dei lavoratori dalla sede aziendale. Le ragioni sono da ricercare nella salvaguardia del patrimonio aziendale da eventuali intrusioni inopportune, volte a danneggiare o sottrarre dispositivi e apparecchiature che hanno un certo costo, ma anche nell’ottica di fornire maggiore sicurezza ai dipendenti stessi.

Una soluzione che garantisce controllo e sicurezza

Grazie ai rilevatori di presente infatti, e in particolar modo grazie ai moderni badge timbratura, non solo è possibile impedire l’accesso all’interno dei locali aziendali a tutti coloro i quali non sono autorizzati, ma è anche possibile sapere in ogni momento quanti lavoratori sono presenti all’interno della sede aziendale ed in quale area si trovano esattamente.

Ciò è particolarmente di rilievo in occasioni quali calamità o emergenze che necessitano una immediata evacuazione dalla struttura: pensiamo ad esempio ad un incendio in corso, momento in cui diventa fondamentale sapere quante persone esattamente si trovano ancora all’interno dell’edificio così da poter facilitare anche il lavoro dei soccorritori.

Parliamo dunque di una tecnologia che è in grado sia di preservare quello che è il patrimonio aziendale, ma anche di tutelare l’incolumità dei dipendenti e facilitare le operazioni di soccorso in caso di emergenza. I timbracartellini commercializzati da Cotini srl rappresentano l’avanguardia del settore, e consentono di innalzare notevolmente il livello di sicurezza di ogni tipo di edificio andando così a soddisfare anche diverse norme inerenti la sicurezza sul lavoro.

Ampia possibilità di personalizzazione

È possibile scegliere tra badge magnetici e di prossimità in base alle proprie esigenze, ed è sempre possibile personalizzare i badge mediante un numero progressivo stampato sul badge stesso, o direttamente apporvi il logo aziendale, la ragione sociale nonché la foto di ciascun dipendente. È possibile infine associare i badge a dei pratici portabadge che consentono di averlo sempre a portata di mano ed evitare di perderlo, poggiandolo distrattamente o al tempo stesso evitare di dimenticarlo a casa o in auto.

Attrezzature per Area Giochi e Gonfiabili

Go Leisure è una azienda che da oltre 20 anni si occupa della produzione di giochi e attrezzature per allestire spazi ludici, sia interni che esterni. La qualità dei materiali e la cura impiegata durante ogni fase di lavorazione, fanno si che i gonfiabili Go Leisure e tutti gli altri prodotti commercializzati da questa importante realtà rispondano perfettamente a tutti gli standard di sicurezza da adottare, considerando che i fruitori delle attrezzature saranno bambini. In particolare parliamo di giochi gonfiabili di qualsiasi tipologia e adatti a qualsiasi tipo di utilizzo: dai divertentissimi e coloratissimi saltarini ai classici scivoli d’acqua, dalle piramidi da “scalare” al calcio balilla umano, dalla nave dei pirati ai percorsi gonfiabili tutti da giocare. Questi sono soltanto alcuni esempi delle bellissime attrezzature prodotte da Go Leisure, che vi consentiranno di rendere il vostro parco giochi o area ludica uno spazio assolutamente diverso da ciò che si vede solitamente in giro, decisamente più attraente per i bambini e al tempo stesso molto più sicuro. Soluzioni innovative dunque, dal design accattivante e assolutamente sicure per i piccoli fruitori, questo mix è alla base del successo di questa importante azienda. Lo staff sarà inoltre lieto di aiutarti ad individuare la soluzione più adatta a soddisfare le tue esigenze, sulla base della superficie a disposizione. Ti sarà possibile inviare la piantina degli spazi che ospiteranno i prodotti per il gioco e Go Leisure si occuperà di mettere direttamente a punto il progetto perfetto per valorizzare l’area di cui disponi, fase alla quale seguirà un sopralluogo che precede l’inizio effettivo della realizzazione dell’attrezzatura da te prescelta. Anche le fasi di messa in opera saranno gestite direttamente da Go Leisure, che per mezzo dei suoi tecnici specializzati ti consegnerà il prodotto già posizionato e pronto all’utilizzo, per la gioia dei bimbi. Contatta Go Leisure per qualsiasi richiesta o informazione al numero +390392497489.

Acqua pura e personalizzata grazie ai dispenser ufficio IWM

Offrire a tutti la possibilità di potersi dissetare durante l’orario di lavoro, così come al termine di una seduta di palestra o magari all’interno di una sala d’attesa mentre si attende di essere ricevuti, è molto importante ed è una grande testimonianza di attenzione nei confronti dei dipendenti o della propria utenza. Ecco perchè sono sempre di più le aziende che decidono di provvedere ad offrire questo servizio e migliorare così le condizioni dei lavoratori o comunque rendere più piacevole la permanenza di clienti ed utenti all’interno della propria struttura. Se fino a qualche anno fa si ricorreva ai classici boccioni d’acqua, oggi si preferisce puntare sui dispenser d’acqua per l’ufficio, come i vari modelli proposti da IWM i quali trattano l’acqua di rubinetto rendendola ancora più pura migliorandone anche il sapore. Le ragioni che spingono le aziende ad adottare questa soluzione sono da ricercare sia nella qualità dell’acqua che nel costo di approvvigionamento, due argomenti sicuramente interessanti e che meritano grande attenzione per ovvi motivi.

L’acqua del rubinetto infatti, è già salutare di suo in quanto controllata dalle società locali che si occupano della gestione dell’acqua. Grazie ai dispenser ad osmosi inversa IWM, è possibile trattare l’acqua del rubinetto e renderla ancora più cristallina, con la certezza di bere un’acqua decisamente più salutare rispetto quella dei boccioni. Inoltre il costo al litro dell’acqua di rubinetto è decisamente più basso rispetto qualsiasi altra fonte di approvvigionamento, ma i vantaggi non sono finiti qua. Si perché i dispenser acqua IWM per l’ufficio consentono di avere acqua fredda e calda in base alle proprie necessità, ma anche la possibilità di avere dell’acqua gasata o del ghiaccio a piacimento. Non solo un’acqua sicura e bilanciata dunque, ma soprattutto un’acqua personalizzata in base al gusto e alle abitudini di ciascuno.

Pedrazzini Arreda | Cucine a Milano

La cucina è uno degli ambienti più importanti di casa: a tavola ci si confronta, si sperimentano piatti nuovi, si fanno accomodare gli ospiti e si studiano nuove ricette. È probabilmente la zona della casa in cui trascorriamo la maggior parte del nostro tempo ed è per questo che teniamo così tanto al suo design, alla perfezione delle forme, dei colori nell’insieme ma soprattutto alla sua funzionalità. Rinnovare la cucina è un must per chi si rende conto di averne una non in grado di comunicare qualcosa di noi a chi viene a farci visita, magari anche poco pratica e ormai poco fruibile. La soluzione più adatta per una cucina bella da vivere e assolutamente personalizzabile è Pedrazzini Arreda, azienda che da 60 anni si occupa della vendita cucine Milano  ed è esclusivista di zona dei marchi Veneta Cucine e Arredo 3. Questa importante realtà del territorio offre una vasta selezione di modelli tra i quali poter scegliere, sia moderni che classici, e da visionare personalmente nello showroom recentemente rinnovato.

Tutte le cucine Pedrazzini Arreda sono personalizzabili a piacimento, in base al proprio gusto o abitudini. Sia i piani di lavoro dunque, così come le ante e gli elettrodomestici possono essere scelti sulla base delle preferenze individuali, per una cucina che sarà veramente personalizzata e quindi in grado di raccontare agli ospiti qualcosa di noi. Gli interior designer saranno in grado di mostrarvi una fedele anteprima della vostra nuova cucina, così come sarà all’interno di casa vostra, grazie ai più moderni programmi di progettazione tridimensionale. Sarete seguiti infine durante l’arco dell’intero processo realizzativo della vostra nuova cucina: dalle fasi di progetto a quella di assistenza alle imprese che si occuperanno di eventuali ristrutturazioni dei locali, dal trasporto al montaggio che sarà operato da montatori e falegnami con grande esperienza nel settore. Non ti rimane che visitare il nostro showroom sito in Via Leone Tolstoi 81 a San Giuliano Milanese , Milano.

Moda: nel 2022 cresce l’export per Milano, Monza Brianza Lodi

Nei primi sei mesi del 2022 l’export della moda italiana raggiunge oltre 31 miliardi, con una crescita del 21,6% rispetto all’anno precedente. Nello stesso periodo, nell’area di Milano, Monza Brianza Lodi il settore moda ha generato esportazioni per un valore di 5,3 miliardi di euro (+31,3%), pesando per il 63% sul totale delle esportazioni lombarde del comparto. I principali partner commerciali per le esportazioni di abbigliamento, accessori in pelle e prodotti tessili di Milano Monza Brianza Lodi sono gli Stati Uniti, verso cui esportiamo prodotti per un valore di oltre 863 milioni di euro (+71,6%), la Cina, con oltre 565 milioni di euro (+28,4%) e la Corea del Sud, con 434 milioni di euro.

A Milano la moda vale il 3,2% di tutti i settori

Sono alcuni dati elaborati dall’Ufficio Studi della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati Istat aggiornati al 1° semestre 2022 e confrontati con il primo semestre 2021.
Il peso percentuale del settore moda di Milano sul totale complessivo delle imprese di tutti i settori è del 3,2%.  Secondo i numeri aggiornati al 30 giugno 2022, elaborati dall’Ufficio Studi della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati del Registro Imprese, in totale in Italia le imprese attive nel settore moda sono 185.983, di cui 110.327 imprese operano nell’ambito del commercio e 75.656 nell’ambito del manifatturiero.

A Milano, Monza Brianza e Lodi 12.048 imprese attive nel fashion

Tra Milano Monza Brianza e Lodi il settore moda conta 12.048 imprese attive. Per la sola Milano, si tratta di 10.015 imprese, mentre l’area di Monza e Brianza ne conta 1744, e Lodi 289.
Il 39,7%% del totale del comparto moda di Milano, Monza Brianza e Lodi è rappresentato da imprese manifatturiere, con circa 4.784 imprese attive in termini assoluti. A queste si aggiungono 7.264 attività del commercio al dettaglio e all’ingrosso. 

Aumenta il volume degli scambi commerciali: +71,6%

Nei primi sei mesi del 2022 l’export del settore moda dei territori di Milano Monza Brianza Lodi rappresenta circa il 63% delle esportazioni lombarde di questi prodotti e vale oltre 5,3 miliardi di euro. Di questi, 2,6 miliardi hanno origine dalle esportazioni di articoli di abbigliamento, compresi gli articoli in pelle e pelliccia, e oltre 2 miliardi dall’export di articoli in pelle (accessori, scarpe, eccetera) escluso l’abbigliamento. Stati Uniti, Cina, Corea del Sud, Francia e Svizzera sono i primi 5 Paesi di destinazione. Il volume degli scambi evidenzia un aumento rispetto al 2021 del +71,6% con gli Stati Uniti, +28,4% con la Cina, +56,2% con la Corea del Sud, +13,5% con la Francia, e +59,2% con la Svizzera.

L’Italia migliora in “benessere digitale”: sale di 8 posizioni nel Digital Quality of Life Index

Più otto posizioni rispetto l’anno scorso: ora l’Italia si colloca alla 19a posizione del Digital Quality of Life Index, la classifica periodica realizzata da Surfshark, società di protezione dei dati sul Web, che analizza lo stato globale della qualità di Internet e del benessere digitale. Elaborata utilizzando i dati open source delle Nazioni Unite, della Banca Mondiale, di Freedom House, dell’Unione Internazionale delle Comunicazioni e di altre fonti internazionali, questa singolare hit ha coinvolto ben 117 paesi, che insieme rappresentano il 92% della popolazione mondiale. I macro parametri per stilare la classifica sono cinque – poi suddivisi in  ulteriori 14 indicatori -:  qualità di Internet, e-government, e-infrastrutture, accessibilità a Internet e e-security. 

Obiettivo: scoprire la qualità della vita digitale

Scopo del rapporto è scoprire la “qualità della vita digitale per vedere come le diverse nazioni riescono a fornire le necessità digitali di base ai loro cittadini. Soprattutto, la nostra ricerca cerca di mostrare il quadro completo del divario digitale globale di cui soffrono milioni di persone” come spiega  Gabriele Racaityte-Krasauske, responsabile PR di Surfshark. In questo contesto, come si posiziona l’Italia? Il nostro paese può decisamente fare meglio per quanto concerne la qualità di Internet (valore per cui siamo al 42 posto), mentre sono ottimi i risultati in termini di accessibilità alla rete, che portano la penisola al 12° posto nel mondo in questa categoria. Altri dati significativi che riguardano l’Italia sono la 17a posizione in merito alla sicurezza per la navigazione, la 23a per la qualità dell’infrastruttura e il 26° posto in classifica in Governance digitale. Rispetto all’anno passato, il nostro paese ha fatto passi avanti sulla velocità della navigazione: più 18,4% sulle reti mobili (8,7 Mbps) e più 19,3% sulle reti fisse a banda larga (17,6 Mbps), posizionandosi così al 39° posto per la velocità della rete.

L’accessibilità è il fiore all’occhiello dell’Italia

In questa singolare classifica appare quale sia il vero plus dell’Italia digitale: l’accessibilità (ovvero la convenienza) di Internet, tanto che siamo al 12° posto della classifica mondiale. Nel nostro paese, infatti, basta l’equivalente economico di 20 secondi di lavoro mensili per acquistare 1 GB di Internet su reti mobili. Numeri lontanissimi dalla situazione che si riscontra in fondo alla classifica, con paesi come Uganda e Costa d’Avorio dove 1 GB di Internet vale 2 settimane di lavoro. Non sorprende perciò che la classifica generale sia dominata da paesi europei. Sette dei primi dieci paesi si trovano nel Vecchio Continente. La vetta del podio è occupata da Israele, seguito da Danimarca, Germania, Francia, Svezia.

La sostenibilità è un valore che si porta anche in vacanza

Non solo attenzione per l’ambiente, ma anche per tutto ciò che riguarda l’economia e la società: racchiude tutti questi valori la parola sostenibilità, sempre più condivisa – e per fortuna anche applicata – dagli italiani. Ma come si comportano in questo senso i nostri connazionali? A esplorare il rapporto fra italiani e sostenibilità ci ha pensato la Junker, forte di una community di oltre due milioni di utenti, sensibili ai temi dell’economia circolare, del riciclo e della sostenibilità e distribuiti in tutta Italia, che ha condotto un sondaggio specifico. Scoprendo in sostanza che alle buone intenzioni, poi purtroppo non seguono i fatti. E non solo per colpa degli utenti.

Un campione di oltre 10mila persone 

Vediamo innanzitutto il campione: 10.625 hanno completato il sondaggio, di cui il 59% donne. Le fasce d’età sono così distribuite: 4,3% fino ai 25 anni (per il tipo di domande il questionario era destinato a un target adulto, decisore e con capacità di spesa), 23% 26-45 anni, 53% da 46 a 65 anni e infine 19% over 65. Quest’ultimo dato è molto interessante perché, mentre dai giovanissimi ci si aspettano scelte più sostenibili anche in tema di viaggi, il target maturo era totalmente inesplorato. Ben l’86,5% sostiene che il suo impegno per la sostenibilità prosegue anche in vacanza. Ci sono però risultati sorprendenti in relazione a questa importante affermazione iniziale. Se andiamo ad approfondire, ad esempio, il tema dell’alloggio, che è l’aspetto su cui si concentra maggiormente il sondaggio della piattaforma, il 63% dei rispondenti, circa 6700, è pronto a tenere in considerazione la sostenibilità dell’alloggio nella scelta per le proprie vacanze. Di questi, il 38,8% sarebbe disposto addirittura a pagare un 5-10% in più per alloggi realmente sostenibili. Poi però il 40,9% del target non sa rispondere alla domanda se effettivamente la struttura ricettiva presso cui ha alloggiato fosse o meno ecosostenibile.

Sostenibilità nelle strutture ricettive

Ma cosa si aspettano da una struttura che si definisce ecosostenibile? In primis, bidoni per la differenziata (86,4%), poi l’utilizzo di fonti di energia rinnovabile (65,9%) e regolatori di flusso per i rubinetti (45%). Meno considerati i prodotti sfusi/km zero offerti durante i pasti (32,3%) e i dispenser per shampoo, sapone, etc. (29,5%). Per quanto riguarda la scelta dell’alloggio: gli annunci menzionano gli aspetti di sostenibilità? La sorpresa è che, secondo il campione, solo il 10,8% degli annunci contiene info sulla sostenibilità, mentre ben il 44% li menziona raramente o mai.
Ecco dove è il gap: la sostenibilità non è ancora un driver dell’offerta di alloggi. A differenza dei prodotti di largo consumo, per la vendita di soggiorni non è infatti percepita come un fattore di competitività. E quella piccola percentuale di annunci (10%) che menziona elementi di sostenibilità, ha mantenuto la selling proposition? Circa il 35% dei rispondenti afferma che l’annuncio rispecchia effettivamente le reali condizioni della struttura, mentre il 63% dice solo in parte. Quindi sembra proprio che, anche ove sia considerata dagli host come fattore competitivo, la sostenibilità sia per oltre metà delle volte niente altro che greenwashing.

Lombardia, prosegue la crescita della manifattura ma anche la preoccupazione per il futuro

Luci e ombre sul settore della manifattura lombarda. Se è vero, come è vero, che il secondo trimestre dell’anno si è chiuso con dati positivi, è una realtà anche il fatto che il comparto industriale sia preoccupato per il prossimo futuro. Così come resta alta l’attenzione sui prezzi, che a causa degli aumenti delle materia prime hanno visto un balzo verso l’alto. Sono alcuni dei dati diffusi da Unioncamere Lombardia.

Secondo trimestre a +1,6% sul precedente

La produzione industriale lombarda registra +1,6% rispetto al I° trimestre 2022, riducendo così l’intensità della crescita congiunturale ma restando in territorio positivo. La variazione tendenziale sullo stesso trimestre dell’anno scorso è pari a un solido +7,4%. Questo risultato positivo è diffuso a quasi tutti i settori con l’eccezione dei soli Mezzi di trasporto che registrano invece un calo tendenziale (-5,8%). Gli ordinativi – sempre in positivo – mostrano un rallentamento più sensibile in particolare del mercato interno (+0,6%), ma l’estero (+1,3%) ha intensità della crescita che si riduce di quasi due terzi.
Risultati positivi anche per le aziende artigiane manifatturiere che segnano una crescita della produzione del +2,3% congiunturale che diventa +8,7% su base tendenziale. Per queste imprese – rivolte maggiormente al mercato interno – gli ordini mantengono il ritmo di crescita dello scorso trimestre per il dato nazionale (+1,2%) mentre per i mercati esteri si fermano a un +0,5%. Crescono maggiormente nel trimestre i settori del comparto moda (Abbigliamento, Pelli-Calzature e Tessile) che scontano ancora gap significativi da recuperare rispetto al dato medio, in particolare Abbigliamento e Tessile, avendo iniziato la fase di recupero in ritardo rispetto agli altri comparti.

Aspettative più caute

Resta alta l’attenzione sui prezzi. Beni energetici, materie prime e componenti varie registrano nuovi record spingendo il dato verso l’alto: rispetto al II° trimestre 2021 i prezzi delle materie prime sono cresciuti mediamente del 58,4% per le imprese industriali e dell’80,2% per le artigiane. Si attenuano tuttavia le difficoltà di approvvigionamento e migliora anche la situazione delle scorte di magazzino e dei materiali per la produzione. 
Le aspettative delle aziende per il prossimo trimestre si fanno più caute, scendendo in area negativa per la domanda interna ed estera dell’industria. Tra gli artigiani il segno negativo interessa tutti gli indicatori ed è più intenso per domanda interna e fatturato. È significativo osservare come la maggior parte degli imprenditori indichino stabilità dei livelli per le principali grandezze, con punte sopra l’80% per l’occupazione.

Tecnologia di consumo: ancora in crescita ma il rallentamento è all’orizzonte

La prima parte del 2022 è leggermente positiva per il mercato della Tecnologia di consumo. Secondo i dati GfK, il fatturato è cresciuto del +0,7%, raggiungendo i 6,4 miliardi di euro. A trainare la crescita è il comparto dell’Audio/Video, che cresce del +30,9%. Dopo un 2021 record per il settore della Tecnologia di consumo, il mercato continua quindi a registrare un trend positivo, ma si intravedono i primi segnali di rallentamento. Secondo le rilevazioni GfK, le vendite sono cresciute e il valore complessivo del mercato ha raggiunto infatti 6,4 miliardi di euro nei primi cinque mesi dell’anno. Se si confronta il dato con il periodo pre-pandemico si può comunque constatare una crescita molto forte, pari al +18,7% rispetto allo stesso periodo del 2019.

L’Elettronica di Consumo guida la crescita

A guidare la crescita del mercato è la performance molto positiva del comparto Elettronica di Consumo, cresciuto del +30,9%, che include al proprio interno i Decoder (+248%) e soprattutto le TV (+31,6%). Queste ultime, favorite dalla domanda legata allo switch-off, arrivano a generare il 13,7% del valore complessivo del mercato italiano, e sono il prodotto che più sostiene la crescita del mercato. Se si dovessero escludere dall’analisi, il mercato mostrerebbe un trend negativo rispetto allo scorso anno del -2,9%.

Nel 2022 l’Information Technology/Office è il settore più “negativo”

Analizzando gli altri settori GfK registra trend leggermente negativi per il Grande Elettrodomestico (-0,5%) e il Piccolo Elettrodomestico (-0,8%), mentre la Telefonia mostra una leggera crescita (+0,7%) e si conferma il settore più importante per fatturato, con un peso sul totale pari al 34%.
L’Information Technology/Office invece è il settore più negativo (-14,5%), ma occorre ricordare che nel 2020 e nel 2021 aveva fatto registrare vendite record per le necessità legate a Smart Working e DAD.

In forte crescita l’Home Comfort: +25,6%

Al contrario, buona la prestazione del settore Photo (+3,4%), che negli ultimi anni aveva sofferto, mentre è in forte crescita l’Home Comfort (+25,6%), favorito dalle alte temperature registrate a maggio, che hanno contribuito alla vendita di Condizionatori (+34,6%) e fanno ben sperare per i successivi mesi estivi. In generale, le vendite online hanno evidenziato una performance migliore rispetto alle vendite nei negozi fisici (+5,2% rispetto a -0,8%) e continuano a crescere in termini di peso, raggiungendo il 25,7% del totale fatturato generato, contro il 24,6% del periodo gennaio-maggio 2021, e il 24,2% del totale registrato nell’anno 2021.

Come aprire un piccolo business in Italia? Ricerche a +400% 

Se tra inflazione, aumenti energetici e problemi nel reperimento di alcune materie prime gli imprenditori italiani sembrano essere scoraggiati dal contesto economico, c’è chi dall’estero guarda con interesse il nostro paese. Secondo i dati Istat, nel primo trimestre 2022 si evidenzia infatti un calo delle nuove attività registrate (-8,6%), ma secondo i dati di Semrush, piattaforma di Saas per la gestione della visibilità online, la query ‘starting a business in Italy as an american’ ha registrato un incremento di digitazioni del 400%. In forte aumento anche la più generica ricerca ‘starting a small business in Italy’ (+350%), e quella che interroga il web in modo più diretto (‘how to start a small business in Italy’, +100%), per capire i passi da compiere per avviare un’attività nel nostro Paese.

Gli e-commerce registrano la crescita maggiore

Le attività che suscitano maggiore interesse sono i bed and breakfast, in calo invece palestre e gelaterie, ma sono gli e-commerce a registrare la crescita maggiore. L’aumento della digitalizzazione nel nostro Paese ha portato inoltre i consumatori ad acquisire una maggior confidenza con gli acquisti online. Secondo i dati degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, in Italia si è registrata una crescita del 23% nel 2021, e si stima un ulteriore aumento del 14% nel corso di questo anno.

Più ricerche per aprire un B&B, meno per palestre e gelaterie  

Per quanto riguarda le tipologie di attività che suscita il maggior interesse negli imprenditori, le ricerche su come aprire un bed and breakfast sono le più numerose, con una media di 2.300 volte al mese. Ma a registrare la crescita maggiore sono gli e-commerce, con un incremento del 213%.
In calo, invece, le ricerche su come aprire palestre e gelaterie, entrambe a -33% circa. Per quanto riguarda le palestre, durante il primo lockdown del 2020 si è verificato un boom dei corsi di fitness online (in quel periodo Semrush aveva documentato incrementi di ricerche online anche del 1.000%). Una volta tornati ad aprire i centri sportivi, però, molte persone hanno scelto di mantenere quella modalità di allenamento, senza rinnovare gli abbonamenti in palestra.

Nonostante le difficoltà l’Italia è guardata con interesse dagli imprenditori esteri

Quanto alle gelaterie, riferisce Adnkronos, forse preoccupa la stagionalità del prodotto, che unita a un contesto economico critico e instabile, porta chi desideri investire in una nuova attività in questo momento a concentrarsi su altro.
“Nonostante le difficoltà del momento, l’Italia è guardata con interesse dagli imprenditori esteri, che stanno valutando le aperture di nuovi business nei nostri paesi, informandosi sugli step da compiere – spiega Chiara Clemente, Marketing Manager Italia di Semrush -. Questi dati ci dipingono uno scenario che sembra andare verso un maggior dinamismo e una ripresa economica”.

Italiani ai fornelli, ecco i piatti del cuore e la fonte delle ricette

Si sa, gli italiani sono amanti della buona tavola. Ma sono anche appassionati di fornelli e, appena possono, si dilettano a cucinare. Ma dove si recuperano le ricette più golose o curiose, da replicare sulla propria tavola? A questa domanda risponde l’Osservatorio Nestlé, che esplora il mondo delle ricette e svela le nuove abitudini di ricerca in un mondo che cambia velocemente ma non riesce ad eliminare l’emozione dei ricettari tramandati in famiglia. Le preparazioni più gettonate non sempre parlano di elaborazioni complesse ma al contrario di piatti apparentemente semplici.

I piatti più cercati su Internet

E’ facile pensare che per scovare la ricetta del piatto del cuore si ricorra solo e soltanto al web. Certo, basta un clic e si trova subito davvero tutto. Però, quando si tratta di cucina, non è sempre così. L’Osservatorio ha perciò sondato quali siano le fonti da cui trarre spunto o ricette da preparare a casa, evidenziando anche diversi aspetti curiosi, compresa la classifica delle ricette più cercate. Molte e fantasiose le nostre fonti capaci di semplificare la preparazione di un piatto complesso. Eppure, quelli più cliccati negli ultimi 12 mesi, secondo Google Trends, sarebbero stranamente i piatti più semplici, quelli che avremmo potuto imparare persino da soli. Il primo posto va a quelli di pasta (in ordine, alla boscaiola, con peperoni e pasta e fagioli), al secondo posto la torta di pere, al terzo posto i pancake, al quarto le crepes, al quinto posto la pizza. Al sesto posto una ricerca curiosa: quella dei biscotti ma non quelli appetitosi come comunemente intendiamo, bensì i biscotti Squid Game di solo zucchero e bicarbonato, dalla serie tv coreana direttamente al forno. 

Non solo Google

La nostra esperienza gastronomica si snoda solo attraverso Google? E come facevamo quindi prima? Lo studio dell’Osservatorio Nestlé conferma che il 95% degli italiani ricorre ad almeno una fonte online e il 67% utilizza almeno un social media per cercare ispirazione per le ricette. Internet con Google guida le nostre ricerche (56%), fra i social media Youtube spicca fra tutti (46%). Ma ad ognuno la sua (fonte): i 18-24enni (58% e… sì, scopriamo che anche loro cercano ricette!) e i 25-34enni (49%) si affidano soprattutto ad Instagram, la fascia 35-44 anni (58%) attinge soprattutto dai siti web o dai blog di appassionati di cucina; i 45-54enni (43%) preferiscono i tutorial su Youtube. Ed è tra gli over 55 (53%) che spicca una particolare predilezione per i ricettari di famiglia, una tradizione portata avanti nel tempo anche dopo il boom di tutte le fonti online. Ma la nostra vita prima dell’avvento dei social network non era però così priva di risorse: il 62% godeva ancora del buon odore della carta stampata prendendo spunto principalmente dai libri di cucina e il 52% anche dai ricettari di famiglia, quelli tramandati di generazione in generazione. Il 46% cercava direttamente la ricetta attraverso Internet, il 35% attraverso trasmissioni televisive dedicate e il 34% si affidava alle ricette lette sui giornali o acquistava direttamente le riviste dedicate alla cucina.

In Italia ancora indietro per Gender equality, serve un cambiamento culturale

L’Italia presenta ancora un divario di genere nel mondo del lavoro. Lo confermano i dati contenuti in un’indagine realizzata da EY insieme a Swg. Solo l’1,7% delle donne ricopre il ruolo di ad in società quotate, e solo lo 0,7% nelle banche. Anche in altri settori, complice la crisi economica legata alla pandemia, il gender gap è cresciuto ulteriormente.
“Con la pandemia abbiamo assistito all’emergere di nuovi fenomeni che hanno trasformato profondamente il mondo del lavoro – dichiarano Carlo Majer ed Edgardo Ratti, co-managing Partner di Littler Italia -. Basti pensare alla fase pandemica e post-pandemica, dove moltissime donne hanno scelto di lasciare il mercato del lavoro o comunque di ridurre le proprie ore”.

Un riconoscimento formale alle aziende virtuose

Negli ultimi decenni, però, la parità di genere ha mostrato una progressiva evoluzione, con alcuni esempi di donne in ruoli di comando a livello istituzionale. Qualche passo in avanti è stato compiuto, e la legge 162/2021 può rappresentare una svolta rivoluzionaria all’interno delle aziende, offrendo uno strumento concreto per incentivarle a valorizzare la leadership femminile e ridurre i gender gap.
“La certificazione di parità – spiega Alessandro De Palma, partner del dipartimento labour di Orsingher Ortu – prevede un riconoscimento formale alle aziende virtuose, che possano dimostrare politiche e misure concrete adottate, in particolare, per ridurre il divario di genere in relazione alle opportunità di crescita in azienda, alla parità salariale e alla tutela della maternità. Queste aziende potranno usufruire di sgravi contributivi, nel limite massimo di 50.000 euro annui, e punteggi premiali nell’ambito di appalti pubblici”.

Nuove generazioni di donne traghettano nel futuro l’impresa di famiglia

“Per la prima volta è stato introdotto uno strumento pragmatico che possa stimolare i datori di lavoro ad adottare politiche e azioni volte a ridurre la disparità di genere, e auspichiamo che tale novità legislativa, insieme ai fondi messi a disposizione, possa fornire una spinta positiva all’intero sistema-Paese”, aggiunge De Palma.
Se la finanza e la tecnologia sono alcuni settori in cui rimangono ancora oggi gli stereotipi di genere, negli ultimi anni, soprattutto all’interno delle multinazionali, è cresciuto l’impegno a favore di percorsi di carriera aperti. Ma non solo. Sono soprattutto le nuove generazioni di giovani donne che riescono a costruire un legame di valore tra tradizione e innovazione per traghettare nel futuro l’impresa di famiglia.

Un concetto tutt’altro che acquisito nella coppia

Tuttavia, per arrivare a una radicale trasformazione, anche strutturale, verso una reale parità di genere, è necessario avviare un cambiamento culturale, che parte da un equilibrio di potere all’interno della coppia.
“Nella mia esperienza di terapeuta – spiega Amanda Zanni, psicoterapeuta di coppia di Santagostino – osservo costantemente come la parità di genere sia un concetto tutt’altro che acquisito nella coppia, e quanto, nonostante le premesse raccontate, l’appartenenza di genere spesso ancora definisca implicitamente le aspettative e i ruoli assegnati al partner”.

Educational Technology: un mercato in crescita con qualche criticità

L’EdTech è l’insieme delle soluzioni a supporto del processo educativo abilitato da tecnologie hardware a software, volto a massimizzare la qualità dell’esperienza di apprendimento. In Italia le imprese investono circa il 47% del proprio budget allocato alla formazione in digital learning, ma ai vantaggi derivanti dalla flessibilità della fruizione, emergono ancora criticità rispetto all’onerosità degli investimenti necessari. Per l’86% delle scuole gli investimenti futuri in tecnologie digitali costituiscono un obiettivo strategico, percentuale che si abbassa al 77% nelle università italiane. Sono alcuni dati dell’Osservatorio EdTech della School of Management del Politecnico di Milano.

Per il 35% delle scuole l’investimento economico in EdTech è troppo oneroso

In Italia sono le tecnologie tradizionali a supportare ormai a tutti gli effetti il processo di apprendimento degli istituti scolastici. Prevale l’utilizzo del registro elettronico (99%), seguito da lavagne interattive e videoproiettori (93%) e dalle piattaforme per la gestione dell’aula a supporto della didattica digitale integrata (79%). Come benefici percepiti emerge soprattutto il miglioramento dell’efficienza dei processi amministrativi (87%), mentre la maggiore criticità rilevata risiede nelle competenze dei docenti (54%) e del personale amministrativo (42%). Quasi la metà delle scuole ritiene che sia i docenti sia il personale amministrativo non abbiano le competenze necessarie per utilizzare correttamente gli strumenti digitali. Il 35% delle scuole, inoltre, indica l’investimento economico in EdTech troppo oneroso.

Un obiettivo strategico per il 77% delle università

Sono ancora poche le scuole italiane che utilizzano tecnologie più avanzate come software per la creazione di contenuto all’interno di laboratori, learning app e gaming, realtà virtuale/aumentata o AI. Per quanto riguarda le prospettive di sviluppo dei prossimi due anni gli investimenti in tecnologie digitali riguardano soprattutto laboratori di coding e robotica (57%), lavagne/pannelli interattivi, videoproiettori e realtà virtuale/aumentata.
La trasformazione digitale dell’esperienza educativa è un obiettivo strategico per il 77% delle università italiane, che però investono solo il 5% del totale dei proventi in soluzioni di Educational Technology. Nei prossimi 3-5 anni, le università puntano a investire principalmente in learning app e gaming, AI e blockchain.

Investimenti delle imprese e offerta delle start-up

Il 59% delle start-up EdTech offre soluzioni tecnologiche a supporto della formazione, mentre la restante parte si divide tra l’erogazione di contenuti e le soluzioni di finanziamento per studenti e individui. La maggior parte delle start-up eroga la propria offerta attraverso piattaforme online, con cui vengono messi a disposizione diversi contenuti formativi (videopillole, attività interattive e videolezioni). Da parte delle imprese che ne usufruiscono, tra i maggiori benefici il più indicato è la flessibilità di fruizione (83%), oltre l’innovazione e la creazione di nuovi prodotti formativi, la facilità di estensione delle possibilità di apprendimento, il contenimento dei costi nell’erogazione della formazione e il miglioramento della qualità dell’offerta formativa. Dal punto di vista delle criticità, emerge soprattutto l’onerosità dell’investimento (42%). 

Head hunting, come le aziende possono trovare le risorse ideali

Cosa deve fare un’azienda per trovare il candidato ideale che possa ricoprire una posizione aperta? Quali sono gli aspetti da considerare affinché la ricerca sia il più mirata, produttiva e veloce possibile? A queste questioni, particolarmente delicate nella vita aziendale, risponde Carola Adami, fondatrice di Adami & Associati, società internazionale di head hunting specializzata nella selezione di personale qualificato e nello sviluppo di carriera. Innanzitutto,  le aziende che desiderano assumere le risorse ideali devono puntare al miglioramento delle candidature. Ad esempio uno studio effettuato alcuni anni fa da Lever, una società che realizza e gestisce un software per la ricerca e la selezione del personale, ha dimostrato che in media un’impresa con meno di 200 dipendenti deve analizzare 86 candidature prima di trovare il candidato adatto all’assunzione. Per arrivare a questo dato Lever ha preso in esame 1,5 milioni di candidature e 15mila assunzioni effettuate da 600 aziende diverse. Dall’esterno potrebbe stupire che, a fronte di un annuncio di lavoro realizzato in modo preciso, sia necessario prendere in considerazione un così alto numero di candidati. Ma va detto che il dato è ancora più alto nel caso di aziende più grandi (con oltre 200 dipendenti),  che in media devono passare in rassegna 100 persone prima di trovare il candidato giusto.

La selezione e i rifiuti

Bisogna poi sottolineare il fatto che solitamente viene contattato per un colloquio solamente il 17% dei candidati, ma anche che il 31% delle persone che ricevono un’offerta di lavoro finisce per rifiutarla (le percentuali sono particolarmente alte nel caso di ingegneri e manager). Insomma, il lavoro di ricerca e di selezione del personale è mediamente lungo e non privo di ostacoli. Le aziende, nel momento in cui desiderano inserire un nuovo talento, devono quindi prepararsi mentalmente e non solo a dover analizzare molte persone per un’unica offerta di lavoro, senza meravigliarsi troppo di dover interagire con tantissimi candidati prima di considerare chiusa la ricerca.

Come organizzare la ricerca

“È fondamentale prima di tutto organizzare al meglio la ricerca, a partire dalla realizzazione di un annuncio di lavoro particolarmente dettagliato, che vada quindi a richiamare l’attenzione delle sole persone che realmente possono ricoprire quel ruolo. Un dettaglio omesso in un annuncio può trasformarsi in una valanga di curricula non desiderati” spiega l’head hunter. Tra l’altro i processi di ricerca e selezione del personale efficaci partono molto prima dell’effettivo bisogno di una risorsa e quindi “Un’azienda che può vantare un buon  employer brand, e che quindi negli anni ha costruito e sviluppato una buona strategia per risaltare le proprie qualità come datore di lavoro avrà meno difficoltà nel trovare il talento perfetto da assumere” precisa l’esperta. C’è anche il caso, non così raro, in cui il collaboratore ideale è lì fuori alla ricerca di una nuova occupazione. “Molto spesso la persona che si cerca rientra nell’enorme gruppo dei candidati passivi, ovvero tra le persone che non stanno cercando attivamente un lavoro” averte la professionista. “Anche per questo motivo affidarsi a una società di head hunting permette di aumentare le probabilità di trovare la figura perfetta da inserire nel team”.